13 Gennaio 2015 | 16:01

Aldo Vitali, l’editoriale del direttore: Je Suis Charlie

La scritta che vedete qui sopra al posto della mia foto, «Io sono Charlie», è diventata un simbolo dopo i tragici attentati di Parigi costati la vita a molte persone, tra cui alcuni giornalisti e vignettisti del settimanale satirico «Charlie Hebdo».

 di Aldo Vitali

Aldo Vitali, l’editoriale del direttore: Je Suis Charlie

La scritta che vedete qui sopra al posto della mia foto, «Io sono Charlie», è diventata un simbolo dopo i tragici attentati di Parigi costati la vita a molte persone, tra cui alcuni giornalisti e vignettisti del settimanale satirico «Charlie Hebdo».

13 Gennaio 2015 | 16:01 di Aldo Vitali

La scritta che vedete qui sopra al posto della mia foto, «Io sono Charlie», è diventata un simbolo dopo i tragici attentati di Parigi costati la vita a molte persone, tra cui alcuni giornalisti e vignettisti del settimanale satirico «Charlie Hebdo».

In questi giorni i nostri occhi sono pieni di immagini drammatiche e i nostri cuori gonfi di tristezza. Danilo Gallo, a pag. 26 del numero in edicola, oltre a ricostruire i tragici eventi parigini, spiega anche come la tv, da un po’ di tempo, ci racconta la Storia in diretta, anche grazie all’avvento dei telefonini che, coraggiosamente, molti usano con freddezza persino mentre sono minacciati dai terroristi.

Parigi è a un’ora di aereo da casa nostra, chi ci è stato è tornato sempre con un ricordo felice di una città meravigliosa e ospitale. Per una curiosa coincidenza, sia mia figlia che la figlia del vicedirettore di Sorrisi passano molto del loro tempo a Parigi e potete immaginare quanta apprensione… Ma eventi come questi ci fanno sentire vulnerabili ovunque ci troviamo.

E a questo senso di debolezza dobbiamo ribellarci, perché è proprio ciò che vogliono i terroristi: renderci insicuri, sospettosi dell’altro, chiusi nelle nostre case e prudenti nell’esprimere le nostre opinioni, perché «non si sa mai». Invece «si sa sempre» che l’unione fa la forza. E le matite, simbolo della libertà di espressione, impugnate da milioni di persone nelle piazze di tutto il mondo, ce lo devono sempre ricordare.