03 Agosto 2009 | 00:25

Non proviamo più compassione (e la colpa è anche della tv)

Care lettrici, cari lettori, l’altra sera a un tg delle 20 ho visto un’immagine che mi ha davvero scioccato. Su una spiaggia assolata della costa napoletana sotto un ombrellone giaceva il corpo privo di vita di un uomo annegato, coperto per pietà cristiana da teli colorati da mare. Il contrasto tra l’immagine gioiosa dell’estate e […]

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Non proviamo più compassione (e la colpa è anche della tv)

Care lettrici, cari lettori, l’altra sera a un tg delle 20 ho visto un’immagine che mi ha davvero scioccato. Su una spiaggia assolata della costa napoletana sotto un ombrellone giaceva il corpo privo di vita di un uomo annegato, coperto per pietà cristiana da teli colorati da mare. Il contrasto tra l’immagine gioiosa dell’estate e […]

03 Agosto 2009 | 00:25 di

alfonso_signorini-400x400Care lettrici, cari lettori,
l’altra sera a un tg delle 20 ho visto un’immagine che mi ha davvero scioccato. Su una spiaggia assolata della costa napoletana sotto un ombrellone giaceva il corpo privo di vita di un uomo annegato, coperto per pietà cristiana da teli colorati da mare. Il contrasto tra l’immagine gioiosa dell’estate e la morte di quel poveretto era fortissimo già di suo. Ma a colpirmi ancora di più era la scena nel suo insieme. Tutto intorno a quel corpo inanimato la vita da spiaggia continuava a scorrere come se nulla fosse successo: i bambini si rincorrevano tra le onde, i bagnanti si spalmavano la crema solare sulla schiena, c’era chi addirittura improvvisava un picnic.
Ecco, se avessi potuto fermare quella immagine per farne un quadro, l’avrei intitolato “L’indifferenza”. La tv educa noi e i nostri figli all’indifferenza. Nei tg, all’ora di cena come
a quella di pranzo, scorrono spesso immagini tragiche di morte, di violenza, di sopraffazione di fronte alle quali non proviamo più la minima emozione. Io credo che educare all’indifferenza significhi annientare quella naturale predisposizione alla compassione (dal latino cum patire, soffrire insieme) che ognuno di noi sente per istinto dentro di sé. Non siamo macchine, siamo persone: non possiamo non provare qualcosa di fronte a ciò che tocca l’umanità che ci accomuna l’uno all’altro. Dobbiamo ribellarci a tutto questo. Prima che sia troppo tardi.

Alla prossima!

Alfonso Signorini
as@sorrisi.com