07 Luglio 2009 | 00:01

Biglie, focaccia e «colonie» le mie estati del Pleistocene

Care lettrici, cari lettori, ho letto da qualche parte che questa estate hanno inventato un nuovo gioco che farà impazzire i nostri figli sotto gli ombrelloni. Si tratta di un marchingegno da collegare al telefonino per creare una community da spiaggia. Così, via web, arriveranno sui display di migliaia di cellulari forum, appuntamenti, giochini e […]

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Biglie, focaccia e «colonie» le mie estati del Pleistocene

Care lettrici, cari lettori, ho letto da qualche parte che questa estate hanno inventato un nuovo gioco che farà impazzire i nostri figli sotto gli ombrelloni. Si tratta di un marchingegno da collegare al telefonino per creare una community da spiaggia. Così, via web, arriveranno sui display di migliaia di cellulari forum, appuntamenti, giochini e […]

07 Luglio 2009 | 00:01 di

alfonso_signorini-400x4001Care lettrici, cari lettori,
ho letto da qualche parte che questa estate hanno inventato un nuovo gioco che farà impazzire i nostri figli sotto gli ombrelloni. Si tratta di un marchingegno da collegare al telefonino per creare una community da spiaggia. Così, via web, arriveranno sui display
di migliaia di cellulari forum, appuntamenti, giochini e inciuci vari. Ho chiuso il giornale e mi sono sentito improvvisamente «datato». Ho pensato alle mie estati, quando i cellulari non c’erano ancora e il massimo era essere trainati per le gambe sulla spiaggia per costruire le piste dove si facevano scorrere le biglie colorate dei ciclisti. Io ero Merckx e le suonavo a tutti (più o meno…). Poi c’era il rito della focaccia, calda calda, che la pigliavi in mano con la carta grigiastra bisunta, il bagno e poi tutti sotto la doccia a lavarsi i capelli (a quel tempo c’erano ancora) con lo shampoo Campus, quello alla mela verde. Quanto pagherei per sentirne ancora il profumo… Le community, virtuali o non, ancora non esistevano. Si inciuciava con la ragazzina dell’ombrellone accanto, parlando di compiti delle vacanze o azzardando un appuntamento al cinema all’aperto. Quelli, come me, che non battevano chiodo potevano sempre ripiegare su lunghissime occhiate a quelle «delle colonie» che dai primi di luglio affollavano le ultime file di sdraio accompagnate dalle loro signorine. Roba da Pleistocene, me ne rendo conto. Però che sapori… Non c’è telefonino che tenga di fronte al profumo di uno shampoo alla mela verde.

Alla prossima

Alfonso Signorini

as@sorrisi.com