18 Ottobre 2011 | 10:15

Educare vuol dire anche rimproverare

Care lettrici e cari lettori, l’altra sera facendo un po’ di zapping non volevo credere ai miei occhi. È andata in onda una pubblicità che non avrei mai voluto vedere. Il marchio era quello di una nota compagnia di telefonia mobile e fin qui niente di strano. Sono stati i contenuti a lasciarmi fortemente perplesso. […]

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Educare vuol dire anche rimproverare

Care lettrici e cari lettori, l’altra sera facendo un po’ di zapping non volevo credere ai miei occhi. È andata in onda una pubblicità che non avrei mai voluto vedere. Il marchio era quello di una nota compagnia di telefonia mobile e fin qui niente di strano. Sono stati i contenuti a lasciarmi fortemente perplesso. […]

18 Ottobre 2011 | 10:15 di

Care lettrici e cari lettori, l’altra sera facendo un po’ di zapping non volevo credere ai miei occhi. È andata in onda una pubblicità che non avrei mai voluto vedere. Il marchio era quello di una nota compagnia di telefonia mobile e fin qui niente di strano. Sono stati i contenuti a lasciarmi fortemente perplesso. Nel promo si vede un bambino di tre, quattro anni, che, lasciato da solo in una stanza, ne combina di tutti i colori. Scrive sui muri, strappa le tende, butta per aria i mobili. All’improvviso arrivano i due genitori, tipo famiglia del Mulino Bianco, e, anziché sgridarlo per un comportamento certamente non educato o conveniente, si addolciscono in un sorriso, come se nulla fosse. Ecco, qualcuno mi dovrebbe spiegare qual è il valore educativo di questo messaggio. Non sono un bacchettone: anzi, a volte credo di essere fin troppo tollerante e trasgressivo. Eppure certi messaggi mi danno fastidio. Qualcuno dovrebbe spiegare che educare significa anche rimproverare. Non dobbiamo certo vergognarci di dire no, a far notare, a sottolineare un comportamento sbagliato, soprattutto quando siamo chiamati a essere di esempio in qualità di genitori, di insegnanti, di adulti. Ma, dico io, che messaggio può arrivare ai nostri figli guardando quella pubblicità? Che si può fare tutto quel che si vuole nella vita. È l’inizio del caos, dell’anarchia. Lo so, sono parole forti, ma amare non vuol dire essere sempre e comunque indulgenti. Soprattutto quando si educa. Alla prossima!                                                                                                                                                                                                                                                                                                              as@sorrisi.com