16 Febbraio 2011 | 13:08

Il questionario di Sorrisi: Davide Van De Sfroos

Staserà Davide Van De Sfroos salirà di nuovo sul palco dell'Ariston per la sua seconda esibizione. Tra una prova e l'altra, il cantautore lombardo, l'unico di questa edizione a cantare in dialetto, ha trovato il tempo per rispondere alle domande del nostro questionario. Leggetelo, vi sorprenderà...

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Il questionario di Sorrisi: Davide Van De Sfroos

Staserà Davide Van De Sfroos salirà di nuovo sul palco dell'Ariston per la sua seconda esibizione. Tra una prova e l'altra, il cantautore lombardo, l'unico di questa edizione a cantare in dialetto, ha trovato il tempo per rispondere alle domande del nostro questionario. Leggetelo, vi sorprenderà...

16 Febbraio 2011 | 13:08 di

Davide Van de Sfroos (foto Massimo Sestini)

1 Il mio primo ricordo di Sanremo da bambino.

«Circolo Fratellanza, la cooperativa sotto casa: aveva la tv e tutti erano lì, come in un rito corale e tribale»

2 La mia canzone preferita nella storia del Festival.

«Sono molto affezionato a “L’Arca di Noè”, una canzone con un ritornelo da Zecchino d’Oro ma con un testo da Garcia Lorca. Mi ha veramente stregato».

3 La cosa che non sopporto di Sanremo.

«Il branco che sta fuori dalla musica in cerca di qualcos’altro a tutti i costi. Non contesto il giornalista che vuol saperne di più, ma tutto quel mondio selvaggio alla ricerca del pezzetto di mutande o di qualche brandello di chi si ritrova sul palco, quasi fosse un agnello sacrificale. È uno specchio di tante altre cose che ormai sono nella nostra vita».

4 Fioretto sanremese: se vinco prometto che…

«Prometto di non venire più. Anche perché due volte non mi capita di sicuro».

5 L’ultima volta che ho pianto per una canzone.

«Da poco ascoltando una canzone dei Metallica che non sentivo da tempo. Si intitola “One” e racconta di uno che è stato in guerra. Mi ha commosso, mi ha ricordato certe cose».

6 L’ultima volta che ho perso la calma.

«Stavo registrando il disco e mi ha chiamato un falso giornalista . Voleva fare un po’ il fenomeno e faceva tutta una serie di moine da cinematografo, uno spregiudicato. Ecco, il mio gruppo di collaboratori si è spaventato sentendo tutte le cose che gli ho detto al telefono».

7 La cosa che più mi piace delle mie canzoni.

«I loro strati, i tanti livelli di lettura. Sono pietre preziose incontrate strada facendo e trasformate in canzoni perché al centro hanno persone e vite».

8 La cosa che più detesto delle mie canzoni.

«Il fatto che devo continuare a cantarle e mi viene un po’ la nausea. Così cerco di variare la scaletta».

9 La persona che ammiro di più.
«Facendo un calcolo approssimativo direi Gesù Cristo per l’integrità, l’amore, l’ironia. Al di là del credo religioso».

10 La persona che, per fortuna, non sono.

«Ci sono tante persone che ringrazio di non essere. Penso a Hitler ma anche alle sue vittime».

11 La volta che sono stato più felice.

«Tre volte, quando sono nati i miei tre figli. Sono momenti di estrema intensità,  in cui vedi uscire tre vite create da te e da tua moglie».

12 Quello che proprio non sopporto in tv.

«La crudeltà nel nome di un fantomatico spettacolo che può diventare una sorta di arena dei periodi di Nerone. Cambiano i modi, oggi è tutto catodico e sofisticato ma vengono sfoderate armi improprie. Non sopporto il momento in cui bisogna far piangere o commuovere per forza le persone. Non sopporto il Festival delle neoplasie o le storie da soap opera. È una tv subdola e velenosa che si nutre di drammi per fare breccia dentro di noi».

13 I tre libri della mia vita.

«“Viaggio al termine della notte” di Cèline con cui ho scoperto il coraggio di scrivere, “Gridano i gufi” di Janet Frame e “Il cuore cucito” per la capacità descrittiova di Carole Martinez».

14 Le tre canzoni della mia vita.

«“Da me riva” di De André, “Redemption song» di Bob Marley, “Hurt” cantata da Johnny Cash con il video-testamento annesso».

15 I tre film della mia vita.

«“Qualcuno volò sul nido del cuculo”, “L’australiano” di Skolimowski e “Balla coi lupi”».

16 Quello che mi fa innamorare di una donna.

«Il suo essere donna e non cartolina, poster omadonna del petrolio. La donna è qualcosa di estremamente potente. Peccato che venga oscurata da cose che qualcuno ha deciso che devono servire per essere più appariscenti. Non ho niente in contrario alla femminilità quando non si perde il contatto con il proprio essere donna e non marionette di qualcos’altro».

17 L’errore che non rifarei.

«Gli errori che ho fatto fanno parte del viaggio , non si può barare. Forse cercherei di essere meno pigro quando basterebbe un saluto, una parola e te ne accorgi quando non hai più la possibilità di farlo».

18 La volta che mi sono sentito fiero di essere italiano.

«Tante volte, tutte le volte che sono stato accettato dalle regioni più lontane dalla mia, nelle isole, nel sud e nel centro-nord Italia. Sono fiero di abitare in mezzo a un grande popolo».

19 Se non avessi fatto l’artista, sarei stato…

«Mi sarei buttato matto. Oppure avrei fatto il dj radiofonico vecchia maniera, di quelli che parlano nel deserto».