03 Dicembre 2010 | 12:09

Adriano, la tua storia è come un rock

In edicola con Sorrisi arriva la raccolta degli album più belli di Adriano Celentano. Si parte il 2 dicembre con «Io non so parlar d’amore» del ’99, un album da due milioni di copie reso immortale da brani come «L’emozione non ha voce» e «L’arcobaleno», scritte da Gianni Bella e Mogol...

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Adriano, la tua storia è come un rock

In edicola con Sorrisi arriva la raccolta degli album più belli di Adriano Celentano. Si parte il 2 dicembre con «Io non so parlar d’amore» del ’99, un album da due milioni di copie reso immortale da brani come «L’emozione non ha voce» e «L’arcobaleno», scritte da Gianni Bella e Mogol...

03 Dicembre 2010 | 12:09 di

Adriano Celentano

Nell’estate del ’59, con «Il tuo bacio è come un rock», Adriano Celentano raggiunse per la prima volta la vetta della Hit Parade. Seguirono «24.000 baci» e tanti altri «numeri uno», il più recente nel 2007. «Adriano Celentano. Bastava il nome per fare alzare tutti dai tavoli da gioco della Casa del Popolo del mio paese e, con le carte ancora in mano, mettersi in piedi davanti alla televisione in un silenzio zuppo di gioia» ricorda Roberto Benigni nella prefazione di «Azzurro», uno dei 14 album (e altrettanti libretti) che fanno parte della raccolta esclusiva in edicola con Sorrisi dal 2 dicembre. «Non accadeva nemmeno per Berlinguer» continua Benigni. «Adriano Celentano, religioso e sensuale. Una via di mezzo tra Papa Giovanni e Brigitte Bardot». Un carisma, quello descritto così bene da Benigni, che ha fatto di Celentano una superstar unica nella storia dello spettacolo italiano, capace di lasciare il segno (non solo nella musica ma anche al cinema e in tv) in ognuno degli ultimi sette decenni, dagli Anni 50 ai neonati Anni 10.

La collezione di Sorrisi parte con «Io non so parlar d’amore» del ’99, un album da due milioni di copie reso immortale da brani come «L’emozione non ha voce» e «L’arcobaleno», scritte da Gianni Bella e Mogol. Si prosegue, dal 9 dicembre, con «Azzurro» del ’68 e altri 12 album usciti tra il ’66 e il 2007. Il più vecchio è «Il ragazzo della via Gluck», che prende il titolo da una delle sue canzoni più famose: «È carica di una malinconica poesia e rabbia» scrive Dario Fo nella prefazione dell’album. «È il risentito canto verso la brutalità di imprenditori che, in combutta con i gestori della città, spianano povere abitazioni di bassa rendita per poi erigere casoni e grattacieli». La raccolta si concluderà il 3 marzo con «Geppo il folle», colonna sonora del visionario film del ’78, di cui Celentano fu anche regista, sceneggiatore, produttore, montatore e scenografo. Una delle tante scelte spericolate di un artista che, scrive Walter Veltroni nella prefazione, «ha attraversato stili, sonorità, costumi, per regalarci a ogni canzone, emozione e vitalità».