01 Settembre 2011 | 10:06

Venezia 2011, la pugnalata di George Clooney

Bentornato George, arrivederci George. Il Clooney-day ha fulminato la Mostra e come un lampo è già sparito, lasciando una leggera scia di glamour. Il passaggio della star americana al 68° festival di Venezia era atteso per almeno due motivi: il suo film “The ides of march”, interpretato e diretto, era dato fra i più interessanti; e il suo recente addio alla Canalis faceva almanaccare su nuove accompagnatrici al suo braccio...

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Venezia 2011, la pugnalata di George Clooney

Bentornato George, arrivederci George. Il Clooney-day ha fulminato la Mostra e come un lampo è già sparito, lasciando una leggera scia di glamour. Il passaggio della star americana al 68° festival di Venezia era atteso per almeno due motivi: il suo film “The ides of march”, interpretato e diretto, era dato fra i più interessanti; e il suo recente addio alla Canalis faceva almanaccare su nuove accompagnatrici al suo braccio...

01 Settembre 2011 | 10:06 di

George Clooney (foto ANSA)

Bentornato George, arrivederci George. Il Clooney-day ha fulminato la Mostra e come un lampo è già sparito, lasciando una leggera scia di glamour. Il passaggio della star americana al 68° festival di Venezia era atteso per almeno due motivi: il suo film “The Ides of March”, interpretato e diretto, era dato fra i più interessanti; e il suo recente addio alla Canalis faceva almanaccare su nuove accompagnatrici al suo braccio.

Clooney è arrivato il pomeriggio del 30 agosto con una quarantina fra amici e compagni di lavoro direttamente da Como, ed è andato a rifugiarsi al Cipriani di Venezia, l’albergo in cui scende di solito. Al Lido, il 31, si è fatto vedere solo due volte: per la conferenza stampa ufficiale del film, e sul tappeto rosso per la proiezione serale. Sul red carpet non c’era nessuna nuova innamorata ma Cindy Crawford, top model di enorme popolarità negli anni 80 e 90, insieme al di lei marito Rande Gerber: la coppia è amicissima di George e sua compagnia abituale nelle escursioni del divo in moto.

Il film, che ha aperto il concorso ufficiale, ha riscosso un buon successo alla proiezione mattutina per i critici e una lunga ovazione alla sera, nella nuova Sala Grande appena restaurata, davanti al pubblico eccellente della cerimonia d’inaugurazione. Le “Idi di Marzo” del titolo alludono al 15 marzo, la data delle primarie per la presidenza Usa nello stato dell’Ohio per il candidato democratico (Clooney) e quello repubblicano, la stessa in cui molti secoli fa Giulio Cesare venne accoltellato in una congiura di palazzo.

Anche il candidato Clooney rischia di cadere per una congiura interna, visto che i due consiglieri politici, l’idealista Ryan Gosling e il più navigato Philip Seymour Hoffman, vengono messi l’uno contro dall’altro dall’omologo rivale, il luciferino Paul Giamatti; metteteci anche un senatore che offre il suo appoggio politico al miglior offerente, una giornalista tosta che sa come ottenere le notizie, una stagista bella e fragile, e il conflitto elettorale si trasforma in uno psicodramma con toni da thriller. «Lascio che sia ciascun spettatore», ha detto Clooney in conferenza stampa, «a decidere chi in tutto questo sia Cesare, chi Cassio e chi Bruto. Ma il mio non vuole essere un film politico, il vero argomento è la morale, su quanto sei disposto a venderti per ottenere un risultato».

Nel film si parla di scandali sessuali («no comment», dice Clooney diplomatico, «ogni paese ha il suo»), di compromessi in politica, di ricatti e ipocrisie per ottenere il potere, ma il soggetto di «Le idi di marzo» è in effetti la perdita dell’innocenza, molto prima della sporcizia della politica dietro le quinte; avrebbe potuto essere più graffiante, rimane comunque perfettamente «leggibile» anche da una platea non americana.

Qualcuno ha chiesto a Clooney se ha mai pensato a entrare davvero in politica, magari proprio a candidarsi come presidente. «C’è già un tizio in carica», ha risposto, «molto simpatico e molto impegnato, che in questo momento ha difficili problemi da risolvere, mentre io ho già un bel posto di lavoro: non avrei voglia di espormi in quel modo».

Piacione e battutaro come sempre, davanti ai giornalisti Clooney ha esibito una forma smagliante, solo un tantino più frizzante del solito: il divo era sì galvanizzato dal successo del film, ma anche innervosito dal timore che qualcuno gli assestasse qualche pugnalata chiedendogli ancora della Canalis o, come gli anni scorsi, della sua presunta gayità. Invece tutto è filato liscio come l’olio, con un piccolo rimpianto per l’assenza del vero protagonista del film, Ryan Gosling (molto piaciuto alle spettatrici, ma impegnato in Thailandia per le riprese di un nuovo film) e una gigantesca ovazione per Philip Seymour Hoffman (che ha lasciato piacevolmente sbalordito lo stesso attore). Il film uscirà in Italia a gennaio: se tutte le pellicole in concorso sono di questo livello sarà una bella battaglia.

Più tardi, al tappeto rosso, mentre Cindy Crawford si lasciava bersagliare dai flash, Clooney è rimasto un buon quarto d’ora a firmare gli autografi dei fan che oltre le transenne gli porgevano carta e pennarelli. Prima di loro erano sfilati Vittoria Puccini (madrina del festival), Diane Kruger, Massimo Boldi, Valeria Marini, Cristiana Capotondi, Violante Placido, e la giuria del festival (tra cui la rockstar David Byrne): grandi clamori, ma incomparabili col subbuglio suscitato da Clooney, con intere famiglie arrampicate su vasi e transenne per riuscire a scorgerlo oltre le barriere.

Subito dopo la proiezione, ricevimento blindatissimo all’Excelsior, con filetti di branzino, pollo al tartufo, umido di seppie e torte varie: quattro enormi pagode montate sulla spiaggia hanno sfamato centinaia di invitati in smoking e abito lungo, mentre Clooney, la Crawford e il cast del film si rifocillavano nella tenda più piccola (60 commensali), sorvegliata dai body guard e inviolabile ai fotografi. Stamattina, 1 settembre, Clooney è già in aeroporto: questa sarà la giornata di Madonna. Bentornato George, arrivederci George.