11 Gennaio 2011 | 11:30

La bestemmia in tv non va mai assolta

Care lettrici e cari lettori, si è fatto un gran parlare, complice un commento del direttore di «Avvenire» (quotidiano della Cei), del reintegro nella casa del Grande Fratello del bestemmiatore Massimo Scattarella. In molti hanno criticato la decisione degli autori del programma, ma ricordo che la volontà di ammettere il concorrente in gioco è stata […]

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La bestemmia in tv non va mai assolta

Care lettrici e cari lettori, si è fatto un gran parlare, complice un commento del direttore di «Avvenire» (quotidiano della Cei), del reintegro nella casa del Grande Fratello del bestemmiatore Massimo Scattarella. In molti hanno criticato la decisione degli autori del programma, ma ricordo che la volontà di ammettere il concorrente in gioco è stata […]

11 Gennaio 2011 | 11:30 di

Care lettrici e cari lettori, si è fatto un gran parlare, complice un commento del direttore di «Avvenire» (quotidiano della Cei), del reintegro nella casa del Grande Fratello del bestemmiatore Massimo Scattarella. In molti hanno criticato la decisione degli autori del programma, ma ricordo che la volontà di ammettere il concorrente in gioco è stata espressa dal pubblico a casa, che ha avuto una settimana per decidere, tramite il televoto, la sorte del concorrente. Siete in moltissimi a chiedermi un parere su quanto è accaduto e, facendo parte del programma, è il caso che spieghi una volta per tutte la mia posizione (peraltro già espressa in diretta le scorse settimane). Io ritengo che una bestemmia non offenda solo le coscienze di noi cattolici, ma di qualsiasi persona di buon senso. E bene fa il direttore di «Avvenire» a trovare scandalosa la decisione di riammettere in gioco un concorrente che ha platealmente bestemmiato, soprattutto dopo che in Egitto tanti cristiani sono stati ferocemente uccisi per aver testimoniato la loro fede. Come ho detto in diretta, ribadisco attraverso questa pagina che non sono e non sarò mai d’accordo sul reintegro di Scattarella. Non tanto perché credo che qualcuno di noi abbia il diritto di ergersi a giudice morale di qualcun altro, quanto perché non si può avallare un comportamento tanto inopportuno. Poi, ovvio, la logica cristiana (o laica che sia) del perdono segue altri percorsi, più individuali. I perdoni mediatici, invece, mi lasciano più perplesso. Alla prossima!

as@sorrisi.com