01 Gennaio 2011 | 12:31

Una mamma per amica

di Paola Zivelli e Patrizia Ricci pubblicato nel numero di Sorrisi del 19 aprile 1992 «Lasciati guardare, sei così bella che non riesco più a parlare… Ma sai mamma sai, questa vita mi fa tremare e sono sempre i sentimenti i primi a dover pagare… ». I versi della canzone con cui Luca Barbarossa ha […]

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Una mamma per amica

di Paola Zivelli e Patrizia Ricci pubblicato nel numero di Sorrisi del 19 aprile 1992 «Lasciati guardare, sei così bella che non riesco più a parlare… Ma sai mamma sai, questa vita mi fa tremare e sono sempre i sentimenti i primi a dover pagare… ». I versi della canzone con cui Luca Barbarossa ha […]

Foto: di Paola Zivelli e Patrizia Ricci pubblicato nel numero di Sorrisi del 19 aprile 1992 «Lasciati guardare, sei così bella che non riesco più a parlare… Ma sai mamma sai, questa vita mi fa tremare e sono sempre i sentimenti i primi a dover pagare… ». I versi della canzone con cui Luca Barbarossa ha vinto il Festival di Sanremo sono ispirati all’elegante signora Annamaria Rossi che, nella casa del figlio, si sottopone al primo servizio fotografico posato della sua vita. La somiglianza tra madre e figlio sta tutta negli occhi, grandi, scuri e diretti. Il cantautore la prende bonariamente in giro mentre cerca di insegnarle un accordo alla chitarra, e commenta: «Ho una mamma per amica». Lui lo conosciamo bene. Lei è una bella signora un po’ frastornata da questa improvvisa notorietà. La signora Rossi si presenta: «Lavoro per il Venerdì, il settimanale del quotidiano La Repubblica. Mi occupo della rubrica dedicata alla posta e ho principalmente rapporti con il direttore Eugenio Scalfari. Seleziono centinaia di lettere che arrivano in redazione e gestisco questo impegno in assoluta autonomia, lontano dai clamori. In effetti sono un tipo chiuso e, come molte persone nate sotto il segno dei Pesci, ho personalità diverse. A volte mi mostro dura e rigorosa, ma anche disponibile e morbida. Definirmi dolce non mi piace, lo sono raramente». Per la signora Rossi questo è un periodo piuttosto movimentato: «Non sono abituata» spiega «a essere al centro dell’attenzione. Per una persona normale come me è imbarazzante sentirsi braccata da giornalisti e paparazzi. Sono felice per Luca che sta vivendo un momento importante, ma non avrei mai pensato che “Portami a ballare” potesse vincere Sanremo. Pensi che per la serata finale in casa non avevo nemmeno una bottiglia di champagne! Poi, però, con mio figlio più piccolo, Lorenzo, che ha 25 anni, ho fatto una specie di danza propiziatoria per dare una spinta alla fortuna. Quando Baudo ha annunciato il vincitore, il nostro telefono ha iniziato a squillare e per comunicare con Luca ho dovuto chiamarlo al telefono portatile. Eravamo entrambi emozionati: “Sei contenta?” mi ha detto. “Io lo sono, tutto qui!”». Riprende Barbarossa: «È un periodo importante, è vero, anche se con l’incidente, uno scontro con il portiere della squadra avversaria della Nazionale cantanti, mi sono fratturato lo zigomo sinistro in tre parti. Mi hanno operato internamente, non ho cicatrici, ma ho dovuto affrontare l’anestesia totale, essere intubato… Insomma, ho dovuto spostare di quasi due settimane l’inizio del tour che partirà il 21 aprile a Roma al Teatro Brancaccio». In questi giorni il cantautore è a Sarnano, in provincia di Macerata, dove sta ultimando le prove per i concerti. «Oggi lavoro con grande passione, cosa che prima non facevo. E sì, ci sono proprio dentro adesso. Sono fregato!». Ma la passione per la musica quando è nata? Racconta la signora Rossi: «L’ha manifestata molto presto, anche se con poca convinzione; da ragazzino cantava nel coro della scuola. Credo che da questo punto di vista possa essere stato influenzato da suo padre Aldo (manager di un’industria farmaceutica, ndr), che è una persona molto musicale, amante del jazz e musicista a sua volta: suona la tromba per hobby. È stato lui a regalare a Luca, quattordicenne, la sua prima chitarra». Continua Luca: «Mio padre mi ha educato alla musica. Mi portava da ragazzino ad ascoltare il jazz in un locale romano, il Music In. Io a volte mi addormentavo, ma molto più spesso seguivo. Quando mio padre mi regalò la chitarra la tenni in camera mia, come la coperta di Linus. Ogni tanto la strimpellavo. Ricordo che mi feci insegnare i primi accordi da un amico delle mie sorelle più grandi… Oggi mi piacerebbe studiare la musica. Io suono chitarra e pianoforte, così, istintivamente, e non conosco la musica. Sì, sono molto ignorante in questo senso, un vero e proprio canzonettaro». La prima canzone scritta da Barbarossa rimane nei ricordi di sua madre: «La fece ascoltare a me per prima. Mi torna in mente in particolare una frase del testo che diceva più o meno “Mezzanotte è già passata e il telefono non squilla…”. Devo ammettere che reagii con scetticismo, quasi sfottendolo come lui faceva con me. Gli dissi: “Carina, chi l’ha scritta?”. Adesso però non ricordo il titolo…». Luca precisa: «Il motivo era “Se il letto mio volasse”, che è stato poi inserito nel mio primo album».  L’appoggio della famiglia non è comunque mancato: «Lo avremmo sostenuto in ogni caso» spiega la signora Rossi  «spingendolo ad assecondare l’istinto. Del resto noi tutti abbiamo sempre amato la musica. Anche Lorenzo, il fratello minore, non è immune: lavora per l’etichetta discografica Rti Music, ex Five Record, e ha un passato di disc-jockey». Barbarossa ha iniziato a 19 anni con Castrocaro. Ecco come racconta il suo ingresso nella musica: «Una sera, a casa dei miei genitori, strimpellavo la chitarra davanti al caminetto. Un amico dei miei mi consigliò di rivolgermi a Gianni Ravera, che poi fu il primo a credere in me. Castrocaro è subito dopo Sanremo: uno shock. Per me che ascoltavo poco la musica italiana e vivevo in un mondo popolato da Bob Dylan, James Taylor e Carly Simon, ritrovarmi lì… Io devo molto al Festival, ma non posso non considerare che ha ospitato il peggio della musica, con alcune perle: il Modugno di “Volare”, Dalla di “4 marzo 1943”, Stevie Wonder di “Il sole è di tutti” e pochi altri. Dopo quell’esperienza dall’81 all’86 non combinai quasi niente, anche perché ero un pazzo scriteriato, o forse ero più sano di oggi. Appena mi arrivavano due soldi dai diritti d’autore partivo: Stati Uniti, Londra, dipendeva dai soldi e da dove “mi tirava” in quel momento. Non avevo molta voglia di lavorare; oggi mi rendo conto che per avere dei risultati ci vogliono tanta fatica, delusioni e tormenti». Una maturazione faticosa, ma che gli ha permesso di vivere fino in fondo la sua vita e che, probabilmente, gli ha dato la forza di fare le scelte «giuste». Da ragazzino, invece, il cantautore era molto diverso. «Era scatenato» confida la signora Annamaria. «A volte un po’ timido, molto sensibile. Ma il vero periodo di scatenamento è stato quello dell’impegno politico. Era sempre in giro, coinvolto da scioperi e occupazioni. Non aveva tempo per altre cose, contrariamente a molti suoi amici che frequentavano regolarmente la nostra casa, anche perché Susanna e Veronica, le figlie del mio secondo marito, che hanno 35 e 32 anni, attiravano la loro attenzione. A quel tempo abitavamo in campagna, a Mentana, vicino a Roma, circondati da una banda di ragazzini allegri». La famiglia di Luca è piuttosto numerosa ed è sua madre che la racconta: «Quando Luca aveva 5 anni io e suo padre, Aldo Barbarossa che ha 57 anni ed è romano, ci siamo separati. Siamo rimasti amici e Luca lo vede regolarmente. Con lui ho mantenuto un rapporto profondo, sereno e responsabile. Io mi sono sposata con il giornalista politico Giorgio Rossi, che ora ha 64 anni. Lui era vedovo e aveva appunto due figlie, Susanna e Veronica, alle quali si è aggiunto il nostro Lorenzo. Siamo diventati una grande famiglia. Non ci sono mai stati attriti e i nostri rapporti sono sempre stati sereni e sinceramente affettuosi». Il distacco di Luca dalla famiglia è avvenuto quando aveva vent’anni: «Sono venuto ad abitare in questa casa da ragazzo e si vede… Non l’ho più riarredata ed è rimasta così, tutta colorata, tipo aula di una scuola Montessori. Mi è piaciuta subito, così bohemienne, con la scala a chiocciola, i vetri all’inglese, un grande terrazzo pieno di luce. Quando sono entrato avevo solo un materassino gonfiabile e un sacco a pelo. Ma era da tempo che avevo una grande voglia d’indipendenza; già a sedici anni mi davo da fare, suonavo nei locali, insegnavo tennis e per un certo periodo ho anche dipinto vetri a smalto. Avevo voglia di cose pratiche, concrete; questo fa ancora parte del mio carattere. Dopo la maturità scientifica ero molto determinato: non volevo fare l’università, ma lavorare nella musica. Oggi capisco l’importanza dello studio. Avere la possibilità, la fortuna di poter imparare ogni giorno qualcosa è più importante del successo, dell’affermazione personale». Insomma, Barbarossa non è il prototipo del trentenne che non sa staccarsi dalla famiglia: «Non sono certamente un mammone: è da quando ho sedici anni che scappo. “Portami a ballare” nasce da una considerazione adulta: quella di chiedersi con tenerezza se tua madre è felice e soddisfatta della sua vita, visto che le donne di quella generazione hanno dovuto fare molte rinunce. Per la gelosia di un uomo, per i figli o per dei tabù culturali hanno spesso accantonato ogni gratificazione personale. Penso che il significato della canzone sia stato un po’ troppo banalizzato. Forse però sono anche riuscito a dimostrare l’affetto per mia madre molto meglio in una canzone che nella realtà. Nella vita di tutti i giorni chissà quante volte ho mancato». Aggiunge la signora Rossi: «L’unico momento di “mammismo” Luca l’ha avuto verso i cinque anni, quando mi sono separata da mio marito. Poi è sempre stato indipendente». Si vede che Annamaria e Luca sono molto uniti: «Mia madre è una donna stupenda, al di là del fatto che sia mia madre. Credo che amarla non sia un dovere, un obbligo, bensì una scelta che si conquista giorno per giorno». Continua la signora Rossi: «Credo anch’io che un ragazzo debba liberamente scegliere di voler bene a sua madre senza che si senta costretto dal legame naturale». Fra le cose che i due hanno in comune c’è il ballo, che è poi la base della canzone del trionfo sanremese di Luca. Risponde sicura la madre di Barbarossa: «È naturale che io abbia l’attitudine verso il ballo. Nel periodo del dopoguerra il boogie-woogie prima e il rock and roll poi rappresentavano i pochi svaghi concessi ai giovani. Ricordo che mia madre Valeria non mi consentiva con facilità di partecipare alle feste. Dovevo tornare a casa presto ed essere accompagnata da mia sorella maggiore. La canzone di Luca è nata proprio perché lui è rimasto colpito da un “boogie” nel quale mi sono lanciata in una sera d’estate con un amico mio e di mio marito, un bravissimo ballerino. In quell’occasione l’ho stupito! Luca, invece, da questo punto di vista, non è mai stato molto dotato». Chiamato in causa, il cantautore si difende: «Voglio sfatare questo mito: lo scorso sabato con i miei musicisti sono andato in discoteca e ho ballato. Davvero! Sto imparando… ». Sarà l’effetto della vittoria di Sanremo. O magari quello del successo: «Quello per fortuna l’ho superato» racconta Barbarossa. «Dopo “L’amore rubato” mi sono trovato in mezzo a una popolarità che non mi aspettavo e ho attraversato un periodo di stronzaggine, di intolleranza. Terribile. Ai concerti ero frastornato: volevo fare uno spettacolo teatrale, dove si ascoltassero i testi, e invece l’affetto del pubblico era talmente forte che superava ogni atmosfera. Così ho voluto fare un disco molto rigoroso, “Al di là del muro”, che, anche se ha superato le 200 mila copie, per uno come me che ne vendeva il doppio non è stato un successo. Ma io non sono mai stato sereno e felice come in quel momento. E sono arrivato a realizzare “Cuore d’acciaio”, il nuovo Lp, un disco che mi rappresenta totalmente». La vittoria di Sanremo, comunque, ha fissato un punto molto importante, grazie anche a una mamma molto speciale. «È vero, è proprio particolare. C’è una cosa che mi piace di lei: la sua non dipendenza dagli uomini, il suo non essere influenzabile. È una donna fedele a quello che ha deciso di costruire. Ha molto controllo». Qualità che ha insegnato al figlio? «No» dice il cantautore. «Queste doti non sono state tramandate». E le donne? Spesso in loro un uomo cerca le qualità della madre… «È verissimo» conferma Luca. «Anche se io cerco di violentarmi, di lasciarmi andare, affascinare da una donna completamente diversa, di amare senza riferimenti». E adesso, Luca Barbarossa è innamorato? «Mi innamoro spesso, o forse mi illudo… Ma il tempo gioca brutti scherzi. Comunque sì, credo di essere innamorato. Ma non chiedete di più… ».

01 Gennaio 2011 | 12:31 di

di Paola Zivelli e Patrizia Ricci

pubblicato nel numero di Sorrisi del 19 aprile 1992

«Lasciati guardare, sei così bella che non riesco più a parlare… Ma sai mamma sai, questa vita mi fa tremare e sono sempre i sentimenti i primi a dover pagare… ». I versi della canzone con cui Luca Barbarossa ha vinto il Festival di Sanremo sono ispirati all’elegante signora Annamaria Rossi che, nella casa del figlio, si sottopone al primo servizio fotografico posato della sua vita. La somiglianza tra madre e figlio sta tutta negli occhi, grandi, scuri e diretti. Il cantautore la prende bonariamente in giro mentre cerca di insegnarle un accordo alla chitarra, e commenta: «Ho una mamma per amica».

Lui lo conosciamo bene. Lei è una bella signora un po’ frastornata da questa improvvisa notorietà. La signora Rossi si presenta: «Lavoro per il Venerdì, il settimanale del quotidiano La Repubblica. Mi occupo della rubrica dedicata alla posta e ho principalmente rapporti con il direttore Eugenio Scalfari. Seleziono centinaia di lettere che arrivano in redazione e gestisco questo impegno in assoluta autonomia, lontano dai clamori. In effetti sono un tipo chiuso e, come molte persone nate sotto il segno dei Pesci, ho personalità diverse. A volte mi mostro dura e rigorosa, ma anche disponibile e morbida. Definirmi dolce non mi piace, lo sono raramente».

Per la signora Rossi questo è un periodo piuttosto movimentato: «Non sono abituata» spiega «a essere al centro dell’attenzione. Per una persona normale come me è imbarazzante sentirsi braccata da giornalisti e paparazzi. Sono felice per Luca che sta vivendo un momento importante, ma non avrei mai pensato che “Portami a ballare” potesse vincere Sanremo. Pensi che per la serata finale in casa non avevo nemmeno una bottiglia di champagne! Poi, però, con mio figlio più piccolo, Lorenzo, che ha 25 anni, ho fatto una specie di danza propiziatoria per dare una spinta alla fortuna. Quando Baudo ha annunciato il vincitore, il nostro telefono ha iniziato a squillare e per comunicare con Luca ho dovuto chiamarlo al telefono portatile. Eravamo entrambi emozionati: “Sei contenta?” mi ha detto. “Io lo sono, tutto qui!”». Riprende Barbarossa: «È un periodo importante, è vero, anche se con l’incidente, uno scontro con il portiere della squadra avversaria della Nazionale cantanti, mi sono fratturato lo zigomo sinistro in tre parti. Mi hanno operato internamente, non ho cicatrici, ma ho dovuto affrontare l’anestesia totale, essere intubato… Insomma, ho dovuto spostare di quasi due settimane l’inizio del tour che partirà il 21 aprile a Roma al Teatro Brancaccio».

In questi giorni il cantautore è a Sarnano, in provincia di Macerata, dove sta ultimando le prove per i concerti. «Oggi lavoro con grande passione, cosa che prima non facevo. E sì, ci sono proprio dentro adesso. Sono fregato!». Ma la passione per la musica quando è nata? Racconta la signora Rossi: «L’ha manifestata molto presto, anche se con poca convinzione; da ragazzino cantava nel coro della scuola. Credo che da questo punto di vista possa essere stato influenzato da suo padre Aldo (manager di un’industria farmaceutica, ndr), che è una persona molto musicale, amante del jazz e musicista a sua volta: suona la tromba per hobby. È stato lui a regalare a Luca, quattordicenne, la sua prima chitarra». Continua Luca: «Mio padre mi ha educato alla musica. Mi portava da ragazzino ad ascoltare il jazz in un locale romano, il Music In. Io a volte mi addormentavo, ma molto più spesso seguivo. Quando mio padre mi regalò la chitarra la tenni in camera mia, come la coperta di Linus. Ogni tanto la strimpellavo. Ricordo che mi feci insegnare i primi accordi da un amico delle mie sorelle più grandi… Oggi mi piacerebbe studiare la musica. Io suono chitarra e pianoforte, così, istintivamente, e non conosco la musica. Sì, sono molto ignorante in questo senso, un vero e proprio canzonettaro».

La prima canzone scritta da Barbarossa rimane nei ricordi di sua madre: «La fece ascoltare a me per prima. Mi torna in mente in particolare una frase del testo che diceva più o meno “Mezzanotte è già passata e il telefono non squilla…”. Devo ammettere che reagii con scetticismo, quasi sfottendolo come lui faceva con me. Gli dissi: “Carina, chi l’ha scritta?”. Adesso però non ricordo il titolo…». Luca precisa: «Il motivo era “Se il letto mio volasse”, che è stato poi inserito nel mio primo album».  L’appoggio della famiglia non è comunque mancato: «Lo avremmo sostenuto in ogni caso» spiega la signora Rossi  «spingendolo ad assecondare l’istinto. Del resto noi tutti abbiamo sempre amato la musica. Anche Lorenzo, il fratello minore, non è immune: lavora per l’etichetta discografica Rti Music, ex Five Record, e ha un passato di disc-jockey».

Barbarossa ha iniziato a 19 anni con Castrocaro. Ecco come racconta il suo ingresso nella musica: «Una sera, a casa dei miei genitori, strimpellavo la chitarra davanti al caminetto. Un amico dei miei mi consigliò di rivolgermi a Gianni Ravera, che poi fu il primo a credere in me. Castrocaro è subito dopo Sanremo: uno shock. Per me che ascoltavo poco la musica italiana e vivevo in un mondo popolato da Bob Dylan, James Taylor e Carly Simon, ritrovarmi lì… Io devo molto al Festival, ma non posso non considerare che ha ospitato il peggio della musica, con alcune perle: il Modugno di “Volare”, Dalla di “4 marzo 1943”, Stevie Wonder di “Il sole è di tutti” e pochi altri. Dopo quell’esperienza dall’81 all’86 non combinai quasi niente, anche perché ero un pazzo scriteriato, o forse ero più sano di oggi. Appena mi arrivavano due soldi dai diritti d’autore partivo: Stati Uniti, Londra, dipendeva dai soldi e da dove “mi tirava” in quel momento. Non avevo molta voglia di lavorare; oggi mi rendo conto che per avere dei risultati ci vogliono tanta fatica, delusioni e tormenti».

Una maturazione faticosa, ma che gli ha permesso di vivere fino in fondo la sua vita e che, probabilmente, gli ha dato la forza di fare le scelte «giuste». Da ragazzino, invece, il cantautore era molto diverso. «Era scatenato» confida la signora Annamaria. «A volte un po’ timido, molto sensibile. Ma il vero periodo di scatenamento è stato quello dell’impegno politico. Era sempre in giro, coinvolto da scioperi e occupazioni. Non aveva tempo per altre cose, contrariamente a molti suoi amici che frequentavano regolarmente la nostra casa, anche perché Susanna e Veronica, le figlie del mio secondo marito, che hanno 35 e 32 anni, attiravano la loro attenzione. A quel tempo abitavamo in campagna, a Mentana, vicino a Roma, circondati da una banda di ragazzini allegri».

La famiglia di Luca è piuttosto numerosa ed è sua madre che la racconta: «Quando Luca aveva 5 anni io e suo padre, Aldo Barbarossa che ha 57 anni ed è romano, ci siamo separati. Siamo rimasti amici e Luca lo vede regolarmente. Con lui ho mantenuto un rapporto profondo, sereno e responsabile. Io mi sono sposata con il giornalista politico Giorgio Rossi, che ora ha 64 anni. Lui era vedovo e aveva appunto due figlie, Susanna e Veronica, alle quali si è aggiunto il nostro Lorenzo. Siamo diventati una grande famiglia. Non ci sono mai stati attriti e i nostri rapporti sono sempre stati sereni e sinceramente affettuosi».

Il distacco di Luca dalla famiglia è avvenuto quando aveva vent’anni: «Sono venuto ad abitare in questa casa da ragazzo e si vede… Non l’ho più riarredata ed è rimasta così, tutta colorata, tipo aula di una scuola Montessori. Mi è piaciuta subito, così bohemienne, con la scala a chiocciola, i vetri all’inglese, un grande terrazzo pieno di luce. Quando sono entrato avevo solo un materassino gonfiabile e un sacco a pelo. Ma era da tempo che avevo una grande voglia d’indipendenza; già a sedici anni mi davo da fare, suonavo nei locali, insegnavo tennis e per un certo periodo ho anche dipinto vetri a smalto. Avevo voglia di cose pratiche, concrete; questo fa ancora parte del mio carattere. Dopo la maturità scientifica ero molto determinato: non volevo fare l’università, ma lavorare nella musica. Oggi capisco l’importanza dello studio. Avere la possibilità, la fortuna di poter imparare ogni giorno qualcosa è più importante del successo, dell’affermazione personale».

Insomma, Barbarossa non è il prototipo del trentenne che non sa staccarsi dalla famiglia: «Non sono certamente un mammone: è da quando ho sedici anni che scappo. “Portami a ballare” nasce da una considerazione adulta: quella di chiedersi con tenerezza se tua madre è felice e soddisfatta della sua vita, visto che le donne di quella generazione hanno dovuto fare molte rinunce. Per la gelosia di un uomo, per i figli o per dei tabù culturali hanno spesso accantonato ogni gratificazione personale. Penso che il significato della canzone sia stato un po’ troppo banalizzato. Forse però sono anche riuscito a dimostrare l’affetto per mia madre molto meglio in una canzone che nella realtà. Nella vita di tutti i giorni chissà quante volte ho mancato». Aggiunge la signora Rossi: «L’unico momento di “mammismo” Luca l’ha avuto verso i cinque anni, quando mi sono separata da mio marito. Poi è sempre stato indipendente».

Si vede che Annamaria e Luca sono molto uniti: «Mia madre è una donna stupenda, al di là del fatto che sia mia madre. Credo che amarla non sia un dovere, un obbligo, bensì una scelta che si conquista giorno per giorno». Continua la signora Rossi: «Credo anch’io che un ragazzo debba liberamente scegliere di voler bene a sua madre senza che si senta costretto dal legame naturale».

Fra le cose che i due hanno in comune c’è il ballo, che è poi la base della canzone del trionfo sanremese di Luca. Risponde sicura la madre di Barbarossa: «È naturale che io abbia l’attitudine verso il ballo. Nel periodo del dopoguerra il boogie-woogie prima e il rock and roll poi rappresentavano i pochi svaghi concessi ai giovani. Ricordo che mia madre Valeria non mi consentiva con facilità di partecipare alle feste. Dovevo tornare a casa presto ed essere accompagnata da mia sorella maggiore. La canzone di Luca è nata proprio perché lui è rimasto colpito da un “boogie” nel quale mi sono lanciata in una sera d’estate con un amico mio e di mio marito, un bravissimo ballerino. In quell’occasione l’ho stupito! Luca, invece, da questo punto di vista, non è mai stato molto dotato». Chiamato in causa, il cantautore si difende: «Voglio sfatare questo mito: lo scorso sabato con i miei musicisti sono andato in discoteca e ho ballato. Davvero! Sto imparando… ».

Sarà l’effetto della vittoria di Sanremo. O magari quello del successo: «Quello per fortuna l’ho superato» racconta Barbarossa. «Dopo “L’amore rubato” mi sono trovato in mezzo a una popolarità che non mi aspettavo e ho attraversato un periodo di stronzaggine, di intolleranza. Terribile. Ai concerti ero frastornato: volevo fare uno spettacolo teatrale, dove si ascoltassero i testi, e invece l’affetto del pubblico era talmente forte che superava ogni atmosfera. Così ho voluto fare un disco molto rigoroso, “Al di là del muro”, che, anche se ha superato le 200 mila copie, per uno come me che ne vendeva il doppio non è stato un successo. Ma io non sono mai stato sereno e felice come in quel momento. E sono arrivato a realizzare “Cuore d’acciaio”, il nuovo Lp, un disco che mi rappresenta totalmente».

La vittoria di Sanremo, comunque, ha fissato un punto molto importante, grazie anche a una mamma molto speciale. «È vero, è proprio particolare. C’è una cosa che mi piace di lei: la sua non dipendenza dagli uomini, il suo non essere influenzabile. È una donna fedele a quello che ha deciso di costruire. Ha molto controllo». Qualità che ha insegnato al figlio? «No» dice il cantautore. «Queste doti non sono state tramandate». E le donne? Spesso in loro un uomo cerca le qualità della madre… «È verissimo» conferma Luca. «Anche se io cerco di violentarmi, di lasciarmi andare, affascinare da una donna completamente diversa, di amare senza riferimenti». E adesso, Luca Barbarossa è innamorato? «Mi innamoro spesso, o forse mi illudo… Ma il tempo gioca brutti scherzi. Comunque sì, credo di essere innamorato. Ma non chiedete di più… ».