25 Ottobre 2011 | 08:30

Il diritto di cronaca e il dovere del rispetto

Care lettrici e cari lettori, non voglio addentrarmi sulla liceità della condanna a morte di Gheddafi per mano dei rivoltosi libici. Non sarebbe questa la sede più opportuna. Mi preme invece sottolineare e deplorare lo sciacallaggio mediatico che si è fatto sulle immagini del suo cadavere. Il colonnello di Tripoli era stato ucciso da poche […]

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Il diritto di cronaca e il dovere del rispetto

Care lettrici e cari lettori, non voglio addentrarmi sulla liceità della condanna a morte di Gheddafi per mano dei rivoltosi libici. Non sarebbe questa la sede più opportuna. Mi preme invece sottolineare e deplorare lo sciacallaggio mediatico che si è fatto sulle immagini del suo cadavere. Il colonnello di Tripoli era stato ucciso da poche […]

25 Ottobre 2011 | 08:30 di

Care lettrici e cari lettori, non voglio addentrarmi sulla liceità della condanna a morte di Gheddafi per mano dei rivoltosi libici. Non sarebbe questa la sede più opportuna. Mi preme invece sottolineare e deplorare lo sciacallaggio mediatico che si è fatto sulle immagini del suo cadavere. Il colonnello di Tripoli era stato ucciso da poche ore e già sul web impazzavano filmati che riprendevano il vilipendio del suo cadavere. Un cadavere sballottato con violenza da un carro militare all’altro, deriso, calpestato per mano dei ribelli libici. Telegiornali e giornali, trincerandosi dietro il diritto di cronaca, non ci hanno risparmiato le stesse immagini di morte. Qualcuno dirà che è giusto mostrare come finisce un dittatore. Ma a me quella totale mancanza di rispetto nei confronti della morte ha riempito di orrore e di sdegno. Le colpe di Gheddafi sono sotto gli occhi di tutti e i giudici, materiali e non, non mancheranno di emettere le loro insindacabili sentenze. Ma quello che ferisce è vedere un corpo privo di vita così maltrattato, così offeso. A mio parere non dovremmo mai abituare noi, e tanto meno i nostri figli, a essere così indifferenti nei confronti della morte, così pieni di astio e di rancore verso un  corpo senza vita. Calpestare la dignità dell’uomo, di qualsiasi uomo si tratti, anche del più abominevole criminale, significa rispondere con le sue stesse armi a quella violenza, a quella sopraffazione che noi stessi condanniamo. Alla prossima!                              as@sorrisi.com