14 Gennaio 2011 | 09:31

Fiorello: «Se la tv non cambia è colpa di chi la fa ma anche del pubblico. Dopo le critiche al mio show su Sky volevo mollare tutto»

In tv ci sono sempre gli stessi programmi per colpa della «sindrome da vigliacchetti» che colpisce le star della televisione. Lo sostiene Fiorello in un articolo per la rivista «Vita e Pensiero» (in libreria dal 19 gennaio), anticipato oggi dal quotidiano «La Repubblica». Lo showman parla anche del suo mancato ritorno in Rai e della sua esperienza a Sky...

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Fiorello: «Se la tv non cambia è colpa di chi la fa ma anche del pubblico. Dopo le critiche al mio show su Sky volevo mollare tutto»

In tv ci sono sempre gli stessi programmi per colpa della «sindrome da vigliacchetti» che colpisce le star della televisione. Lo sostiene Fiorello in un articolo per la rivista «Vita e Pensiero» (in libreria dal 19 gennaio), anticipato oggi dal quotidiano «La Repubblica». Lo showman parla anche del suo mancato ritorno in Rai e della sua esperienza a Sky...

14 Gennaio 2011 | 09:31 di

Fiorello (foto Kikapress)

In tv ci sono sempre gli stessi programmi per colpa della «sindrome da vigliacchetti» che colpisce le star della televisione. Lo sostiene Fiorello in un articolo per la rivista «Vita e Pensiero» (in libreria dal 19 gennaio), anticipato oggi dal quotidiano «La Repubblica». «Bisogna riconoscerlo chiaramente» scrive lo showman siciliano. «Abbiamo avuto successo con un programma e abbiamo paura di farne un altro che potrebbe andare male. So che è sbagliato, perché ci si dovrebbe mettere sempre in gioco; tuttavia, temo che anche se lo si volesse fare, sarebbe dura».

Tra le anticipazioni pubblicate da «Repubblica» spicca quella relativa al ritorno di Fiorello in Rai. «Ero d’accordo con la Rai per alcuni progetti. Poi è successo un piccolo disguido, sulla stampa ho letto qualche indiscrezione che mi ha fatto venire dei dubbi. Per ottenere un programma come piace a me, purtroppo, ci vogliono tanti soldi. Solo le prove costano molto: se usi i ballerini devi pagargliele per tutti i giorni; e poi, insomma, mangiano anche. Se vuoi gli ospiti, anche loro chiedono rimborsi e gettoni. Non parliamo del megaospite americano. È quindi un po’ difficile far pagare a un’azienda tipo la Rai un varietà come “Stasera pago io”, che costava un botto. Anche se va considerato il fatto che durava tre ore: in un colpo solo si prendeva prima, seconda e terza serata…».

La mancanza di innovazione, secondo Fiorello, dipende anche dal pubblico. «Quando feci “Stasera pago io”, si sovrapponeva alla prima edizione di “C’è posta per te”. Noi andavamo molto forte e il secondo anno battemmo la De Filippi: facevamo 8, 9 milioni, lei 6 e mezzo. Poi, quando me ne sono andato io, lei vinceva contro altri programmi totalizzando sempre i suoi 6 milioni e mezzo. Ci sono quei 6 milioni e mezzo che da dieci anni stanno lì in poltrona a guardarla. Bisognerebbe andare da loro e svegliarli, facendo però davvero qualcosa di nuovo. E non è facile. Credo che i programmi si ripeteranno: fino a quando il “Grande fratello” non scenderà al 16% di share lo terranno. Quindi in questo senso, alla fine, molto dipende dal pubblico».

Nell’articolo Fiorello riflette inoltre sull’esperienza del «Fiorello Show», trasmesso da Sky. «Mi hanno massacrato. E perché? Perché avevo 300.000 ascolti — cioè, si noti, a tutt’oggi il risultato più alto su Sky dopo le partite. Il mio spettacolo è stato giudicato con il metro della televisione generalista, che è una vigliaccata. Mi è stato detto: «Prima faceva 8 milioni di ascolti e ora 300.000». Ovvio, ora mi trovavo sul canale satellitare, prima sulla Rai. Critiche del genere fanno passare anche la voglia di lavorare: addirittura, avevo deciso di non fare più nulla».

Lo showman si scaglia poi contro l’atteggiamento degli autori televisivi verso i dati Auditel. «Gli studenti di comunicazione dovrebbero assistere a una riunione autoriale di un programma tv il giorno dopo la messa in onda; sarebbe davvero istruttivo. Vi viene illustrato un grafico che mostra gli ascolti minuto per minuto. Appena si vede un picco dicono: “Cosa c’era lì, cos’era quello?”. Qualcuno risponde: “Era tizio che faceva la cacca in mezzo allo studio”; e la considerazione finale:”Rifacciamolo la prossima puntata”».