19 Aprile 2011 | 09:00

Grazie Max, ci hai ricordato che il rock è vita

Care lettrici e cari lettori, l’altra sera i Subsonica hanno tenuto un concerto a Milano davanti a più di 12 mila persone. Forse non tutti conoscono i Subsonica, ma questo gruppo torinese, amato dai giovani e non solo, è tra i pochi in Italia che sa suonare il vero rock, che compone canzoni originali, che […]

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Grazie Max, ci hai ricordato che il rock è vita

Care lettrici e cari lettori, l’altra sera i Subsonica hanno tenuto un concerto a Milano davanti a più di 12 mila persone. Forse non tutti conoscono i Subsonica, ma questo gruppo torinese, amato dai giovani e non solo, è tra i pochi in Italia che sa suonare il vero rock, che compone canzoni originali, che […]

19 Aprile 2011 | 09:00 di

Care lettrici e cari lettori, l’altra sera i Subsonica hanno tenuto un concerto a Milano davanti a più di 12 mila persone. Forse non tutti conoscono i Subsonica, ma questo gruppo torinese, amato dai giovani e non solo, è tra i pochi in Italia che sa suonare il vero rock, che compone canzoni originali, che dal vivo ha un’energia pazzesca. È stato un concerto bellissimo, nonostante… Nonostante la notte prima fosse mancato il padre del chitarrista Max Casacci. Nel pomeriggio si era diffusa la voce che Max sarebbe stato sostituito, invece la sera era al suo posto, sul palco. Pochissimi del pubblico sapevano del suo dramma e Max ha suonato magnificamente, come sempre, seppure con lo stato d’animo che potete immaginare: non è facile nascondere un tale dolore davanti a un pubblico in festa. Alla fine del concerto, Samuel, il cantante dei Subsonica, ha dedicato l’ultima canzone «al poeta che diceva sempre: chi non canta, stona». È stato l’unico accenno al papà di Max, che a quel punto, vinto dalla commozione, è scoppiato in un pianto che ha cercato di nascondere. Mio padre è mancato tanti anni fa e mi sono chiesto se io avrei avuto la forza di Max. Non ho saputo rispondermi, ma penso che Max abbia scelto il modo migliore di ricordare suo padre: suonando. Facendo, cioè, quello che sa fare meglio, continuando a restare attaccato alla vita, consapevole che è la memoria che ci tiene vivi e fa sì che anche chi non c’è più continui a vivere e respirare dentro di noi. E sono certo che tra tanti appassionati applausi ce n’era uno, più nascosto e silenzioso, che solo Max ha sentito. Il segno di un legame che neppure la morte ha potuto interrompere. Alla prossima.

as@sorrisi.com