06 Settembre 2011 | 17:58

Venezia 2011, che bello fare la spia alla Mostra del Cinema

Il film più bello di Venezia? Fino a ieri, 5 settembre, «Tinker, Taylor, Soldier, Spy», che uscirà col più comodo titolo «La talpa» il prossimo 20 gennaio. E’ la riduzione dell’omonimo libro di John Le Carrè, probabilmente il migliore fra i romanzi dell’ex agente segreto britannico divenuto scrittore di successo. George Smiley (Gary Oldman) viene richiamato dalla pensione per scoprire chi è la talpa infiltrata dai sovietici dentro i servizi segreti inglesi...

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Venezia 2011, che bello fare la spia alla Mostra del Cinema

Il film più bello di Venezia? Fino a ieri, 5 settembre, «Tinker, Taylor, Soldier, Spy», che uscirà col più comodo titolo «La talpa» il prossimo 20 gennaio. E’ la riduzione dell’omonimo libro di John Le Carrè, probabilmente il migliore fra i romanzi dell’ex agente segreto britannico divenuto scrittore di successo. George Smiley (Gary Oldman) viene richiamato dalla pensione per scoprire chi è la talpa infiltrata dai sovietici dentro i servizi segreti inglesi...

06 Settembre 2011 | 17:58 di

Gary Oldman (foto Olycom)

Il film più bello di Venezia? Fino a ieri, 5 settembre, «Tinker, Taylor, Soldier, Spy», che uscirà col più comodo titolo «La talpa» il prossimo 20 gennaio. E’ la riduzione dell’omonimo libro di John Le Carrè, probabilmente il migliore fra i romanzi dell’ex agente segreto britannico divenuto scrittore di successo. George Smiley (Gary Oldman) viene richiamato dalla pensione per scoprire chi è la talpa infiltrata dai sovietici dentro i servizi segreti inglesi. Siamo nel 1973 è la paura per una terza guerra mondiale è ancora forte. Si scopre che tutti spiano tutti, e che se qualcuno fa il doppio gioco potrebbe farlo anche triplo.

Il film batte bandiera inglese, in tutto e per tutto: atmosfere ovattate, grande perizia formale, apparente distacco emotivo anche quando ci sono di mezzo tradimenti e torture. Il regista però è svedese, Tomas Alfredson. Già al timone del vampiresco «Lasciami entrare», si conferma autore a pieno titolo: ritmo placido e linguaggio ellittico (siamo all’apposto dei film americani dove ogni cinque minuti esplode qualcosa e i dialoghi ti
spiegano anche l’ovvio), e una maniacale ricostruzione d’epoca (la carta da parati, le lattine di birra, le automobili). Racconto d’intrighi internazionali, «La talpa» è anche un vero e proprio film «storico», su una Guerra Fredda che si combatteva appena l’altroieri, rievocata senza nostalgie ma con una malinconia tutta europea.

Cast grandissimo: Gary Oldman (già Dracula, Lee Oswald e Sid Vicious) affronta il ruolo più «quieto» della sua carriera misurandosi coraggiosamente con un personaggio che in Inghilterra conoscono bene (lo stesso ruolo era stato interpretato da sir Alec Guiness in una miniserie Tv che all’ora della messa in onda svuotava le strade). I comprimari si chiamano Colin Firth, John Hurt, Mark Strong e Tom Hardy, cioè il meglio del parco attori britannico. Le Carrè si è detto felice del risultato, e a suggello dell’operazione ha fatto pure la comparsa nella scena di una festa natalizia. Apparente film «di confezione», «La talpa» non appartiene a una categoria ben definita. Non è banalmente commerciale, né cinema da festival duro e puro, e perciò potrebbe faticare a vedersi riconosciuti i suoi meriti con un premio importante.

In serata, la giornata del 5 è stata imperniata sull’evento musicale del festival, il documentario di Paris & Righetti su Vasco Rossi, «Questa storia qua». Un’altra bella sorpresa di questa 68a edizione del festival, perché i 75 minuti di filmato non sono piattamente celebrativi, non indulgono sull’epica del concerto e trascurano gli ultimi quindici anni della rockstar, per concentrarsi sulla giovinezza e gli esordi del Blasco.

C’è il ragazzo di provincia che studia la chitarra e fa il dj, attinge canzoni dalla vita vera, lotta per affermarsi contro l’indifferenza delle case discografiche, e la star che s’imbatte nella cocaina, che gli uccide il grande amico (il chitarrista Massimo Riva) e lo manda in galera. Ma il film è anche altro. Grazie al recupero di materiali disparati, soprattutto gli antichi super 8 conservati da amici e parenti, «Questa storia qua» diventa subito un affresco collettivo, molto democratico, della comunità di Zocca, la cittadina modenese a cui il cantante è sempre rimasto legato.

Il paese riunito la domenica a ballare, i bambini che girano la provincia per i provini dello Zecchino d’oro, i giovani che s’inventano le radio libere (e per questo vennero processati) sono lo spaccato di un’Italia che tutti ricordano ma che oggi non c’è più, e può solo sopravvivere in piccole autobiografie come queste. Vasco, per i noti problemi di salute, ha dovuto tenersi lontano da Venezia ma è stato adeguatamente festeggiato da mezza Zocca, sfilata sul tappeto rosso e poi generosa di applausi all’apparire sullo schermo dei compaesani più popolari. Documentario per vaschisti (o vaschiani, come si dice?) ma non solo. Al cinema già da domani, 7 settembre.