26 Agosto 2011 | 15:50

Flavio Insinna, l’intervista: «Vi spiego perché sparisco per un po’»

«Dal maggio scorso, quando ho perso mio padre, non ho la testa né la voglia di far ridere. O, semplicemente, di fare il mio mestiere. Ho iniziato a scrivere un libro». L'attore di «Ho sposato uno sbirro» e «Don Matteo» racconta a Sorrisi come sta vivendo questa estate, che lo vede trionfare in tv con le repliche delle fiction da lui interpretate...

 di

Flavio Insinna, l’intervista: «Vi spiego perché sparisco per un po’»

«Dal maggio scorso, quando ho perso mio padre, non ho la testa né la voglia di far ridere. O, semplicemente, di fare il mio mestiere. Ho iniziato a scrivere un libro». L'attore di «Ho sposato uno sbirro» e «Don Matteo» racconta a Sorrisi come sta vivendo questa estate, che lo vede trionfare in tv con le repliche delle fiction da lui interpretate...

26 Agosto 2011 | 15:50 di

Flavio Insinna

«È come con le medicine: vanno prese prima, durante e dopo i pasti». Scherza, Flavio Insinna, ma la soddisfazione si intuisce facilmente dalle sue parole. Non interpreta una fiction ormai da parecchi mesi eppure è il trionfatore dell’estate proprio grazie alle serie tv. Non solo per gli indici di ascolto ma anche, e soprattutto, per le ore di presenza in video: «Io non me ne ero reso conto, me l’ha fatto notare una vicina di casa. In questi giorni Raiuno sta proponendo sia le repliche di “Ho sposato uno sbirro 2” (in prima serata), sia quelle di “Don Matteo” (nel primo pomeriggio). E il mese scorso sono andate in onda persino quelle della sit com “Cotti e mangiati”, che erano già state trasmesse, in replica, da Raitre. Praticamente ero in tv a colazione, pranzo e cena. Capito il paragone con le medicine?».

Lei non sembra infastidito da questa sorta di «trilocazione». Molti suoi colleghi invece…

«Certo da un lato c’è la paura che la gente ti possa odiare. Il pubblico non è tenuto a sapere con che criteri vengono fatti i palinsesti, qualcuno potrebbe pensare che sei tu a chiedere di andare in onda in continuazione. D’altra parte, però, c’è la soddisfazione di vedere il tuo lavoro che resiste agli anni. Su “Don Matteo” non c’è nemmeno bisogno di commenti: è come mandare in replica le partite del Barcellona, solo “Montalbano” riesce a fare meglio al secondo o al terzo passaggio. Per lo “Sbirro”, invece, il discorso è un po’ diverso: è una soddisfazione tutta mia personale, la dimostrazione che se lavori bene i risultati pagano. Poi sono convinto che a volte la gente neanche si rende bene conto se sei tu o un altro. Le serie su poliziotti e carabinieri sono talmente tante che è facile sbagliarsi. Spero solo di non essere mai confuso con il commissario Rex! Scherzi a parte, quello che può darmi fastidio non è essere replicato in estate ma ritrovarmi, come è successo, contemporaneamente in onda con il film “Eroi per caso” su Raiuno e “La Corrida” su Canale 5. Lì sì che la gente può pensare che sei matto».

Alla luce di questi successi, possiamo ipotizzare un suo ritorno alla fiction?

«Le dico la verità: nemmeno a vent’anni avevo tante incertezze su quello che avrei fatto a breve e lungo termine. Nell’ambito della fiction ci sarebbe già stata una bellissima occasione ma le vicende personali degli ultimi mesi mi hanno portato a rinunciare al progetto. Per “La Corrida” ci rivedremo a settembre con chi di dovere in un clima di grande serenità e collaborazione. E vedremo».

C’è la possibilità di un suo ritorno in Rai?

«Chissà. Io in Rai ho mantenuto rapporti non solo cordiali ma di grande affetto. E l’arrivo di Lorenza Lei alla direzione generale potrà solo fare bene all’azienda».

Ha accennato a problemi personali. Si riferiva alla scomparsa di suo padre?

«Sì. Dal maggio scorso, quando ho perso mio padre, non ho la testa né la voglia di far ridere. O, semplicemente, di fare il mio mestiere».

Dunque?

«Ho iniziato a scrivere un libro».

Un bel salto: da attore a scrittore.

«Per carità, non sono uno scrittore. Diciamo che era una cosa che stava lì da tempo, se ne era già parlato con alcune case editrici ma non si era mai concretizzata. Poi, un giorno, accade che la vita ti si rivolta contro e ti ritrovi a pensare. E a scrivere».

Un’autobiografia?

«Direi di no. Avevo appunti sparsi qua e là, su foglietti e tovaglioli di ristoranti. Li sto recuperando per cercare di fermare il tempo a prima della morte di mio papà. Il racconto è unico e poi spazia, ci sto anch’io, c’è il mio lavoro. Ma sempre in riferimento a mio padre, alla voglia di affermare la vita».

Detta così sembra un po’ triste.

«Io sono così, ma con la forza di chi soffre, con una sorta di ribellione a quello che definiamo il corso della vita per cui le persone che ami, se sono più grandi di te, prima o poi devi vederle andare via. Nei miei sogni questo non ci sta. E questo scrivo nel libro».

Che uscirà?

«A Natale».

La classica strenna.

«Macché strenna… Diciamo piuttosto che ho risolto il problema del regalo a chi mi sta antipatico!».

Lei è noto per essere poco amante delle nuove tecnologie. Come si scrive un libro senza computer?

«Si prende un’agenda vecchia, magari rilegata in pelle, e si comincia a scrivere a mano. Poi si cerca qualche anima pia, un amico o un’amica, che si immola e lo copia sul computer. Al momento è il mio unico impegno lavorativo, in questi mesi è l’unica cosa che mi salva. Ho ridotto le occasioni di distrazione, non esco quasi mai di casa. Non posso definirmi uno scrittore “regolare” ma la mia giornata ruota tutta intorno al libro».