16 Febbraio 2009 | 08:33

Un ragazzino, una pizza e un Festival per sognare

Care lettrici, cari lettori, non so voi, ma io sono un patito del Festival di Sanremo. Per me è come il panettone a Natale o l’uovo di Pasqua: non riesco a immaginarmi senza. Sarà perché ha accompagnato da sempre la mia vita. Ricordo che da bambino i nonni si vestivano addirittura con l’abito buono per […]

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Un ragazzino, una pizza e un Festival per sognare

Care lettrici, cari lettori, non so voi, ma io sono un patito del Festival di Sanremo. Per me è come il panettone a Natale o l’uovo di Pasqua: non riesco a immaginarmi senza. Sarà perché ha accompagnato da sempre la mia vita. Ricordo che da bambino i nonni si vestivano addirittura con l’abito buono per […]

Foto: Alfonso SignoriniCare lettrici, cari lettori, non so voi, ma io sono un patito del Festival di Sanremo. Per me è come il panettone a Natale o l’uovo di Pasqua: non riesco a immaginarmi senza. Sarà perché ha accompagnato da sempre la mia vita. Ricordo che da bambino i nonni si vestivano addirittura con l’abito buono per la finale davanti alla tv (quello che avrebbero messo anche alla Messa il giorno dopo). C’era una nostra vicina di casa che per l’occasione andava perfino dalla parrucchiera. Da ragazzino andavo a prendere la pizza e me la portavo a casa per guardarmi il Festival davanti alla tv: e vedendo sfilare tante primedonne, ascoltando tante canzoni sognavo a occhi aperti. Quante immagini mi scorrono davanti agli occhi: il bacio interminabile di Roberto Benigni a Olimpia Carlisi, l’annuncio della morte di Claudio Villa fatto in diretta da Pippo Baudo, le incursioni di Cavallo pazzo… Il sabato si facevano le ore piccole con il permesso dei nostri genitori e ci si sentiva grandi. Ricordo ancora il sapore amaro la domenica mattina, al risveglio: sembrava di aver vissuto una bella favola e bisognava riprendere al più presto i contatti con la realtà. Io credo che il Festival oggi eserciti la stessa magia. Per questo lo difendo strenuamente: fa parte del nostro Dna, della storia del nostro Paese. Confessarlo non è segno di debolezza, ma di appartenenza. Alla prossima! Alfonso Signorini

Sorrisi n. 8 - 2009

16 Febbraio 2009 | 08:33 di

Alfonso SignoriniCare lettrici, cari lettori, non so voi, ma io sono un patito del Festival di Sanremo.
Per me è come il panettone a Natale o l’uovo di Pasqua: non riesco a immaginarmi senza. Sarà perché ha accompagnato da sempre la mia vita. Ricordo che da bambino i nonni si vestivano addirittura con l’abito buono per la finale davanti alla tv (quello che avrebbero messo anche alla Messa il giorno dopo). C’era una nostra vicina di casa che per l’occasione andava perfino dalla parrucchiera. Da ragazzino andavo a prendere la pizza e me la portavo a casa per guardarmi il Festival davanti alla tv: e vedendo sfilare tante primedonne, ascoltando tante canzoni sognavo a occhi aperti. Quante immagini mi scorrono davanti agli occhi: il bacio interminabile di Roberto Benigni a Olimpia Carlisi, l’annuncio della morte di Claudio Villa fatto in diretta da Pippo Baudo, le incursioni di Cavallo pazzo…
Il sabato si facevano le ore piccole con il permesso dei nostri genitori e ci si sentiva grandi. Ricordo ancora il sapore amaro la domenica mattina, al risveglio: sembrava di aver vissuto una bella favola e bisognava riprendere al più presto i contatti con la realtà. Io credo che il Festival oggi eserciti la stessa magia. Per questo lo difendo strenuamente: fa parte del nostro Dna, della storia del nostro Paese. Confessarlo non è segno di debolezza, ma di appartenenza.
Alla prossima!
Alfonso Signorini

Sorrisi n. 8 – 2009