02 Settembre 2011 | 19:21

Venezia 2011: il film di Polanski è da premio, ma è Madonna la grande protagonista della seconda giornata della Mostra

ll film più bello della seconda giornata di festival è «Carnage», dall’opera teatrale di Yasmine Reza, diretto da Roman Polanski. Intanto Madonna, regista del film fuori concorso «W./E.», si è palesata alla Mostra, accolta sul tappeto rosso da grandi clamori, molto disponibile e aperta con la stampa...

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Venezia 2011: il film di Polanski è da premio, ma è Madonna la grande protagonista della seconda giornata della Mostra

ll film più bello della seconda giornata di festival è «Carnage», dall’opera teatrale di Yasmine Reza, diretto da Roman Polanski. Intanto Madonna, regista del film fuori concorso «W./E.», si è palesata alla Mostra, accolta sul tappeto rosso da grandi clamori, molto disponibile e aperta con la stampa...

02 Settembre 2011 | 19:21 di

Madonna a Venezia (foto ANSA)

ll film più bello della seconda giornata di festival è «Carnage», dall’opera teatrale di Yasmine Reza, un litigio ripreso in tempo reale (quasi un’ora e venti) dentro un appartamento di New York. Sul ring ci sono due coppie borghesi, Jodie Foster e John C. Reilly (una scrittrice di saggi sull’Africa e un venditore di pentole) contro Kate Winslet e Christoph Waltz (una mediatrice di borsa e l’avvocato di una casa farmaceutica); il figlio dei primi ha avuto due denti rotti dal figlio dei secondi, ma il tentativo civile di ricomporre una ragazzata evolve in una rissa sempre più primordiale («carnage» significa «carneficina») in cui vengono a galla nevrosi, incomprensioni e disonestà. Risate e applausi a scena aperta: un grande film si può girare anche dentro un piccolo salotto.

Ovazione in Sala Grande: subito dopo, la Winslet, Reilly e Waltz (mancava Jodie Foster impegnata in un’altra pellicola) hanno telefonato a Polanski in Svizzera per comunicargli il buon esito della proiezione. Ricercato dagli Usa per una vecchia storia giudiziaria, il regista non può viaggiare liberamente per timore di un nuovo arresto (la Svizzera ha riconosciuto il suo diritto a non essere estradato in Usa, l’Italia no; il film è stato girato in un teatro di posa alla periferia di Parigi, con due sole inquadrature, quella iniziale e quella finale, a Brooklyn). In sala «Carnage» ci arriverà presto, il 16 settembre. Non lo mancate.

«W./E.», la seconda regia cinematografica di Madonna, è il classico film che non piace ai critici ma che piace al pubblico. Il titolo abbrevia i nomi di Wallis (Simpson) e Edward VIII (Windsor), rispettivamente la pluridivorziata americana che s’innamorò di un principe inglese, e il sovrano costretto ad abdicare per poterla sposare. Chi ha visto «Il discorso del re» sa di cosa parliamo: al posto di Edward nel dicembre 1936 salì al trono il fratello minore Albert, affetto da una drammatica balbuzie, col nome di Giorgio VI. «W./E.» racconta l’amore che diede origine al gran rifiuto indagando soprattutto il lato oscuro della coppia, la magra ed elegante Wallis, in genere dipinta come una «femme fatale» torbida e filo-nazista, che avrebbe plagiato il mancato Re d’Inghilterra con le sue malie. Con questo film Madonna prova a riabilitarla, a comprendere umanamente una donna che sposando Edoardo di Windsor ha dovuto rinunciare a qualcosa di più importante di un trono, la rispettabilità. Il film va e viene dal passato a un quasi presente, l’asta a Sotheby’s con cui Dodi Al Fayed mise all’asta una decina d’anni fa molti oggetti appartenuti alla coppia; l’asta è ossessivamente visitata da un’altra Wally, sposata con un uomo arido e violento. Che poi la regista Madonna faccia tutto questo con snodi risaputi, montaggio banalmente a effetto e dettagli inutilmente insistiti, cambia poco: lo spettatore comune si appassionerà a questa doppia storia d’amore, ai suoi sviluppi più o meno prevedibili, alle sempre piacevoli dosi di scenografie e costumi d’epoca. Ne riparleremo quando arriverà nelle nostre sale, a gennaio.

La regista intanto si è felicemente palesata al Lido, accolta sul tappeto rosso da grandi clamori, molto disponibile e aperta con la stampa (anche se per tutta la durata degli incontri viene guardata a un metro di distanza da un energumeno con l’auricolare). Tra la quantità di pellicola transitata solo nei primi due giorni, accenniamo almeno a un paio di titoli, prodotti interamente o in parte dal nostro paese. «Ruggine» di Daniele Gaglianone racconta una truculenta vicenda d’infanzia violata, anch’essa altalenante tra passato e presente. Impaginazione preziosa, cast robusto (Timi, Accorsi, Mastandrea, Solarino) ma dialoghi sentenziosi, effetti ed effettacci rendono «Ruggine» un’esibizione cinemuscolare inutilmente gridata. Non va meglio a Philippe Garrel, regista orgogliosamente ancorato a un cinema da nouvelle vague.

In parte girato a Roma, «Un’estate bollente» racconta la dolorosa storia di un giovane pittore senza problemi economici (Garrel figlio) legato a una bella attrice italiana in ascesa (Monica Bellucci, troppo matronale per il ragazzo). Pulsioni suicide, pennelli da dilettante, discorsi sulla rivoluzione davanti a una piscina, gelosie infantili o nevrotiche. Alla larga.