26 Gennaio 2009 | 23:54

No, la pietà per la pedofilia non c’entra con la superclassifica

Non so che cosa sia successo a Gino Paoli. Io non voglio credere che il poeta di «Il cielo in una stanza», di «Coppi», di «Senza fine», abbia potuto scrivere una canzone come «Il pettirosso», dove una bambina vittima degli abusi di un pedofilo prova pietà verso il suo persecutore.D’istinto non si può nutrire pietà […]

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No, la pietà per la pedofilia non c’entra con la superclassifica

Non so che cosa sia successo a Gino Paoli. Io non voglio credere che il poeta di «Il cielo in una stanza», di «Coppi», di «Senza fine», abbia potuto scrivere una canzone come «Il pettirosso», dove una bambina vittima degli abusi di un pedofilo prova pietà verso il suo persecutore.D’istinto non si può nutrire pietà […]

Foto: Alfonso SignoriniNon so che cosa sia successo a Gino Paoli. Io non voglio credere che il poeta di «Il cielo in una stanza», di «Coppi», di «Senza fine», abbia potuto scrivere una canzone come «Il pettirosso», dove una bambina vittima degli abusi di un pedofilo prova pietà verso il suo persecutore.D’istinto non si può nutrire pietà verso chi si macchia di un delitto tanto orrendo, verso chi profana la stagione più pura e quindi innocente della vita. Paoli risponderà di questo davanti a una commissione parlamentare: vedremo che argomenti porterà. Resta però una domanda: perché l’ha fatto? Non è certo per lanciare il suo nuovo album: Gino Paoli non è mai ricorso a certi mezzucci e questo sarebbe il più squallido di tutti. Ho letto da qualche parte che nel perdono verso la pedofilia il cantautore vorrebbe inneggiare a quel nobilissimo sentimento che è la pietà umana. Ma a me questo non basta. Il concetto della pietas affonda le sue radici nell’antichità: pius era l’individuo devoto agli dei, colui che agiva secondo l’etica morale dettata da dio e dalla tradizione. La pietà, detto in altre parole, è un atto legato alla coscienza individuale e non può e non deve mai essere confusa con il percorso dello ius, della legge, del diritto. Il primo si discute con il proprio io, il secondo in tribunale. Ecco perché la pietà non giustifica il perdono del delitto più esecrabile. È un semplice atto di coscienza e come tale non può e non deve essere tirata in ballo nel contesto fatuo di una canzone. Per quanto di Paoli, sempre di canzoni si tratta. Se penso ai pedofili, a me viene in mente una sola parola: orrore. Il perdono, laico o cristiano che sia, è un gesto intimo, da affrontarsi nella solitudine della propria coscienza, non certo in una superclassifica show. Alla prossima. Alfonso Signorini

Sorrisi n.5 - 2009

26 Gennaio 2009 | 23:54 di

Alfonso SignoriniNon so che cosa sia successo a Gino Paoli. Io non voglio credere che il poeta di «Il cielo in una stanza», di «Coppi», di «Senza fine», abbia potuto scrivere una canzone come «Il pettirosso», dove una bambina vittima degli abusi di un pedofilo prova pietà verso il suo persecutore.D’istinto non si può nutrire pietà verso chi si macchia di un delitto tanto orrendo, verso chi profana la stagione più pura e quindi innocente della vita. Paoli risponderà di questo davanti a una commissione parlamentare: vedremo che argomenti porterà. Resta però una domanda: perché l’ha fatto? Non è certo per lanciare il suo nuovo album: Gino Paoli non è mai ricorso a certi mezzucci e questo sarebbe il più squallido di tutti. Ho letto da qualche parte che nel perdono verso la pedofilia il cantautore vorrebbe inneggiare a quel nobilissimo sentimento che è la pietà umana. Ma a me questo non basta. Il concetto della pietas affonda le sue radici nell’antichità: pius era l’individuo devoto agli dei, colui che agiva secondo l’etica morale dettata da dio e dalla tradizione. La pietà, detto in altre parole, è un atto legato alla coscienza individuale e non può e non deve mai essere confusa con il percorso dello ius, della legge, del diritto. Il primo si discute con il proprio io, il secondo in tribunale. Ecco perché la pietà non giustifica il perdono del delitto più esecrabile. È un semplice atto di coscienza e come tale non può e non deve essere tirata in ballo nel contesto fatuo di una canzone. Per quanto di Paoli, sempre di canzoni si tratta. Se penso ai pedofili, a me viene in mente una sola parola: orrore. Il perdono, laico o cristiano che sia, è un gesto intimo, da affrontarsi nella solitudine della propria coscienza, non certo in una superclassifica show.

Alla prossima.

Alfonso Signorini

Sorrisi n.5 – 2009