10 Settembre 2011 | 22:24

Venezia 2011, Leone russo, Polanski dimenticato

La sessantottesima Mostra del Cinema si è conclusa con la vittoria di "Faust" del regista russo Aleksander Sokurov. Premio speciale della giuria a "Terraferma" di Emanuele Crialese. Coppa Volpi al protagonista di "Shame"...

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Venezia 2011, Leone russo, Polanski dimenticato

La sessantottesima Mostra del Cinema si è conclusa con la vittoria di "Faust" del regista russo Aleksander Sokurov. Premio speciale della giuria a "Terraferma" di Emanuele Crialese. Coppa Volpi al protagonista di "Shame"...

10 Settembre 2011 | 22:24 di

Il regista Aleksander Sokurov (foto ANSA)

E anche questa Venezia 68 è archiviata. Cerimonia sobria, con la madrina Vittoria Puccini a fare gli onori di casa malgrado la recentissima scomparsa della madre, il giurato David Byrne con lo sguardo spiritato e l’abito verde acqua, e il direttore Marco Müller nel consueto nero parrocchiale.

Darren Aronofsky e gli altri giurati avrebbero voluto più premi, ma Müller era stato categorico fin dall’inizio: niente ex aequo o forzature al regolamento. E perciò, data l’ottima annata di questa edizione (di gran lunga la migliore degli ultimi anni), è chiaro che molti film dovevano tornarsene in patria a mani vuote.

Il Leone d’Oro assegnato all’unanimità ad Alexander Sokurov è comunque segno di coraggio e indipendenza di giudizio. «Faust» è un’opera complessa, densissima di dialoghi e movimento, con una parossistica cura formale (nella composizione dell’inquadratura, nella grana della pellicola, nelle deformazioni dell’immagine), che non era sostenuto né dalla Rai né da Medusa (in Italia verrà distribuita dalla piccola e coraggiosa Archibald). Una pellicola per la quale non basta una sola visione, e che continuerà a intrigare cinefili, letterati e filosofi, ma che rimarrà inevitabilmente lontana dai gusti del pubblico comune.

Il verdetto della giuria, accolto comunque complessivamente bene da tutti, è stato in effetti piuttosto elitario. Altri premi importanti, dalla fotografia all’inglese «Wuthering Heights» alla sceneggiatura al greco «Alpes», sono andati a film più stimati che amati. La passione di Müller per la cinematografia asiatica può compiacersi per il doppio premio Mastroianni all’attore emergente assegnato ai due adolescenti (un ragazzo e una ragazza) Shota Sometani & Fumi Nikaidou per il giapponese «Himizu», per il Leone d’argento al regista cinese Shangjun Cai di «Ren shan ren hai» (film che, incappato in una serie di problemi tecnici, compreso un mezzo incendio in una sala di proiezione, qui al Lido hanno visto in pochi), e la sacrosanta Coppa Volpi per la migliore attrice a Deanie Yip, protagonista del cinese «A simple life».

Chi rimane a bocca asciutta è l’America, quest’anno presente come non mai nel calendario della Mostra: solo la prevista Coppa Volpi all’irlandese Michael Fassbender. E non per lo Jung di «A Dangerous Method» di Cronenberg, ma per il disperato erotomane di «Shame», a cui l’interpretazione di Fassbender dona quel tanto in più per non farlo rapidamente archiviare come uno dei tanti progetti arditi ma inutili che di tanto in tanto il cinema sperimenta ai confini del porno.

Il grande escluso di questa edizione è Roman Polanski, il cui «Carnage» era probabilmente il film più amato in assoluto. E rimarranno sempre dei dubbi sul fatto il mandato di cattura americano ancora pendente nei confronti del regista (stupro trent’anni fa di una minorenne, che lo ha poi perdonato) possa avere influito sulla sua esclusione dai riconoscimenti.

L’Italia si consola. «Terraferma» di Crialese era di gran lunga il film migliore fra i tre nostri in concorso, e anche in un contesto di generale qualità il Gran Premio della Giuria è un riconoscimento meritato. La Rai (che ha già distribuito il film in sala attraverso la 01) sperava forse di più, magari in quel Leone d’Oro che al nostro paese manca dal 1998: il servizio pubblico Tv aveva portato alla Mostra una ventina di pellicole, e il muso lungo di Lorenza Lei, seduta nelle prime file della Sala Grande, era più eloquente di qualsiasi comunicato.

Non gioisce comunque neanche l’altro polo della distribuzione cinematografica, la berlusconiana Medusa: è suo «Carnage», e pure il pregevole «La talpa» da Le Carrè, l’altro bel titolo ignorato dalla giuria (ma Fassbender ha voluto ringraziare dal palco Gary Oldman, il protagonista di «La talpa», suo modello di recitazione dall’età di 14 anni).

La Mostra si è chiusa con un’ultima proiezione, ancora americana: subito dopo la cerimonia di premiazione, Whit Stillman è entrato in Sala Grande a presentare fuori concorso uno dei suoi film chiacchieratissimi ed eccentrici, «Damsels in distress», ambientato in un college americano dove i maschi sono spesso incoercibili idioti e le ragazze tentano di guarire gli altri e se stesse dalle proprie insicurezze puntando sulle saponette profumate e sulla gioia collettiva del ballo. Gli applausi più forti sono andati ad Adam Brody, divetto televisivo, in un ruolo analogo a quello che interpretava nel telefilm «O.C.».

Fra le immagini di questa bella, emozionante 68a edizione del festival di Venezia, rimarranno i quindici minuti di smorfie e autografi elargiti da Clooney senza Canalis ai fan che lo assediavano sul tappeto rosso; Madonna che incede orgogliosa del suo «W./E.»; Gary Oldman che si accarezza i baffetti, forse un po’ invidioso degli applausi al collega Colin Firth, sempre festeggiatissimo in Italia; David Byrne, col testone canuto e lo sguardo prensile, che se ne va in giro in bicicletta (il musicista è un grande sostenitore delle due ruote).

Ma anche il caldo spossante, le zanzare, e soprattutto quel buco enorme sorto davanti al Casinò, un cantiere che si è mangiato 37 milioni di euro e, peggio ancora, una bellissima storica pineta, inaugurato qualche anno fa in pompa magna come primo passo per la costruzione di un inutile nuovo Palazzo del Cinema che non si farà mai perché lassotto hanno trovato un giacimento di amianto ora pietosamente ricoperto da chilometri di teli bianchi. L’area, pesantemente transennata, ha impedito un comodo accesso all’ingresso principale del Palazzo del Cinema e al pubblico di fan e curiosi che voleva assistere al red carpet, ha ridotto drasticamente lo spazio per gli stand e i punti d’incontro intorno al Casinò, e creato qualche perplessità negli addetti ai lavori, che quest’anno dovevano andarsi a recuperare le quotidiane tonnellate di comunicati stampa su una terrazza con splendida vista sull’amianto ricoperto. Un monumento allo spreco di denaro, una bruttura colossale e un gigantesco intralcio al passaggio di migliaia di giornalisti e spettatori. La nostra speranza è che l’anno prossimo la selezione della Mostra sia buona come questa, e che la vergognosa voragine sia stata finalmente ricoperta e spianata.

Questi i premi assegnati nella sessantottesima edizione del Festival del Cinema di Venezia:

LEONE D’ORO per il miglior film a: FAUST di Aleksander SOKUROV (Russia)

LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a: Shangjun CAI per il film REN SHAN REN HAI (PEOPLE MOUNTAIN PEOPLE SEA) (Cina – Hong Kong)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a: TERRAFERMA di Emanuele CRIALESE (Italia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a: Michael FASSBENDER nel film SHAME di Steve MCQUEEN (Gran Bretagna)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a: Deanie YIP nel film TAO JIE (A SIMPLE LIFE) di Ann HUI (Cina – Hong Kong)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a Shôta SOMETANI e Fumi NIKAIDâ nel film HIMIZU di Sion SONO (Giappone)

OSELLA per la miglior fotografia a: Robbie RYAN per il film WUTHERING HEIGHTS di Andrea ARNOLD (Gran Bretagna)

OSELLA per la migliore sceneggiatura a: Yorgos LANTHIMOS e Efthimis FILIPPOU per il film ALPIS (ALPS) di Yorgos LANTHIMOS (Grecia)

LEONE DEL FUTURO – PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS) a: L•BAS di Guido LOMBARDI (Italia)

SETTIMANA DELLA CRITICA nonché un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.