22 Marzo 2011 | 08:30

Metti una sera ascoltando De André…

Care lettrici e cari lettori, l’altra sera ho acceso la tv non per seguire un programma, ma per vedere il primo dvd della collana che Sorrisi dedica a Fabrizio De André. Mi sono emozionato, rivedendo uno dei miei artisti preferiti sul palco, rivivendo il dramma del suo sequestro in Sardegna, seguendo le sue profondissime interviste. […]

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Metti una sera ascoltando De André…

Care lettrici e cari lettori, l’altra sera ho acceso la tv non per seguire un programma, ma per vedere il primo dvd della collana che Sorrisi dedica a Fabrizio De André. Mi sono emozionato, rivedendo uno dei miei artisti preferiti sul palco, rivivendo il dramma del suo sequestro in Sardegna, seguendo le sue profondissime interviste. […]

22 Marzo 2011 | 08:30 di


Care lettrici e cari lettori, l’altra sera ho acceso la tv non per seguire un programma, ma per vedere il primo dvd della collana che Sorrisi dedica a Fabrizio De André. Mi sono emozionato, rivedendo uno dei miei artisti preferiti sul palco, rivivendo il dramma del suo sequestro in Sardegna, seguendo le sue profondissime interviste. Ma soprattutto riascoltando quella voce calda e ruvida, quella musica essenziale eppure ricchissima, quei testi ricchi di poesia e al tempo stesso costruiti con parole semplici, «povere» ed efficaci. Mi ricordo di quando, da ragazzo, lo ascoltavo quasi di nascosto, perché De André affrontava temi difficili e «scandalosi» (qualche canzone aveva addirittura delle parolacce) e certi temi a casa mia erano tabù: «Bocca di Rosa», per esempio, che brividi mi dava! Una prostituta che faceva del bene a tutto un paese… Con poesia e leggerezza, De André dipingeva un personaggio spesso presente nella letteratura e nell’arte. Penso all’Odette di Proust, alla Violetta della Traviata e a tante indimenticabili «signorine» descritte da Boccaccio, Fogazzaro, Gozzano, Buzzati e molti altri. E così l’altra sera mi sono domandato: di che cosa canterebbe oggi De André? Riuscirebbe a trasformare in poesia il rude cinismo e le ambizioni senza limiti delle «Bocca di Rosa» di questi anni, di chi pretende di diventare famoso senza avere talento? Ho pensato che il povero Fabrizio non ha fatto in tempo a vedere la sua Bocca di Rosa, che «metteva l’amore sopra ogni cosa», trasformata in sguaiata regina delle movide sfrenate, in primadonna dell’ignoranza, della volgarità e della presunzione. Alla prossima!

as@mondadori.it