15 Ottobre 2011 | 17:24

Sean Penn racconta il suo colpo di fulmine artistico: sono «innamorato» di Paolo Sorrentino

Questa è una storia d’amore. E di un uomo che, per la forza della sua passione, non esita a infilare un ridicolo parruccone, bistrarsi gli occhi e coprirsi le labbra di rossetto. Quell’uomo è Sean Penn. Il colpo di fulmine è scoccato al Festival di Cannes nel 2008. «Lì ho visto “Il Divo” e mi sono innamorato perdutamente del cinema di Paolo Sorrentino» ci racconta la vittima nella sua confessione...

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Sean Penn racconta il suo colpo di fulmine artistico: sono «innamorato» di Paolo Sorrentino

Questa è una storia d’amore. E di un uomo che, per la forza della sua passione, non esita a infilare un ridicolo parruccone, bistrarsi gli occhi e coprirsi le labbra di rossetto. Quell’uomo è Sean Penn. Il colpo di fulmine è scoccato al Festival di Cannes nel 2008. «Lì ho visto “Il Divo” e mi sono innamorato perdutamente del cinema di Paolo Sorrentino» ci racconta la vittima nella sua confessione...

15 Ottobre 2011 | 17:24 di

Sean Penn

Questa è una storia d’amore. E di un uomo che, per la forza della sua passione, non esita a infilare un ridicolo parruccone, bistrarsi gli occhi e coprirsi le labbra di rossetto. Quell’uomo è Sean Penn.

Il colpo di fulmine è scoccato al Festival di Cannes nel 2008. «Lì ho visto “Il Divo” e mi sono innamorato perdutamente del cinema di Paolo Sorrentino» ci racconta la vittima nella sua confessione. «Era diverso da qualsiasi cosa avessi visto prima». Dopo la folgorazione, la proposta: «Sono andato da Paolo e gli ho detto solo: “Anytime, anywhere”. Qualsiasi storia, qualsiasi posto, e a qualsiasi ora, voglio fare un film con te».

Altro che l’amore (ormai finito) per Scarlett Johansson, di cui del resto il divo non parla perché «un segreto è un segreto», come mormora burbero. Parla invece, e a ruota libera, di Sorrentino, con adorazione e umiltà quasi imbarazzanti: «Io ero il pennello, ma è stato lui a creare il quadro sulla tela… Lui suonava il piano, e io ero quello che girava le pagine… Con lui non ci si annoia mai. E io odio annoiarmi sul set… Paolo è uno dei pochi maestri viventi».

Così è nato Cheyenne, un rocker un po’ filosofo e un po’ bambino che, stufo di concerti, gira il mondo alla ricerca del nazista che aveva perseguitato suo padre. Cosa farà quando l’avrà trovato? «Il film sfiora il tema della vendetta, ma non la esalta. Non avrei mai potuto accettare una storia che dica che uccidere è ok. È la mia morale». Un altro tema importante è il look: «Cheyenne, come tutti noi, vive nel mondo della pubblicità, dove l’apparire rischia di uccidere l’essere. Si è scelto un look e ha finito col diventarne prigioniero».

A questo proposito, non ha avuto paura di sconcertare i fan girando scene come quella, esilarante, in cui insegna a delle modelle a mettersi il rossetto? «No. Vorrei essere come Bob Dylan, che se ne frega delle mode. O come Cheyenne, che è rimasto un bambino tenero e onesto. È questo che ti frega, crescendo: la paura di apparire “silly”».

Visto che è anche regista viene da chiedergli: non le piacerebbe dirigersi? «Non riesco a fare entrambe le cose: per dirigere devo controllare, mentre per recitare devo innamorarmi». Beh, qui ci è riuscito, eccome.