02 Febbraio 2009 | 23:59

Quella domenica pomeriggio con gli occhi buoni di Mino

Care lettrici, cari lettori, due anni fa dietro le quinte della puntata di «Domenica in» dedicata al Festival di Sanremo ho avuto la fortuna di trascorrere qualche ora in compagnia di Mino Reitano. Ricordo quel giorno come fosse ieri. Di lui mi colpì immediatamente l’aspetto mite. Quella mitezza che raramente circonda chi ha conquistato platee […]

 di

Quella domenica pomeriggio con gli occhi buoni di Mino

Care lettrici, cari lettori, due anni fa dietro le quinte della puntata di «Domenica in» dedicata al Festival di Sanremo ho avuto la fortuna di trascorrere qualche ora in compagnia di Mino Reitano. Ricordo quel giorno come fosse ieri. Di lui mi colpì immediatamente l’aspetto mite. Quella mitezza che raramente circonda chi ha conquistato platee […]

Foto: Alfonso SignoriniCare lettrici, cari lettori, due anni fa dietro le quinte della puntata di «Domenica in» dedicata al Festival di Sanremo ho avuto la fortuna di trascorrere qualche ora in compagnia di Mino Reitano. Ricordo quel giorno come fosse ieri. Di lui mi colpì immediatamente l’aspetto mite. Quella mitezza che raramente circonda chi ha conquistato platee tanto vaste. Eppure in lui c’erano una discrezione, una naturale timidezza che lo rendevano speciale: sembrava avesse paura di disturbarti quando ti si avvicinava per parlare. Gli occhi parlavano per lui: grandi, profondi e scuri come laghi d’autunno. Occhi di un uomo buono, come gli disse un giorno Papa Benedetto XVI, facendolo piangere. Quel giorno io e Mino parlammo a lungo. Lui mi invitò in Calabria, nella sua Calabria, a festeggiare i trent’anni di matrimonio con Patrizia. «La mia famiglia è tutta la mia vita, Alfonso. Ricordatelo. Un giorno capirai che puoi trovare rifugio solo tra le persone che ami per davvero», mi diceva. Lo faceva senza enfasi, con quella semplicità e quella verità che solo gli uomini veri sanno trasmettere. Ho saputo che nella malattia Mino si è spesso aggrappato alla famiglia e alla fede in Dio, salda come una roccia. La sua storia di uomo per bene vivrà nelle sue canzoni. Ma anche nel suo indimenticabile sorriso. Perché Mino sapeva sorridere con gli occhi. E non è cosa da tutti. Alla prossima! Alfonso Signorini

Sorrisi n.6 - 2009

02 Febbraio 2009 | 23:59 di

Alfonso SignoriniCare lettrici, cari lettori,

due anni fa dietro le quinte della puntata di «Domenica in» dedicata al Festival di Sanremo ho avuto la fortuna di trascorrere qualche ora in compagnia di Mino Reitano. Ricordo quel giorno come fosse ieri. Di lui mi colpì immediatamente l’aspetto mite. Quella mitezza che raramente circonda chi ha conquistato platee tanto vaste. Eppure in lui c’erano una discrezione, una naturale timidezza che
lo rendevano speciale: sembrava avesse paura di disturbarti quando ti si avvicinava per parlare. Gli occhi parlavano per lui: grandi, profondi e scuri come laghi d’autunno. Occhi di un uomo buono, come gli disse un giorno Papa Benedetto XVI, facendolo piangere. Quel giorno io e Mino parlammo a lungo. Lui mi invitò in Calabria, nella sua Calabria, a festeggiare i trent’anni di matrimonio con Patrizia. «La mia famiglia è tutta la mia vita, Alfonso. Ricordatelo. Un giorno capirai che puoi trovare rifugio solo tra le persone che ami per davvero», mi diceva. Lo faceva senza enfasi, con quella semplicità e quella verità che solo gli uomini veri sanno trasmettere. Ho saputo che nella malattia Mino si è spesso aggrappato alla famiglia e alla fede in Dio, salda come una roccia. La sua storia di uomo per bene vivrà nelle sue canzoni. Ma anche nel suo indimenticabile sorriso. Perché Mino sapeva sorridere con gli occhi. E non è cosa da tutti.

Alla prossima!
Alfonso Signorini

Sorrisi n.6 – 2009