28 Aprile 2009 | 13:28

A due mesi dal Festival le canzoni di Malika Ayane e Dolcenera sono le più trasmesse. Sono loro due le regine della radio

«Nel mondo della musica i maschi sono più numerosi, ma noi femmine siamo più brave» spiegano a Sorrisi. «E per emergere dobbiamo dare sempre il massimo»

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A due mesi dal Festival le canzoni di Malika Ayane e Dolcenera sono le più trasmesse. Sono loro due le regine della radio

«Nel mondo della musica i maschi sono più numerosi, ma noi femmine siamo più brave» spiegano a Sorrisi. «E per emergere dobbiamo dare sempre il massimo»

28 Aprile 2009 | 13:28 di

Malika Ayane e Dolcenera (Foto Pigi Cipelli)
Malika Ayane e Dolcenera (Foto Pigi Cipelli)

La loro è stata una progressione lenta ma costante. Hanno impiegato quasi due mesi a scalare il Music Control, la classifica che certifica le canzoni più trasmesse dalle radio italiane. Presentato il loro brano a Sanremo, una – Dolcenera, nella categoria dei Big – non è arrivata neppure alla finale; l’altra – Malika Ayane, tra i Giovani – si è dovuta accontentare del 2° posto al Premio della Critica. Il ciclone Arisa aveva travolto tutto e tutti. Ma ora che il ciclone sta scemando d’intensità, sono sbucate loro due. Dapprima è toccato a Dolcenera arrivare al 1° posto nelle radio e c’è rimasta due settimane, mentre Malika Ayane le stava incollata, poi le parti si sono invertite: prima Malika e dietro Dolcenera.
Siete tutte e due arrivate lentamente al 1° posto: come lo spiegate?
Malika: «La gente ha avuto bisogno di “assimilare” il mio brano. Io, al secondo ascolto, sapevo già cantare “Semplicità” di Arisa. Il mio pezzo non è così semplice: è un brano che devi “maturare”, anche per il testo, e far entrare piano piano nel cuore. E poi una canzone malinconica fa più fatica ad “arrivare”».
Dolcenera: «Anch’io sono rimasta stupita. Credo che, all’inizio, la gente resti un po’ travolta dall’offerta di Sanremo. Poi, a poco a poco, si indirizza, si affeziona a una canzone e le richieste alle radio diventano mirate. Certo, ci vogliono un ritornello, una melodia e un arrangiamento giusti».
Del dopo Sanremo sono rimaste le voci femminili: come mai?
M.: «Perché abbiamo proposto brani più coinvolgenti e interessanti».
D.: «Potrebbe essere un caso. Però è anche vero che il mondo musicale è a maggioranza maschile, così noi donne ci dobbiamo inventare qualcosa in più, di particolare, per emergere».
Delle altre cantanti donne chi vi piace?
M.: «L’Italia è ricca di voci femminili con grande personalità: da Gianna Nannini a Giorgia, da Amalia Gré a Petra Magoni, da Marina Rei ad Alice. E poi le imprescindibili dive, come Ornella Vanoni e Patty Pravo, senza dimenticare Mina e ovviamente Caterina Caselli».
D.: «Mi piace tantissimo Amy Macdonald e Ane Brun, una cantante norvegese che ho scoperto grazie a Internet».
Noi canticchiamo le vostre due canzoni e voi cosa canticchiate?
M.: «Da qualche mese cerco di cacciare dalla mia testa il ritornello di “Human” dei Killers così come l’“ah ah ah” introduttivo del pezzo di Dolcenera: battaglia persa quest’ultima, perché ci pensa mia figlia Mia, di 4 anni, a ricordarmelo…».
D.: «Io adoro “This is the life” di Amy Macdonald e “Figlio di un re” di Cesare Cremonini».
L’ultimo concerto cui avete assistito?
M.: «Una serata collettiva di arie d’opera».
D.: «Gli Afterhours a Firenze».
E l’ultimo disco comprato?
M.:  «Una raccolta di canzoni di Marlene Dietrich».
D.: «Quello di Amy Macdonald».
Le vostre tre canzoni della playlist del cuore?
M.: «“Mr. Bojangles” nella versione di Sammy Davis jr.; “Dead end mystery” di Sondre Lerche; «I’m your man” di Leonard Cohen».
D.: «“Born in the Usa” di Bruce Springsteen; “Sunny sunday” di Joni Mitchell; “Am I the one?” di Beth Hart».
Che cosa vi piace l’una dell’altra?
M.: «La grinta. E il ritornello “ah ah ah” che mi ossessiona…».
D.: «Mi piace la sua semplicità e il suo timbro di voce così particolare».
Prossimi appuntamenti?
M.: «Il regista Massimo Venier mi ha chiesto tre brani del mio album per il suo nuovo film “Generazione 1000 euro”; poi, in questi giorni inizio le prove del tour: partirò a fine maggio e andrò avanti tutta l’estate».
D.: «Io debutto col tour il 30 aprile da Vada, sulla costa livornese, e poi andrò avanti tutta l’estate. Nel frattempo sto lavorando alla traduzione in spagnolo del mio album e all’uscita del disco in Germania, dove sono già conosciuta».
Malika, un’ultima domanda: mentre canta «Come foglie» lei muove le mani e ha una gestualità tutta particolare che ha colpito la gente…
«Non so neppure io perché mi venga di cantare così. E lo faccio con tutte le mie canzoni. Forse ci sono più ragioni. Vengo dalla musica classica (ha studiato sette anni di violoncello al Conservatorio di Milano e cantava nel coro di voci bianche della Scala, ndr) e sono abituata a tenere in mano una partitura. Ma è soprattutto un modo per scaricare la tensione. E poi sto imparando a usare il mio corpo: è come se cantassi anche con le mani, afferrando le note nell’aria».