11 Febbraio 2011 | 00:01

Intervista semiseria a Ficarra & Picone, protagonisti di «Femmine contro maschi»

La vera novità del film di Fausto Brizzi sono loro, Salvo Ficarra & Valentino Picone. Interpretano due ragazzoni malati di musica che all’insaputa delle fidanzate suonano in una cover band beatlesiana. Il finalissimo è sul palco, dove Ficarra riconquista l’amata improvvisando alla chitarra una canzone d’amore. Intanto si esibiscono a «Zelig» e si preparano a tornare a «Striscia». E a girare un nuovo misterioso film...

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Intervista semiseria a Ficarra & Picone, protagonisti di «Femmine contro maschi»

La vera novità del film di Fausto Brizzi sono loro, Salvo Ficarra & Valentino Picone. Interpretano due ragazzoni malati di musica che all’insaputa delle fidanzate suonano in una cover band beatlesiana. Il finalissimo è sul palco, dove Ficarra riconquista l’amata improvvisando alla chitarra una canzone d’amore. Intanto si esibiscono a «Zelig» e si preparano a tornare a «Striscia». E a girare un nuovo misterioso film...

11 Febbraio 2011 | 00:01 di

Ficarra & Picone
Ficarra & Picone

La vera novità di «Femmine contro maschi» sono loro, Salvo Ficarra & Valentino Picone. Nel nuovo film di Fausto Brizzi interpretano due ragazzoni malati di musica che all’insaputa delle fidanzate suonano in una cover band beatlesiana. Il finalissimo è sul palco, dove Ficarra riconquista l’amata improvvisando alla chitarra una canzone d’amore.

Ma voi sapete suonare davvero?
Ficarra: «Solo il citofono. Qualcosina avevo imparato da piccolo alla chitarra: sa com’è, in spiaggia con le “femmine” e i falò, non potendo puntare sulla bellezza cercavo vie alternative».

La voce che canta è proprio la sua?

Picone: «Sì, è proprio quella di Ficarra. Sul set c’erano 27 maestri di musica venuti da tutto il mondo per fare il miracolo: Muti, Abbado, anche un gruppo di giapponesi che nel frattempo studiavano il caso».

Preferite i Beatles o i Rolling Stones?

Picone: «I Beatles ma il minimo indispensabile, non sono un grande appassionato di musica. Mi piace Vasco, qualunque cosa faccia. Anche le sue interviste: mi piace proprio la voce».
Ficarra: «Io ultimamente ho riscoperto Baglioni. Poi anche Fiorella Mannoia e Noemi. Noemi la cantante, però».

Com’è stato il vostro rapporto con il regista Brizzi?
Ficarra: «Un rapporto sereno, basato sul ricatto. Ci ha detto: “Ho delle cose compromettenti su di voi… Fotografie, prove documentali. E tante dicerie: ho i canali giusti per metterle in giro. O lavorate con me o vi rovino”. Per noi il ricatto è una cosa fondamentale e allora abbiamo accettato».

Avete collaborato molto ai dialoghi?
Picone: «Soprattutto alle sfumature. Se nella sceneggiatura c’è scritto: “Passami il pane”, noi magari proseguiamo: “E perché te lo devo passare io?” “Scusami se te l’ho chiesto!”, e così via. Proponevamo le nostre idee a Fausto, ma non sempre ci diceva sì».
Ficarra: «Brizzi è una persona squallida! Gli proponi una battuta, dice che non va bene e poi la mette in altri film e la fa dire ad altri attori. Una persona veramente squallida. A parte questo ci siamo trovati bene, contentissimi, un bellissimo clima sul set».

Recitare in un film di altri è più rilassante che nel proprio?
Picone: «Al contrario. Quando la storia l’hai scritta tu, la sai interpretare perfettamente, e se vuoi la puoi cambiare, mentre in questo caso l’idea del film era di Brizzi e quindi dovevamo confrontarci continuamente: dipendevamo da lui. Però lavorare con persone nuove ha il vantaggio che ti propongono cose che vanno oltre quello che puoi pensare da solo».

A «Zelig» i vostri personaggi di Nicolò e Angelino scrivono leggi su misura. C’è qualche legge che potreste scrivere per voi stessi?
Picone: «A Zelig ci chiedono che il cane possa fare la pipì sull’autobus, altri di posteggiare sui marciapiedi. Perché una legge è per sempre. Ma per me no, non ho queste esigenze».
Ficarra: «A me basterebbe un mandato generale: “Salvo Ficarra può fare quello che vuole”. Poi mi intesterei qualche isola. Facciamo le Eolie, va’».

Qual’è stata nella vostra carriera l’esibizione più elettrizzante e la più deprimente?
Picone: «Le più galvanizzanti me le ricordo a Nichelino, vicino Torino, e a Taormina. La più deprimente in un paesino siciliano, agli inizi: andò talmente male che non ci volevano neanche pagare, siamo andati via con la paura che ci inseguissero».
Ficarra: «Mi ricordo che già il palco era costruito su una strada inclinata, per la prima volta mi sono ritrovato più alto di Picone».

Tornate spesso in Sicilia?
Ficarra: «La Sicilia è uno stato mentale, in effetti non parti mai. I siciliani sono di due tipi: quelli che dopo un giorno a Milano parlano con accento milanese (allora vuol dire che non erano siciliani, in Sicilia erano solo ospiti), e quelli che anche se mancano da cinquant’anni parlano sempre con accento siciliano, quelli che in realtà non sono mai partiti: come noi».

A fine marzo sarete di nuovo a «Striscia la notizia». A parte il successo che avete sempre, perché tornare a condurre il programma di Ricci?
Picone: «Io lo farei 14 mesi l’anno. L’unico comandamento di “Striscia” è non guardare in faccia nessuno, l’unico limite è il tuo buon gusto. E stiamo sempre dalla parte del popolo. E’ un programma che parla di tutto, dalla politica al piccolo caso. Per esempio si occupa di opere incompiute: a volte i reati passano o non si vedono, ma con le incompiute il corpo del reato è ancora lì e su questo “Striscia” non ha mai mollato. Io poi sono affascinatissimo da Giampaolo Fabrizio, ha sempre una satira molto pungente con i potenti che incontra».

Cosa potete dirmi del film nuovo che iniziate in estate?
Ficarra: «Assolutamente niente, purtroppo voi giornalisti appena vi dicono una cosa la scrivete».

Neanche il titolo?
Ficarra: «Proprio cinque minuti fa dicevamo che dobbiamo trovarne uno. I film italiani che nella storia del cinema hanno incassato di più sono “Che bella giornata” di Zalone e “La vita è bella” di Benigni: per il nostro, proporrei “Che bella giornata è la vita”».

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