01 Gennaio 2011 | 12:13

Luca Barbarossa, un papà tra musica e parole

di Patrizia Pallata pubblicato sul numero di Sorrisi del 17 ottobre 1999 È un momento magico per lui: da pochi giorni è diventato papà del piccolo Valerio e, contemporaneamente, esce il suo ultimo album che segna una svolta nella sua carriera: “Questo lavoro è più ambizioso, perché cerca di conciliare canzone d’ autore e musica […]

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Luca Barbarossa, un papà tra musica e parole

di Patrizia Pallata pubblicato sul numero di Sorrisi del 17 ottobre 1999 È un momento magico per lui: da pochi giorni è diventato papà del piccolo Valerio e, contemporaneamente, esce il suo ultimo album che segna una svolta nella sua carriera: “Questo lavoro è più ambizioso, perché cerca di conciliare canzone d’ autore e musica […]

Foto: di Patrizia Pallata pubblicato sul numero di Sorrisi del 17 ottobre 1999 È un momento magico per lui: da pochi giorni è diventato papà del piccolo Valerio e, contemporaneamente, esce il suo ultimo album che segna una svolta nella sua carriera: "Questo lavoro è più ambizioso, perché cerca di conciliare canzone d' autore e musica pop, una grande sfida che ha richiesto tempo". "Il parto è un momento straordinario. Vedi questo esserino uscire, tutto sporco e bagnato, ancora attaccato al cordone ombelicale. E quando te lo mostrano, per dieci secondi ti si ferma il respiro: controlli che stia bene, che abbia ogni cosa al suo posto, ti soffermi persino a guardare le unghie...". A raccontare è Luca Barbarossa, un sorriso stampato su una faccia radiosa da neopapà. Sono passati soltanto pochi giorni da quando è nato il suo primo figlio, Valerio, e lui non riesce a parlare d' altro, già assorbito da pannolini, soluzioni fisiologiche, dolori al pancino. "Poi, quando te lo danno da tenere in braccio, come hanno fatto con me, pensi due cose: una, che si è compiuto un vero miracolo; due, che è troppo piccolo e che potresti romperlo". La mamma, la spagnola Ingrid De Pinel, moglie di Luca dal 17 aprile scorso, dice che, per la cronaca, Valerio è venuto al mondo il 29 settembre alle 13,54 all' Ospedale Fatebenefratelli di Roma, pesava 3,250 kg ed era lungo 51 centimetri. "Un autentico capolavoro. E' vero che "ogni scarrafone è bello a mamma sua", ma questo bimbo è proprio carino", aggiunge fiero Luca. E' difficile distogliere la sua attenzione. Ma siamo qui a casa sua, nel quartiere romano di Monteverde, per chiedergli anche del suo nuovo album, il nono, "Musica e parole", uscito a più di tre anni dall' ultimo ("Sotto lo stesso cielo"). Come mai una pausa così lunga? "L' album è frutto di un lavoro lungo e intenso, di ricerca musicale e di linguaggio. Rispetto ai precedenti, che erano acustici e istintivi, fatti di basso, batteria e chitarra, questo è un progetto più ambizioso, perché ho cercato di conciliare canzone d' autore e musica pop. Per me è stata una grande sfida, che ha richiesto molto tempo". Un album diverso dagli altri, quindi, ma soprattutto più maturo. "Sto vivendo un momento particolarmente felice della mia vita e un anno straordinario come il 1999 fatico a lasciarlo: mi sono sposato, mi è nato un figlio e ho fatto il disco più consapevole della mia carriera. "Musica e parole", infatti, è quello che mi assomiglia di più, anche perché per la prima volta sono io il mio produttore esecutivo". E, infatti, per la produzione Luca ha convinto Romano Musumarra, conosciuto e apprezzato per lo più all' estero (ha firmato quasi trenta colonne sonore di film e prodotto la prima Céline Dion), a chiudersi in studio con lui per un anno. Ci sono entrati con una trentina di canzoni. Ne sono venuti fuori con una selezione di undici brani ben orchestrati e complessi, accompagnati da momenti musicali, introduzioni e code, molto dilatati. E' vero che ti sei misurato con l' uso del computer? "Il sistema per registrare un disco oggi è cambiato. Tecnologia e programmi molto sofisticati permettono di fare cose prima impensabili. Ma questo non significa che noi non abbiamo suonato davvero, anzi. In alcuni casi abbiamo fatto ricorso pure ai metodi tradizionali per ottenere i risultati che cercavamo". Dopo il primo singolo, "Musica e parole", uscito in estate con ottimi esiti, ecco il secondo, "Segnali di fumo", in duetto con l' australiana Tina Arena che ha cantato, tra l' altro, la colonna sonora del film "La maschera di Zorro", insieme con Marc Antony. "Tina è una persona e un' interprete straordinaria. All' entusiasmo e alla spontaneità unisce due qualità rare: abilità tecnica e cuore. Per questo pezzo io ho pensato alla sua voce e lei ha subito accettato. Sapete che cosa è successo quando Tina dall' Australia e noi in Italia eravamo in conferenza telefonica per definire ufficialmente questa collaborazione? Abbiamo finito per cantare al telefono!". Nel disco parli tanto di amore, ma tocchi anche altri temi. "Certo. Di amore prima di tutto, perché una canzone è un atto d' amore in sé. Ma poi c' è "Il fiume", un brano esistenziale che parla di un processo di identificazione col fiume e con l' obbligatorietà del suo percorso; "Tutto quello che so" tratta della morte; "Italiani d'America", scritta da Marco Conidi, degli italo-americani della terza generazione che sentono d'avere le radici altrove". C' è un pezzo dedicato a tuo figlio? "Questo album parte da lontano, quando Valerio non era neppure in cantiere. Ma se c'è una canzone che si addice alla nascita di un bambino questa è "Domani". E in particolare la strofa "se il mondo fosse come te": un augurio e una speranza per questo mondo pieno di tragedie e di dolori".

01 Gennaio 2011 | 12:13 di

di Patrizia Pallata

pubblicato sul numero di Sorrisi del 17 ottobre 1999

È un momento magico per lui: da pochi giorni è diventato papà del piccolo Valerio e, contemporaneamente, esce il suo ultimo album che segna una svolta nella sua carriera: “Questo lavoro è più ambizioso, perché cerca di conciliare canzone d’ autore e musica pop, una grande sfida che ha richiesto tempo”.

“Il parto è un momento straordinario. Vedi questo esserino uscire, tutto sporco e bagnato, ancora attaccato al cordone ombelicale. E quando te lo mostrano, per dieci secondi ti si ferma il respiro: controlli che stia bene, che abbia ogni cosa al suo posto, ti soffermi persino a guardare le unghie…”. A raccontare è Luca Barbarossa, un sorriso stampato su una faccia radiosa da neopapà. Sono passati soltanto pochi giorni da quando è nato il suo primo figlio, Valerio, e lui non riesce a parlare d’ altro, già assorbito da pannolini, soluzioni fisiologiche, dolori al pancino. “Poi, quando te lo danno da tenere in braccio, come hanno fatto con me, pensi due cose: una, che si è compiuto un vero miracolo; due, che è troppo piccolo e che potresti romperlo”.

La mamma, la spagnola Ingrid De Pinel, moglie di Luca dal 17 aprile scorso, dice che, per la cronaca, Valerio è venuto al mondo il 29 settembre alle 13,54 all’ Ospedale Fatebenefratelli di Roma, pesava 3,250 kg ed era lungo 51 centimetri. “Un autentico capolavoro. E’ vero che “ogni scarrafone è bello a mamma sua”, ma questo bimbo è proprio carino”, aggiunge fiero Luca. E’ difficile distogliere la sua attenzione. Ma siamo qui a casa sua, nel quartiere romano di Monteverde, per chiedergli anche del suo nuovo album, il nono, “Musica e parole”, uscito a più di tre anni dall’ ultimo (“Sotto lo stesso cielo”).

Come mai una pausa così lunga?
“L’ album è frutto di un lavoro lungo e intenso, di ricerca musicale e di linguaggio. Rispetto ai precedenti, che erano acustici e istintivi, fatti di basso, batteria e chitarra, questo è un progetto più ambizioso, perché ho cercato di conciliare canzone d’ autore e musica pop. Per me è stata una grande sfida, che ha richiesto molto tempo”. Un album diverso dagli altri, quindi, ma soprattutto più maturo. “Sto vivendo un momento particolarmente felice della mia vita e un anno straordinario come il 1999 fatico a lasciarlo: mi sono sposato, mi è nato un figlio e ho fatto il disco più consapevole della mia carriera. “Musica e parole”, infatti, è quello che mi assomiglia di più, anche perché per la prima volta sono io il mio produttore esecutivo”.

E, infatti, per la produzione Luca ha convinto Romano Musumarra, conosciuto e apprezzato per lo più all’ estero (ha firmato quasi trenta colonne sonore di film e prodotto la prima Céline Dion), a chiudersi in studio con lui per un anno. Ci sono entrati con una trentina di canzoni. Ne sono venuti fuori con una selezione di undici brani ben orchestrati e complessi, accompagnati da momenti musicali, introduzioni e code, molto dilatati. E’ vero che ti sei misurato con l’ uso del computer? “Il sistema per registrare un disco oggi è cambiato. Tecnologia e programmi molto sofisticati permettono di fare cose prima impensabili. Ma questo non significa che noi non abbiamo suonato davvero, anzi. In alcuni casi abbiamo fatto ricorso pure ai metodi tradizionali per ottenere i risultati che cercavamo”.

Dopo il primo singolo, “Musica e parole”, uscito in estate con ottimi esiti, ecco il secondo, “Segnali di fumo”, in duetto con l’ australiana Tina Arena che ha cantato, tra l’ altro, la colonna sonora del film “La maschera di Zorro”, insieme con Marc Antony. “Tina è una persona e un’ interprete straordinaria. All’ entusiasmo e alla spontaneità unisce due qualità rare: abilità tecnica e cuore. Per questo pezzo io ho pensato alla sua voce e lei ha subito accettato. Sapete che cosa è successo quando Tina dall’ Australia e noi in Italia eravamo in conferenza telefonica per definire ufficialmente questa collaborazione? Abbiamo finito per cantare al telefono!”.

Nel disco parli tanto di amore, ma tocchi anche altri temi.

“Certo. Di amore prima di tutto, perché una canzone è un atto d’ amore in sé. Ma poi c’ è “Il fiume”, un brano esistenziale che parla di un processo di identificazione col fiume e con l’ obbligatorietà del suo percorso; “Tutto quello che so” tratta della morte; “Italiani d’America”, scritta da Marco Conidi, degli italo-americani della terza generazione che sentono d’avere le radici altrove”.

C’ è un pezzo dedicato a tuo figlio?

“Questo album parte da lontano, quando Valerio non era neppure in cantiere. Ma se c’è una canzone che si addice alla nascita di un bambino questa è “Domani”. E in particolare la strofa “se il mondo fosse come te”: un augurio e una speranza per questo mondo pieno di tragedie e di dolori”.