28 Dicembre 2010 | 08:30

Nel 2011 facciamo insieme la rivoluzione!

Care lettrici e cari lettori, in questi giorni gli argomenti sono due: il bilancio dell’anno che sta finendo e le speranze per quello che sta per iniziare. Per carattere, sono più propenso ad assecondare i miei sogni che a tracciare bilanci, ma devo dire che questo 2010 che se ne va per me è stato […]

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Nel 2011 facciamo insieme la rivoluzione!

Care lettrici e cari lettori, in questi giorni gli argomenti sono due: il bilancio dell’anno che sta finendo e le speranze per quello che sta per iniziare. Per carattere, sono più propenso ad assecondare i miei sogni che a tracciare bilanci, ma devo dire che questo 2010 che se ne va per me è stato […]

28 Dicembre 2010 | 08:30 di

Care lettrici e cari lettori, in questi giorni gli argomenti sono due: il bilancio dell’anno che sta finendo e le speranze per quello che sta per iniziare. Per carattere, sono più propenso ad assecondare i miei sogni che a tracciare bilanci, ma devo dire che questo 2010 che se ne va per me è stato bello e farei la firma per un 2011 più o meno simile. Ma mi piace immaginare, per l’anno nuovo, qualcosa di davvero sorprendente. No, non voglio parlare di guerre che finiscono, di politici che si riavvicinano alla gente, di economia che riprende, di scomparsa della disoccupazione: non è che non desideri tutte queste cose, ma anche quando si sogna bisogna essere un po’ realisti. E tutte queste speranze sarà difficile che si realizzino (me ne basterebbe almeno una, ma che dico una, mezza…). E allora sapete cosa vorrei dal 2011? Vorrei un generalizzato aumento dell’educazione e della gentilezza nei rapporti tra le persone. Non so che cosa ne pensiate voi, ma a me sembra che negli ultimi tempi facciamo fatica ad ascoltare e a capire le ragioni degli altri, arroccati in noi stessi e innamorati delle nostre convinzioni (che magari non sono nemmeno così tanto ponderate). E ci sembra più facile indossare l’abito dell’intransigenza piuttosto che quello della comprensione. Che di colpo nell’anno nuovo finiscano tutte le guerre del mondo è un’utopia e non dipende (purtroppo) da noi. Ma da noi dipende un modo diverso di vivere insieme, meno competitivo e arrogante, più aperto agli altri. In un certo senso, davvero rivoluzionario. Io ci proverò. E voi? Alla prossima.

as@sorrisi.com