01 Gennaio 2011 | 09:24

Max Pezzali: e dopo aver ucciso l’uomo ragno, ora ho fatto fuori anche gli 883

pubblicato sul numero di Sorrisi del 12 giugno 2004 «Addio feste. Addio aperitivi in centro. Addio partite a calcetto di notte». Max Pezzali fa i conti con i suoi 36 anni. Gli sono piombati addosso d’improvviso. E ora, finalmente, avverte il peso di ogni singola decade. Non sembra preoccupato, però. Anzi, è di ottimo umore. […]

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Max Pezzali: e dopo aver ucciso l’uomo ragno, ora ho fatto fuori anche gli 883

pubblicato sul numero di Sorrisi del 12 giugno 2004 «Addio feste. Addio aperitivi in centro. Addio partite a calcetto di notte». Max Pezzali fa i conti con i suoi 36 anni. Gli sono piombati addosso d’improvviso. E ora, finalmente, avverte il peso di ogni singola decade. Non sembra preoccupato, però. Anzi, è di ottimo umore. […]

Foto: pubblicato sul numero di Sorrisi del 12 giugno 2004 «Addio feste. Addio aperitivi in centro. Addio partite a calcetto di notte». Max Pezzali fa i conti con i suoi 36 anni. Gli sono piombati addosso d'improvviso. E ora, finalmente, avverte il peso di ogni singola decade. Non sembra preoccupato, però. Anzi, è di ottimo umore. «Improvvisamente mi sono reso conto che il linguaggio degli 883 non mi apparteneva più» racconta. «La scelta di abbandonare il marchio della band, però, è nata anche dal bisogno di assumere la responsabilità di tutto ciò che faccio». E così le storie pseudoadolescenziali raccontate dalle canzoni degli 883 lasciano spazio a racconti più intimi. Più adulti. Anche i suoni, nel nuovo Cd «Il mondo insieme a te», sono lontani anni luce dall'elettronica un po' «paninara» del passato. «Il fatto è che sono cresciuto. Appartengo a una generazione che fa fatica a maturare. Finché, un bel giorno, uno si sveglia e scopre che ciò che ha fatto fino a quel momento non gli basta più». Com'è la vita senza gli 883? «Ancora non lo so. Di certo sarò libero dai luoghi comuni che io stesso ho alimentato. E dei quali ora vedo i limiti». Per esempio? «Penso a tutte le banalità che ho scritto sul rapporto tra gli uomini e le donne. Facevano parte di una retorica un po' superficiale. Sono tempi duri per chi fa il mio mestiere. Devi tirare fuori gli attributi se non vuoi finire a cantare ai matrimoni. Devi essere credibile». Non lo eri? «Sono stato convinto delle cose che ho fatto finché le ho fatte. Ma se non avessi cambiato strada mi sarei coperto di ridicolo. Oggi non c'è spazio per chi racconta frottole. Devi essere onesto. Come uomo e ancor più come musicista». Non lo eri? «Certo che sì. Ma ultimamente era capitato che la musica mi annoiasse. Ci sono pochi stimoli in giro. Sono anni avari di novità. Ascoltando artisti convenzionali, come Five For Fighting o John Mayer, ho capito che il rinnovamento passava attraverso la tradizione rock americana. Alla fine delle registrazioni mi sono reso conto che non avrei mai potuto realizzare un disco come quest'ultimo, almeno fino a qualche mese fa. Sono cresciuto». La tua metrica svalvolata nei testi però è rimasta... «Quella, ormai, è il mio marchio di fabbrica. Mi piace giocare con le sillabe. So di avere dei detrattori, per questo. Dovrebbero sapere, però, che dopo la nascita dell'hip-hop certe regole sono state riscritte». Ma che cosa ti ha fatto crescere in particolare? «Sarà che abito a Roma, ora, e ho imparato ad avere un'altra idea della vita. Sarà che sono innamorato e vivo il mio rapporto di coppia in modo più consapevole. Sarà che la mia compagna ha una bimba di 7 anni e ho dovuto cimentarmi in un nuovo ruolo...». Ti senti papà? «Sì. I tempi sono cambiati. Un bambino oggi può avere tre o quattro genitori». Problemi di convivenza? «Per niente, se si eccettua la totale perdita di controllo sul telecomando. Sul satellite ci sono almeno sei canali che trasmettono cartoni a ogni ora. Ho dovuto dire addio ai "Soprano , a "24 e a "C.S.I. , i miei telefilm preferiti». Anche il tuo amico Fiorello vive una situazione simile. «Infatti anche lui è cambiato molto. Stessa generazione, stesso destino. Per tanto tempo abbiamo avuto paura di crescere. Ora che mi sono buttato, però, posso dire che ci sbagliavamo. Non sono mai stato meglio di così». Desideri di paternità? «Perché no? Non mi spaventa più nulla». E se una tua figlia portasse a casa un ragazzino che usa con lei le parole degli 883? «Allora pagherò gli errori del mio passato. In silenzio».

01 Gennaio 2011 | 09:24 di

pubblicato sul numero di Sorrisi del 12 giugno 2004

«Addio feste. Addio aperitivi in centro. Addio partite a calcetto di notte». Max Pezzali fa i conti con i suoi 36 anni. Gli sono piombati addosso d’improvviso. E ora, finalmente, avverte il peso di ogni singola decade. Non sembra preoccupato, però. Anzi, è di ottimo umore. «Improvvisamente mi sono reso conto che il linguaggio degli 883 non mi apparteneva più» racconta. «La scelta di abbandonare il marchio della band, però, è nata anche dal bisogno di assumere la responsabilità di tutto ciò che faccio». E così le storie pseudoadolescenziali raccontate dalle canzoni degli 883 lasciano spazio a racconti più intimi. Più adulti. Anche i suoni, nel nuovo Cd «Il mondo insieme a te», sono lontani anni luce dall’elettronica un po’ «paninara» del passato. «Il fatto è che sono cresciuto. Appartengo a una generazione che fa fatica a maturare. Finché, un bel giorno, uno si sveglia e scopre che ciò che ha fatto fino a quel momento non gli basta più».

Com’è la vita senza gli 883?
«Ancora non lo so. Di certo sarò libero dai luoghi comuni che io stesso ho alimentato. E dei quali ora vedo i limiti».

Per esempio?
«Penso a tutte le banalità che ho scritto sul rapporto tra gli uomini e le donne. Facevano parte di una retorica un po’ superficiale. Sono tempi duri per chi fa il mio mestiere. Devi tirare fuori gli attributi se non vuoi finire a cantare ai matrimoni. Devi essere credibile».

Non lo eri?
«Sono stato convinto delle cose che ho fatto finché le ho fatte. Ma se non avessi cambiato strada mi sarei coperto di ridicolo. Oggi non c’è spazio per chi racconta frottole. Devi essere onesto. Come uomo e ancor più come musicista». Non lo eri? «Certo che sì. Ma ultimamente era capitato che la musica mi annoiasse. Ci sono pochi stimoli in giro. Sono anni avari di novità. Ascoltando artisti convenzionali, come Five For Fighting o John Mayer, ho capito che il rinnovamento passava attraverso la tradizione rock americana. Alla fine delle registrazioni mi sono reso conto che non avrei mai potuto realizzare un disco come quest’ultimo, almeno fino a qualche mese fa. Sono cresciuto».

La tua metrica svalvolata nei testi però è rimasta…
«Quella, ormai, è il mio marchio di fabbrica. Mi piace giocare con le sillabe. So di avere dei detrattori, per questo. Dovrebbero sapere, però, che dopo la nascita dell’hip-hop certe regole sono state riscritte».

Ma che cosa ti ha fatto crescere in particolare?
«Sarà che abito a Roma, ora, e ho imparato ad avere un’altra idea della vita. Sarà che sono innamorato e vivo il mio rapporto di coppia in modo più consapevole. Sarà che la mia compagna ha una bimba di 7 anni e ho dovuto cimentarmi in un nuovo ruolo…».

Ti senti papà?
«Sì. I tempi sono cambiati. Un bambino oggi può avere tre o quattro genitori».

Problemi di convivenza?
«Per niente, se si eccettua la totale perdita di controllo sul telecomando. Sul satellite ci sono almeno sei canali che trasmettono cartoni a ogni ora. Ho dovuto dire addio ai “Soprano , a “24 e a “C.S.I. , i miei telefilm preferiti».

Anche il tuo amico Fiorello vive una situazione simile.
«Infatti anche lui è cambiato molto. Stessa generazione, stesso destino. Per tanto tempo abbiamo avuto paura di crescere. Ora che mi sono buttato, però, posso dire che ci sbagliavamo. Non sono mai stato meglio di così».

Desideri di paternità?
«Perché no? Non mi spaventa più nulla».

E se una tua figlia portasse a casa un ragazzino che usa con lei le parole degli 883?
«Allora pagherò gli errori del mio passato. In silenzio».