30 Gennaio 2015 | 13:15

Addio a Maurizio Arcieri, anima dei Krisma

È morto a 72 anni, a Varese, il fondatore dei New Dada e uno tra gli artisti-simbolo della musica elettronica italiana. Il ricordo di Piero Chiambretti

 di Franco Bagnasco

Addio a Maurizio Arcieri, anima dei Krisma

È morto a 72 anni, a Varese, il fondatore dei New Dada e uno tra gli artisti-simbolo della musica elettronica italiana. Il ricordo di Piero Chiambretti

Foto: I Krisma, Maurizio Arcieri e Cristina Moser

30 Gennaio 2015 | 13:15 di Franco Bagnasco

È stato un idolo del Beat e un protagonista della musica elettronica. Un avanguardista non sempre capito ma da molti grandemente apprezzato.
All’ospedale di Varese, dopo una lunga malattia, è morto ieri a 72 anni Maurizio Arcieri, già co-fondatore dei New Dada e anima, insieme con la moglie Cristina Moser, del duo dei Krisma, fondato a Londra nel 1976. Il nome del gruppo nasceva dalla fusione di quello dei due artisti, che hanno vissuto anche per qualche tempo a New York.
Dopo l’esordio, nel ’67, il successo per Arcieri arrivò l’anno successivo con il brano «5 minuti e poi», presentato al Disco per l’estate. Fu attore di fotoromanzi e recitò anche in un musicarello dell’epoca, «Quelli belli… Siamo noi» (1970).
 
A volte eccessivo e trasgressivo (negli Anni 70, per rispondere a una contestazione del pubblico, si tagliò un dito) è stato poi un pioniere della musica elettronica, della quale era profondo conoscitore. Tra i successi dei Krisma vanno citati «Water», «Many Kisses» e «Cathode Mama».
Nel corso degli anni, Arcieri ha collaborato, fra gli altri, con Vangelis, Franco Battiato, Hans Zimmer e Subsonica. Nel 2009, insieme con la moglie, è stato riscoperto in tv da Piero Chiambretti a «Chiambretti Night», che fece dei Krisma due ironiche icone tra passato e presente. Erano i giudici che venivano dall’Aldilà.
 
«Sono profondamente e veramente dispiaciuto» è il ricordo che Chiambretti consegna a «Sorrisi». «Mi resta la memoria di una decina d’anni di collaborazione con due artisti a modo loro unici, colti, senza freni e con una straordinaria apertura mentale. Quando li ho presi, mentre su tutti gli altri miei comprimari in scena esercitavo in qualche modo un controllo, per loro ho preteso libertà assoluta d’espressione. Potevano fare e dire ciò che volevano. Non poteva essere diversamente, del resto, pervasi com’erano dal loro mondo che sapeva di fumi e di alcol; un mondo che li portava a essere più vicini a Bukowski che a Paolo Limiti. E mi faceva un certo effetto vederlo oggi, notare la trasformazione di Maurizio; lui che era stato uno tra gli uomini più belli degli Anni 60».