09 Settembre 2011 | 10:41

Venezia 2011, la figlia di Michael Mann indaga su un serial killer

Quale film vincerà la 68a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica? I pronostici quest’anno sono un po’ più complicati del solito perché le notizie stentano a uscire. Sembra che il presidente della giuria, il regista di «The Wrestler» e «Il cigno nero» Darren Aronofsky, sia riuscito a erigere solidi muri di segretezza intorno ai conciliaboli con David Byrne, Alba Rohrwacher, Mario Martone e gli altri giurati. Si va dunque per congetture. Tra gli ultimi film in concorso spicca «Texas Killing Fields», diretto dalla figlia di Michael Mann...

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Venezia 2011, la figlia di Michael Mann indaga su un serial killer

Quale film vincerà la 68a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica? I pronostici quest’anno sono un po’ più complicati del solito perché le notizie stentano a uscire. Sembra che il presidente della giuria, il regista di «The Wrestler» e «Il cigno nero» Darren Aronofsky, sia riuscito a erigere solidi muri di segretezza intorno ai conciliaboli con David Byrne, Alba Rohrwacher, Mario Martone e gli altri giurati. Si va dunque per congetture. Tra gli ultimi film in concorso spicca «Texas Killing Fields», diretto dalla figlia di Michael Mann...

09 Settembre 2011 | 10:41 di

La regista Ami Canaan Mann e suo padre Michael (foto Olycom)
La regista Ami Canaan Mann e suo padre Michael (foto Olycom)

Quale film vincerà la 68a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica? I pronostici quest’anno sono un po’ più complicati del solito perché le notizie stentano a uscire. Sembra che il presidente della giuria, il regista di «The Wrestler» e «Il cigno nero» Darren Aronofsky, sia riuscito a erigere solidi muri di segretezza intorno ai conciliaboli con David Byrne, Alba Rohrwacher, Mario Martone e gli altri giurati. Si va dunque per congetture.

«Carnage» potrebbe aspirare al Leone d’Oro, anche per la prestigiosa firma di un regista come Polanski; la sua assenza forzata dal Lido potrebbe essere un motivo in più per tributargli il massimo onore. Candidati più «da festival» sarebbero il russo-tedesco «Faust» di Sokurov e il cinese «Tao jie» di Ann Hui (si sussurra che la vittoria di un film cinese sarebbe il giusto suggello per l’uscita di scena di Marco Müller, il direttore della Mostra ormai a fine mandato).

Il nostro personale Leone d’Oro va a «Tinker, Taylor, Soldier, Spy» («La talpa»), il film di spionaggio di Tomas Alfredson con Gary Oldman e Colin Firth, ma come abbiamo già scritto non è la tipica pellicola da massimo premio festivaliero; potrebbe però ottenere un riconoscimento per la bellissima fotografia. Più probabile il premio come miglior attore a Michael Fassbender, Jung dubbioso in «A dangerous method» e disperato sessuomane in «Shame».

I pronostici non sono stati sconvolti dagli ultimi film in concorso, due thriller prodotti agli antipodi (Hong Kong e Usa). «Life without principle» di Johnny To intreccia diverse storie di danaro e omicidi, messe in moto dal default economico della Grecia e dal conseguente aggravarsi della crisi mondiale. Un ispettore di polizia, un’impiegata di banca e un malvivente affiliato a un clan danzano un frenetico girotondo di rapine, prestiti a usura e delitti con sorpresa. Il regista Johnny To, qui al Lido, ha schiere di fan; il suo stile febbricitante e sarcastico alla Tarantino gli ha valso applausi grati. Intanto ci si sorprende a pensare come sarebbe bello se anche in Italia si girasse un film così, che sa divertire e avvincere partendo da un dato di cronaca (la recessione) che coinvolge tutti.

Il tono si fa più cupo in «Texas Killing Fields», dove Sam Worthington (il protagonista di «Avatar») e i suoi colleghi poliziotti Jeffrey Dean Morgan e Jessica Chastain indagano su un serial killer che uccide e mutila giovani donne nelle paludi a sud di Houston. La regia è di Ami Canaan Mann ma l’impronta è quella del papà Michael Mann, ufficialmente solo produttore: notturni piovosi, intreccio poliziesco con atmosfere malate, colonna sonora rock blues. Nulla di nuovo, nulla di speciale, ma fatto bene.

Il cinema italiano, infine, ha chiuso in bellezza con un fuori concorso presentato all’interno della Settimana della Critica, la sezione organizzata dal Sindacato Critici: «Missione di pace» di Francesco Lagi mette a confronto un militare di carriera (Silvio Orlando) e un figlio pacifista (Francesco Brandi) sulle tracce di un criminale di guerra nella ex Jugoslavia. Il tono è leggerissimo, e – come accade sempre più spesso nel cinema tricolore – utilizza un argomento potenzialmente conflittuale scegliendo programmaticamente di non sposare nessuno dei due fronti. In altri film sarebbe solo una furbata per non scontentare nessun tipo di pubblico, qui si va oltre: Lagi spinge il pedale comico fino al grottesco (c’è perfino un Che Guevara a spasso per l’Ikea), e mescola senza falsi pudori «L’armata Brancaleone» di Monicelli con «M.A.S.H.» di Altman.

La cronaca della giornata si chiude con il Leone d’Oro alla carriera che Marco Bellocchio ha ricevuto dalle mani di Bernardo Bertolucci, mentre Virna Lisi è stata festeggiata col premio Bianchi dal Sindacato Giornalisti Cinematografici. Alla premiazione della Lisi, Enrico Magrelli, braccio destro di Muller, si è lasciato sfuggire che Müller potrebbe anche rimanere alla guida del festival per un altro anno.

Domani sera i premi ufficiali. Il primo, comunque, è già stato assegnato: la sezione Controcampo Italiano è stata vinta da «Scialla!», il bel film di Francesco Bruni con Fabrizio Bentivoglio, che abbiamo già segnalato su questo sito qualche giorno fa.