13 Febbraio 2011 | 04:12

Nei testi delle canzoni di Sanremo 2011 non si parla solo d’amore

Come sono i testi delle canzoni di questo Festival (li trovate tutti nel numero di Sorrisi in edicola)? Possono essere suddivisi in tre categorie che chiameremo «intimisti», «sociali» e «intimisti-sociali»...

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Nei testi delle canzoni di Sanremo 2011 non si parla solo d’amore

Come sono i testi delle canzoni di questo Festival (li trovate tutti nel numero di Sorrisi in edicola)? Possono essere suddivisi in tre categorie che chiameremo «intimisti», «sociali» e «intimisti-sociali»...

13 Febbraio 2011 | 04:12 di

Come sono i testi delle canzoni di questo Festival (li trovate tutti nel numero di Sorrisi in edicola)? Possono essere suddivisi in tre categorie che chiameremo «intimisti», «sociali» e «intimisti-sociali».
Per i primi partiamo da Giusy Ferreri che, in uno dei testi più ricercati e raffinati del Festival (opera di Bungaro), seccata si lamenta del suo lui, dato che «è troppo tempo che non si fa più l’amore». Ribattono sfrontati i La Crus che, dopo anni di arretramenti del maschio, rivendicano la canagliaggine virile («Lo so di aver tradito»), inneggiano – inaudito all’Ariston – all’ateismo («Non credo nel peccato, amore mio, perché non credo in Dio»), perseverano nel tradimento («Perdermi tra i sensi mi divora e io non cambio mai») per poi citare Oscar Wilde («Posso resistere a tutto ma alle tentazioni no»). Anche Luca Madonia ricorre alle citazioni, richiamando lo stesso sodale Franco Battiato: «Colgo l’occasione di un’estate al mare».

Tanta attualità nei testi «sociali», dove primeggia Roberto Vecchioni, che si schiera con la scuola in rivolta («E per tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero/Così belli a gridare nelle piazze/Perché stanno uccidendoci il pensiero») e contro le missioni militari («Per chi a vent’anni se ne sta a morire/in un deserto come in un porcile»). Rincara la dose Tricarico, mentre soffiano i venti del federalismo e alla vigilia del 150° dell’unità nazionale, in una filastrocca finto-ingenua che recita: «Quelli nella nebbia hanno una bandiera verde», però «ricorda che la nostra tre colori ha». E pensando ai militari all’estero canta: «Soldatini di frontiera/mille mamme aspettano/cercate di non farvi fucilar».

Dalle rive del Lago di Como interviene, col testo più surreale del Festival, Davide Van De Sfroos che in puro «laghée» (tolto il napoletano, la prima volta di un dialetto «integrale» all’Ariston) spedisce gli eroi di Salgari sulla riviera Adriatica, tra lattine di Red Bull, vuvuzela ed happy hour, con tanto di chirurgia estetica, visto che pure la Perla di Labuan «si è rifatta il seno». Al Bano, a sorpresa, s’immerge nel sociale per cantare la vita e la morte di Amanda, giovane immigrata, obbligata a battere i marciapiedi.

Nella terra di mezzo tra «intimo e sociale» c’è Max Pezzali che scrive l’inno del 50enne, o del prepensionato, o comunque di chi vuole cambiar vita («Quanti armadi da svuotare/quante cose da buttare/che sembravano importanti e invece non mi servono» perché questo «è il mio secondo tempo e io voglio godermelo»). Anna Oxa, a sua volta, lancia un appello a non lasciarsi abbattere e incita ad adeguarci all’imperante «vaffa» («Ed un gesto col dito/A chi gufa o ci porge sbadigli»). Pure Anna Tatangelo abbandona ogni sentimentalismo per iscriversi alla categoria attualissima delle donne che, al posto di piangere, ringhiano rabbiose («Bastardo!»). Per concludere con Patty Pravo che mescola sesso («Ma no, non ti muovere/Che stai benissimo su di me») con la crisi dei mercati finanziari («Venti minuti d’amore/E sentire alla televisione di questa economia»). Più attuale di così…