04 Luglio 2013 | 14:29

The Lone Ranger, nelle sale Johnny Depp nel kolossal western del regista dei «Pirati dei Caraibi»

Dopo Jack Sparrow nei «Pirati dei Caraibi», Depp trova un nuovo make-up da indossare: quello di Tonto, il Comanche aiutante di Lone Ranger. Ma come già è successo in passato, Johnny ruba la scena all’eroe...

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The Lone Ranger, nelle sale Johnny Depp nel kolossal western del regista dei «Pirati dei Caraibi»

Dopo Jack Sparrow nei «Pirati dei Caraibi», Depp trova un nuovo make-up da indossare: quello di Tonto, il Comanche aiutante di Lone Ranger. Ma come già è successo in passato, Johnny ruba la scena all’eroe...

04 Luglio 2013 | 14:29 di

Non è un caso che Johnny Depp sia stato spesso soprannominato «l’uomo dai mille volti»: è un sex symbol di Hollywood da un quarto di secolo, ma per vedere la sua faccia al naturale è meglio aspettarlo sul red carpet. Sullo schermo, invece, Depp si trasforma, muta in continuazione. Molti dei suoi successi, incluso il lungo sodalizio con l’amico Tim Burton, l’hanno visto nascondersi dietro una «maschera».

Dopo Jack Sparrow nei quattro film dei «Pirati dei Caraibi» (3,7 miliardi di dollari incassati nel mondo) Depp trova un nuovo make-up da indossare: quello di Tonto, il Comanche aiutante di Lone Ranger, personaggio celeberrimo negli Usa fin dalla radio Anni 30. Ma come già è successo in passato, Johnny ruba la scena all’eroe.

«Anche da bambino mi sono sempre chiesto perché l’indiano dovesse essere la spalla» ha dichiarato Depp. «Volevo interpretarlo come un guerriero, come un uomo di grande integrità e dignità». Missione compiuta: il suo Tonto, con un corvo morto per cappello, è simpatico, talvolta persino buffo; ma è anche un personaggio eroico e nostalgico, con una tragica storia alle spalle e con addosso il peso del crudele destino dei nativi americani.

Di maschere, comunque, Depp non ne ha mai abbastanza: tant’è vero che il film è narrato in flashback dall’anziano Tonto, diventato l’attrazione di un luna park di San Francisco, sotto un trucco straordinario che lo rende quasi del tutto irriconoscibile.

Il vero «Lone Ranger», interpretato dall’emergente Arnie Hammer (interpretava entrambi i gemelli Winklevoss in «The social network») comunque non sfigura. E tra i due c’è un’eccezionale alchimia. «È un giovane attore che sta facendo carriera» racconta Depp. «Sembra già una classica star del cinema: ha la stoffa per farcela». E poi c’è un’ottima trafila di personaggi di secondo piano, dal cattivissimo Butch Cavendish di William Fitchner alla formidabile Helena Bonham Carter, che torna a lavorare con Depp (per la sesta volta) nei panni di Red, battagliera maîtresse con una gamba d’avorio.

Diretto da Gore Verbinski, già regista dei primi tre «Pirati dei Caraibi» e premio Oscar per lo straordinario western animato «Rango» (dove Depp dava la voce, guarda caso, a un camaleonte), il film è uno spettacolo degno dell’esorbitante budget (circa 250 milioni di dollari) ma non è un’infantile baracconata. Ci si diverte molto (l’inseguimento finale tra vagoni è eccitante come un giro sulle montagne russe) ma c’è anche il tempo per gettare un’ombra piuttosto cupa sui miti tutti americani della fondazione, della ferrovia e della frontiera.

Gli adulti porteranno a casa qualcosa su cui riflettere, oltre a un omaggio ai classici western; i più giovani scorderanno difficilmente un personaggio memorabile: malinconico, coraggioso, un po’ folle. L’ennesima maschera riuscita di un grande attore-camaleonte.