11 Settembre 2010 | 20:41

Venezia 2010, vince Somewhere di Sofia Coppola

And the winner is... «Somewhere» di Sofia Coppola. Attribuito da un Tarantino un po’ orgoglioso un po’ imbarazzato, in nero e occhiali da sole come nelle «Iene», il verdetto della 67a Mostra del Cinema di Venezia ha raccolto e raccoglierà molte discussioni. La selezione quest’anno non ha presentato nessuna pellicola eccelsa ma la vecchia relazione di Tarantino con la regista, ricordatagli fin dal primo giorno, è un pregiudizio che continuerà inevitabilmente a pesare sul Leone d’Oro...

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Venezia 2010, vince Somewhere di Sofia Coppola

And the winner is... «Somewhere» di Sofia Coppola. Attribuito da un Tarantino un po’ orgoglioso un po’ imbarazzato, in nero e occhiali da sole come nelle «Iene», il verdetto della 67a Mostra del Cinema di Venezia ha raccolto e raccoglierà molte discussioni. La selezione quest’anno non ha presentato nessuna pellicola eccelsa ma la vecchia relazione di Tarantino con la regista, ricordatagli fin dal primo giorno, è un pregiudizio che continuerà inevitabilmente a pesare sul Leone d’Oro...

11 Settembre 2010 | 20:41 di

Da sinistra, Stephen Dorff, Sofia Coppola e Elle Fanning

di ALBERTO ANILE

And the winner is… «Somewhere» di Sofia Coppola. Attribuito da un Tarantino un po’ orgoglioso un po’ imbarazzato, in nero e occhiali da sole come nelle «Iene», il verdetto della 67a Mostra del Cinema di Venezia ha raccolto e raccoglierà molte discussioni. La selezione quest’anno non ha presentato nessuna pellicola eccelsa ma la vecchia relazione di Tarantino con la regista, ricordatagli fin dal primo giorno, è un pregiudizio che continuerà inevitabilmente a pesare sul Leone d’Oro.

A una pellicola più tarantiniana, lo spagnolo «Balada triste de trompeta» di Alex de la Iglesia, è andato il Leone d’Argento come migliore regia e la Osella per la migliore sceneggiatura. «Essential Killing» di Jerzy Skolimowski ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria e la Coppa Volpi per il miglior attore, Vincent Gallo (che, giocando a fare lo scontroso, ha deciso di non mostrarsi e di mandare il regista a prendergli il trofeo).

Gli altri attori premiati sono stati Ariane Labed per il greco «Attenberg» (Coppa Volpi alla miglior attrice) e Mila Kunis per l’americano «Black Swan» (Premio Marcello Mastroianni al miglior emergente). Riconoscimenti al russo «Ovsyanki» (miglior fotografia), al turco «Cogunluk» (miglior opera prima), nonché un Leone Speciale alla carriera per l’anziano Monte Hellman (qui al Lido con il deludente «Road to Nowhere»).

Fra le decine di altri premi, quello della sezione Orizzonti è infine andato a «Venti sigarette», il notevole esordio di Aureliano Amadei sulla sua tragica esperienza a Nassiriya, con una menzione speciale al protagonista Vinicio Marchioni. E’ – va ricordato – l’unico ricoscimento al cinema italiano, che da questa edizione della Mostra esce piuttosto abbacchiato. A consolarci non basteranno i dissensi che si sono levati in sala stampa alla notizia dei premi: la qualità è stata oggettivamente al di sotto delle aspettative.

Prima di chiudere, un breve riassunto degli ultimi film passati qui al Lido. 

Approdati su un’isola deserta un gruppo di naufraghi si aggira tra alberi e sterpi, ignaro del fatto che altri sopravvissuti, su un’altra zona, siano rimasti miracolosamente illesi come loro. Sembra «Lost» ma è «The Tempest», la commedia di Shakespeare rinnovata da Julie Taymor, la geniale regista di «Titus» e «Across The Universe». Gli alati versi del bardo acquistano nuova vita in un allestimento moderno, irrorato di effetti speciali e musiche rock, ma il succo rimane lo stesso: una stregoneria porta al naufragio il re di Napoli, per vendicare i torti subiti dall’avente diritto al ducato di Milano e far fiorire l’amore di Amanda e Ferdinando, destinati a regnare su entrambe le città. La modifica più rilevante rispetto al testo di Shakespeare è il protagonista, che da Prospero diventa Prospera; la interpreta, con occhio dolente e fiero cipiglio, Helen Mirren, ultima diva di questa Mostra a corto di glamour.

Scelto come film di chiusura, «The Tempest» rialza in extremis il livello generale. Non ha ricevuto troppi consensi, ma rimane comunque un film godibile e interessante, «Drei», in tedesco 3, numero perfetto, secondo il regista Tom Tykwer, anche nelle relazioni sentimentali (e sessuali).

Il trend più interessante di questa 67a Mostra sta forse nel recupero della memoria attraverso la proposta di molti interessanti documentari, dal divertente «La prima volta a Venezia», quasi un centinaio di esordi alla Mostra raccolti e ordinati da Antonello Sarno, a «Dante Ferretti: production designer» di Gianfranco Giagni sullo scenografo prediletto da Fellini e Scorsese, fino a «Dai nostri inviati – La Rai racconta la Mostra del Cinema 1954-1967», con i servizi televisivi di Lello Bersani, Piero Angelo e Carlo Mazzarella all’epoca in cui al Lido circolavano Visconti, Rossellini e Truffaut. Magistrale «L’ultimo gattopardo», ritratto a più voci (ancora incompiuto) dedicato da Tornatore al produttore Goffredo Lombardo, con minuti e minuti di applausi e lacrime di commozione versate anche dal figlio Guido, oggi a capo della Titanus. I documentari hanno riscosso quest’anno al Lido file di devoti, non sempre destinati a entrare per il numero limitato di posti in talune sale, com’è successo per «Flaiano: il meglio è passato», dedicato al grande sceneggiatore e scrittore. In coda c’era anche l’attrice Isabella Ragonese, scelta quest’anno dalla Mostra come madrina della manifestazione, per mezz’ora pazientemente in fila come tanti altri, e come tanti altri infine mandata via perché la sala era piena. La giovane star che non vuole privilegi, non si fa riconoscere, non alza la voce o non fa la telefonata al potentino di turno è per noi le sequenza più memorabile vista alla Mostra di Venezia quest’anno.

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