09 Agosto 2011 | 09:00

Alla tv manca un albero della cuccagna

Care lettrici, cari lettori, l’altro giorno, passeggiando per le strade di un piccolo paese andaluso, ho trascorso due ore fantastiche. La gente era tutta nella piccola piazza del paese, radunata intorno a un albero della cuccagna. Divisi in squadre, tutti si sono sfidati ad arraffare dal palo ogni ben di Dio. Niente di speciale, lo […]

 di

Alla tv manca un albero della cuccagna

Care lettrici, cari lettori, l’altro giorno, passeggiando per le strade di un piccolo paese andaluso, ho trascorso due ore fantastiche. La gente era tutta nella piccola piazza del paese, radunata intorno a un albero della cuccagna. Divisi in squadre, tutti si sono sfidati ad arraffare dal palo ogni ben di Dio. Niente di speciale, lo […]

09 Agosto 2011 | 09:00 di

Care lettrici, cari lettori, l’altro giorno, passeggiando per le strade di un piccolo paese andaluso, ho trascorso due ore fantastiche. La gente era tutta nella piccola piazza del paese, radunata intorno a un albero della cuccagna. Divisi in squadre, tutti si sono sfidati ad arraffare dal palo ogni ben di Dio. Niente di speciale, lo so.  Eppure quel divertimento semplice, che sapeva di tempi antichi, contagiava chiunque, grandi e piccoli. Tornando a casa ho pensato a quanto mancasse nella nostra tv, chiusa per ferie ormai da due mesi, un programma che ricreasse quelle stesse atmosfere, quei sapori. E il mio ricordo è andato al mitico «Giochi senza frontiere». Ve lo ricordate? Io sì. Era un programma fatto di piccole cose, di giochini da oratorio, ma capace di sollevare un tifo da stadio. Me le ricordo ancora quelle sere d’estate: guardare «Giochi senza frontiere», presentato da Ettore Andenna, magari con un ghiacciolo in mano o davanti a una fetta di anguria gelata, era come guardare la finale dei Mondiali. Noi ragazzini tiravamo fuori il nostro orgoglio italiano, tifando e gufando contro la Germania e la Francia che, me lo ricordo ancora, erano sempre fortissime. Quel programma sapeva d’estate: trovarlo in tv era segno che le scuole erano finite e che ci si preparava per andare in vacanza. Per giunta grazie a «Giochi senza frontiere» ho imparato a viaggiare con la fantasia. Di fronte ai nomi di Paesi sconosciuti mi piaceva immaginarmi terre lontane, paesaggi che vivevano solo nella mia fantasia di ragazzino. Perché non riproporlo al pubblico di oggi? Un’idea da nulla, lo so. Ma farebbe felici tantissime persone. Alla prossima!                                                                                    as@sorrisi.com