09 Agosto 2011 | 11:23

Zucchero: «Io, un leone che ruggisce da 30 anni»

«Faccio questo mestiere dal 1981 e continuo ad amarlo, anche se a volte mi sembra di vivere dentro un frullatore» dice il bluesman

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Zucchero: «Io, un leone che ruggisce da 30 anni»

«Faccio questo mestiere dal 1981 e continuo ad amarlo, anche se a volte mi sembra di vivere dentro un frullatore» dice il bluesman

09 Agosto 2011 | 11:23 di

Zucchero (Foto Massimo Sestini)

Non ce ne voglia Jovanotti, ma «Il più grande spettacolo dopo il Big Bang» è vedere Zucchero che affronta il servizio fotografico di queste pagine. «Quando sei pronto dimmelo, che faccio l’asino» intima all’esigente fotografo. Per poi attaccare un rosario di suoni gutturali e vocali trascinate, a suo dire funzionali alla migliore resa degli scatti. E quando deve salire scalzo su un tronco d’albero mozzato, avvisa i presenti: «Facciamo attenzione perché ho i piedini della Principessa Sissi…». Zucchero, «Vedo nero» spopola. Com’è che alla fine arriva lei e imbrocca sempre la canzone?

«Beh, siamo nel 2011, ho iniziato a fare musica nell’81, quindi ormai sono 30 anni. Li festeggerò a settembre, insieme con il mio compleanno, all’Arena di Verona. E poi ho una voce importante. Non lo dico io ma colleghi come Bono, Sting, B.B. King…».

La sua cifra, comunque, è ammiccare sempre a un mondo giocoso e godereccio.

«È vero, uso un sacco di doppi sensi. È la mia parte goliardica, figlia della generosa Emilia. Sai che noia fare un disco tutto di ballate riflessive e spirituali».

Inoltre, mescola spesso sacro e profano.

«Sì, è il mio segreto ed è lo specchio della mia produzione e della mia vita. Vede, sono nato davanti a una chiesa, facevo il chierichetto, e andavo anche alla sede del Partito comunista. Da allora sto nel mezzo, tanto in definitiva non mi convincono né l’una né l’altro».                                                                                                         

Lei ha detto che c’è più metodo che ispirazione nel suo modo di lavorare. Dalle 9 alle 5, orario continuato. Non è un po’ troppo ragionieristico?

«Sì, ma detta così sembra “due più due fa quattro”. La verità è che più fai un mestiere creativo, più ti avvicini all’arte. La famosa ispirazione mi ha colpito una volta visitando la casa di “Via col vento”, in Louisiana. Altre due volte, in aereo. I miei dischi nascono quando mi impongo di entrare in studio, a casa, anche se non ne ho voglia, anche se non c’è una ragione. Mi ritiro per sei mesi come in convento».

A proposito di convento: Baglioni dice che ci andrà, al momento di ritirarsi. Lei che ne pensa?

«Io ne aprirò uno, ma come dico io. Pieno di suore che ti accudiscano in tutto e per tutto».

Vasco ha detto: «Mi dimetto da rockstar». Vuole commentare?

«Lui mi diverte da quando si usciva insieme, tanti anni fa. Io avevo la mia ex, che poi è diventata mia moglie, e lui la sua ragazza. Io andavo a Zocca e lui veniva a Carrara o Forte dei Marmi. Andavamo per trattorie. C’era anche il povero Franco Fanigliulo (cantautore ligure scomparso nell’88 a 43 anni, ndr). Ci siamo sempre stimati. Ogni tanto fa uscite estemporanee, come posso farne io, ma è genuino, buono. So perché lo fa, e non mi offendo».
Tipo?
«Una volta disse in un’intervista: “Zucchero vuole scrivere un libro. Eh, figuriamoci…”. Come a dire: ci manca anche lui. Gli ho spedito un sms con una frase scocciata in dialetto, e mi ha subito risposto: “Ma no, non ho detto così, hanno capito male…”. La sua decisione è legittima: ha avvisato tutti che non vuole più avere una montagna sulle spalle, da sopportare. Vuole essere libero e leggero».

Lei lo sente questo peso?

«È notevole, glielo assicuro: magari in Italia non faccio gli stadi che fa lui, ma metto insieme tour mondiali di un anno e mezzo, 150-200 date. Un frullatore. A volte mi alzo pensando: ma chi me lo fa fare?».

Non ha fissato una data di scadenza per la sua attività?

«Ma no! Vede, ci sono tre strade: o trovi un altro interesse molto forte che non ti faccia mancare la musica, o lasci per scelta, all’apice. Oppure continui solo perché ti piace, senza  fare gare assurde coi colleghi: quello ha fatto uno stadio, io ne voglio due».

A posteriori, citando una sua canzone, possiamo dire che «Solo una sana e consapevole libidine» l’ha salvata non dallo stress, ma dall’Azione cattolica…?
(Sguardo sbarazzino mentre si accarezza lentamente la pancia) «Di certo dallo sport, e si vede».