22 Aprile 2009 | 23:32

Per i videogame è boom e ora arrivano con Sorrisi. Ma non chiamateli giochini

Nel 2008 sono stati venduti in Italia oltre tre milioni di console per videogiochi. Sei ogni minuto, 24 ore su 24. Il 38% delle famiglie ne possiede almeno una, mentre gli italiani che si dedicano con una certa regolarità ai videogame sono circa 24 milioni. Basterebbero questi numeri per comprendere la vastità del fenomeno. Ma, […]

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Per i videogame è boom e ora arrivano con Sorrisi. Ma non chiamateli giochini

Nel 2008 sono stati venduti in Italia oltre tre milioni di console per videogiochi. Sei ogni minuto, 24 ore su 24. Il 38% delle famiglie ne possiede almeno una, mentre gli italiani che si dedicano con una certa regolarità ai videogame sono circa 24 milioni. Basterebbero questi numeri per comprendere la vastità del fenomeno. Ma, […]

22 Aprile 2009 | 23:32 di

Nel 2008 sono stati venduti in Italia oltre tre milioni di console per videogiochi. Sei ogni minuto, 24 ore su 24. Il 38% delle famiglie ne possiede almeno una, mentre gli italiani che si dedicano con una certa regolarità ai videogame sono circa 24 milioni. Basterebbero questi numeri per

comprendere la vastità del fenomeno. Ma, in questo caso, vale la pena di parlare di soldi: da quattro anni i produttori di videogame ne spendono più di quanti Hollywood ne investa nella produzione di nuovi film. Gli inglesi, i più accaniti «videogiocatori» d’Europa, hanno speso nel 2008  più di 5 miliardi di euro: per la prima volta il giro d’affari ha superato quello di ogni altra forma d’intrattenimento domestico (a iniziare dalla

musica e dall’homevideo). In Italia, che in questa classifica europea è «solo» quinta, nel 2008 il settore ha «mosso» un miliardo e 200 milioni di euro, con un aumento del 22% sul 2007. Alla faccia della crisi…

Anche i più scettici, insomma, si trovano di fronte al fatto che non si parla più semplicemente di «giochini», ma di una vera e propria rivoluzione culturale. Che non riguarda solo i bambini di oggi, ma anche quelli di ieri: l’età media dei videogiocatori si aggira oggi sui 30 anni. Jovanotti, uno che vede «lungo», aveva previsto tutto dieci anni fa: «I veri geni, adesso, sono quelli che s’inventano i videogame» aveva dichiarato nel 1999. «Quando oggi i ragazzi interagiscono con Lara Croft, vivono la stessa emozione che ho provato io ascoltando per la prima volta il disco “live” dei Commodores».

I videogiochi, però, sono tuttora circondati da molti pregiudizi. Nel tempo sono stati accusati d’essere diseducativi, di limitare la fantasia dei  bambini, di causare l’epilessia, perfino d’aver ispirato la strage nella scuola di Columbine per mano di uno studente americano. Ma che cosa c’è di  vero? Molti sono gli studi scientifici che hanno provato a dare una risposta, contraddicendosi spesso a vicenda. Perché, detto che nessun videogioco può direttamente indurre a condotte malvagie, una verità assoluta non esiste.

Parlare di videogame in generale è come parlare di tv: si può usarla correttamente o si può abusarne. Esistono poi programmi belli

e brutti, per bambini e per grandi, educativi e diseducativi. Bisogna saperli scegliere, soprattutto se sono indirizzati ai più piccoli, consapevoli che la nostra nostalgia per i vecchi, cari giochi da cortile è legittima ma inutile. «Bisogna coinvolgere maggiormente i genitori e gli insegnanti, sia nella scelta, sia nell’utilizzo dei videogiochi, per colmare il divario tecnologico tra le generazioni e per sfruttare il potenziale pedagogico dei videogiochi» spiega Roberta Angelilli, rappresentante del Forum europeo per i minori. Già, perché sempre più spesso i videogiochi hanno queste due, fondamentali caratteristiche.

Da un lato possono essere formativi, sviluppando la memoria, il linguaggio, l’elasticità mentale, e perfino la forma fisica. Dall’altro permettono di prendere contatto con un mondo, quello dell’informatica e della tecnologia, che per i bambini, i genitori e perfino i nonni

rappresenta il futuro utile, necessario e, soprattutto, comune. E mentre la diffusione di videogiochi nel 2008 ha registrato l’incremento di cui s’è detto, quella dei computer nelle famiglie italiane è rimasta ferma.

Ma come può un videogioco essere utile? Oggi esistono centinaia di titoli sviluppati con precisi fini educativi, oltre che d’intrattenimento. Abbiamo attinto tra questi per offrire una selezione di 10 videogame che troverete in edicola con Sorrisi a partire dal 27 aprile.

Destinati unicamente alle console Nintendo «DS» e «DSi» (le «portatili » più vendute), sono stati scelti con un occhio di riguardo ai desideri delle ragazze e delle loro mamme. E al loro portafoglio: il prezzo delle uscite è fissato a 16,90 euro: praticamente la metà rispetto al prezzo medio di un gioco.


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