04 Giugno 2013 | 01:03

Aldo Vitali, l’editoriale del direttore: Little Big Tony

La prima volta che incontrai Little Tony evitai di chiamarlo per nome: non sapevo, infatti, se chiamarlo Little o se chiamarlo Tony. Era entrato nella mia vita molti anni prima, quando ascoltavo alla radio «Cuore matto» durante la hit parade di Lelio Luttazzi e facevo il tifo perché rimanesse all’infinito al primo posto: oggi magari […]

 di Aldo Vitali

Aldo Vitali, l’editoriale del direttore: Little Big Tony

La prima volta che incontrai Little Tony evitai di chiamarlo per nome: non sapevo, infatti, se chiamarlo Little o se chiamarlo Tony. Era entrato nella mia vita molti anni prima, quando ascoltavo alla radio «Cuore matto» durante la hit parade di Lelio Luttazzi e facevo il tifo perché rimanesse all’infinito al primo posto: oggi magari […]

04 Giugno 2013 | 01:03 di Aldo Vitali

La prima volta che incontrai Little Tony evitai di chiamarlo per nome: non sapevo, infatti, se chiamarlo Little o se chiamarlo Tony. Era entrato nella mia vita molti anni prima, quando ascoltavo alla radio «Cuore matto» durante la hit parade di Lelio Luttazzi e facevo il tifo perché rimanesse all’infinito al primo posto: oggi magari quella canzone ci sembra bella e basta, ma nel 1967 era proprio una bomba e sovvertiva tante regole della musica leggera italiana.

Ora che Little (o Tony) se n’è andato, lasciando un gran magone nei nostri cuori matti, tutti i giornali lo ricordano come «l’Elvis italiano». Certo, l’influenza di Elvis Presley sulla sua carriera è indiscutibile. Ma come tutte le etichette appiccicate ai veri artisti, anche questa sa un po’ di luogo comune: Little Tony era molto più di un piccolo Elvis. Era invece un grande cantante popolare, capace di incantare sia con brani romantici che con spericolati rock and roll.

Mia figlia, che è molto giovane e non lo conosceva, l’altra mattina sentendo le sue canzoni mentre andavamo in macchina ha detto (un po’ stupita, a dir la verità): «Beh, cantava canzoni moderne, credevo che fosse un po’ antico…». Ecco, questo sì che sarebbe stato un complimento molto gradito al grande Tony: perché, come imparai più tardi, si doveva chiamare Tony, non Little (e anzi, semmai, Big Tony).

av@mondadori.it
@aldovitali