12 Gennaio 2009 | 23:44

La crisi non risparmia nessuno, neppure Manu (di Savoia)

Care lettrici, cari lettori, c’è la crisi. Sai che novità. Però, se si deve soffrire, è consolatorio che si soffra tutti insieme. Non esistono più isole felici, neppure i palazzi dei principi. Succede che uno di loro decida di guadagnarsi da vivere andando in tv. Finiti i tempi delle scorrazzate in Costa Azzurra a bordo […]

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La crisi non risparmia nessuno, neppure Manu (di Savoia)

Care lettrici, cari lettori, c’è la crisi. Sai che novità. Però, se si deve soffrire, è consolatorio che si soffra tutti insieme. Non esistono più isole felici, neppure i palazzi dei principi. Succede che uno di loro decida di guadagnarsi da vivere andando in tv. Finiti i tempi delle scorrazzate in Costa Azzurra a bordo […]

Foto: alfonso_signoriniCare lettrici, cari lettori, c’è la crisi. Sai che novità. Però, se si deve soffrire, è consolatorio che si soffra tutti insieme. Non esistono più isole felici, neppure i palazzi dei principi. Succede che uno di loro decida di guadagnarsi da vivere andando in tv. Finiti i tempi delle scorrazzate in Costa Azzurra a bordo dei fuoristrada: il pane ha sette croste per tutti. Dimenticavo: il suo nome è Emanuele Filiberto. Guai aggiungere «di Savoia»: è più democraticamente corretto chiamarsi per nome. Succede che un giorno Manu (a questo punto l’abbreviazione è d’obbligo) decida di partecipare a «Ballando con le stelle», perché, parola sua, «tiene famiglia». Manu ha ragione da vendere. Le trasferte settimanali in aereo da Roma, dove lavora, a Parigi, dove vivono moglie e figli, sono costose. Lui è pur sempre un principe e l’euro non vale più nulla. Meglio darsi da fare, anzi sgambettare. Per la modica cifra di? Non è dato sapere. Mai come in questo caso «noblesse oblige». Per mettere a tacere le solite sterili polemiche a Manu vengono in aiuto le maestranze Rai, che fanno sapere che per nessun ospite del cast, principe compreso, l’azienda ha sborsato più di 100 mila euro per le dieci puntate del programma. Considerando che Manu è la star del cast di Milly Carlucci e peccando di tirchieria, poniamo guadagni 90 mila euro e facciamo i conti della serva. Dieci puntate equivalgono a due mesi e mezzo di lavoro. Poniamo che Manu sia impegnato 7 giorni su 7 per 8 ore al giorno (ne dubito fortemente) tra casqué ed evoluzioni acrobatiche, sarebbe pagato più o meno 35 mila euro al mese. Eh sì, c’è la crisi. Chissà se qualche pensionato, un’operaia della Fiat, un medico del pronto soccorso, un insegnante vorrebbero far cambio... la vita è davvero dura per tutti. Alla prossima! Alfonso Signorini

Sorrisi n.3 - 2009

12 Gennaio 2009 | 23:44 di

alfonso_signoriniCare lettrici, cari lettori,
c’è la crisi. Sai che novità. Però, se si deve soffrire, è consolatorio che si soffra tutti insieme. Non esistono più isole felici, neppure i palazzi dei principi. Succede che uno di loro decida di guadagnarsi da vivere andando in tv. Finiti i tempi delle scorrazzate in Costa Azzurra a bordo dei fuoristrada: il pane ha sette croste per tutti. Dimenticavo: il suo nome è Emanuele Filiberto. Guai aggiungere «di Savoia»: è più democraticamente corretto chiamarsi per nome. Succede che un giorno Manu (a questo punto l’abbreviazione è d’obbligo) decida di partecipare a «Ballando con le stelle», perché, parola sua, «tiene famiglia». Manu ha ragione da vendere. Le trasferte settimanali in aereo da Roma, dove lavora, a Parigi, dove vivono moglie e figli, sono costose. Lui è pur sempre un principe e l’euro non vale più nulla. Meglio darsi da fare, anzi sgambettare. Per la modica cifra di? Non è dato sapere. Mai come in questo caso «noblesse oblige». Per mettere a tacere le solite sterili polemiche a Manu vengono in aiuto le maestranze Rai, che fanno sapere che per nessun ospite del cast, principe compreso, l’azienda ha sborsato più di 100 mila euro per le dieci puntate del programma. Considerando che Manu è la star del cast di Milly Carlucci e peccando di tirchieria, poniamo guadagni 90 mila euro e facciamo i conti della serva. Dieci puntate equivalgono a due mesi e mezzo di lavoro. Poniamo che Manu sia impegnato 7 giorni su 7 per 8 ore al giorno (ne dubito fortemente) tra casqué ed evoluzioni acrobatiche, sarebbe pagato più o meno 35 mila euro al mese. Eh sì, c’è la crisi. Chissà se qualche pensionato, un’operaia della Fiat, un medico del pronto soccorso, un insegnante vorrebbero far cambio… la vita è davvero dura per tutti.
Alla prossima!
Alfonso Signorini

Sorrisi n.3 – 2009