16 Febbraio 2009 | 17:34

Archivio: tutto quello che Marco Carta ha scritto nel suo blog

Lo confesso, ho pianto (e Maria De Filippi subito dopo l’esibizione mi ha chiamato: aveva scoperto che…) (scritto il 18/2/2009) Mi sono liberato, finalmente. Dicevo di non essere agitato, ma mi sono reso conto che invece lo ero tantissimo. Dopo l’esibizione tutti mi hanno detto che sembravo padrone della situazione, ma non immaginate che cosa […]

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Archivio: tutto quello che Marco Carta ha scritto nel suo blog

Lo confesso, ho pianto (e Maria De Filippi subito dopo l’esibizione mi ha chiamato: aveva scoperto che…) (scritto il 18/2/2009) Mi sono liberato, finalmente. Dicevo di non essere agitato, ma mi sono reso conto che invece lo ero tantissimo. Dopo l’esibizione tutti mi hanno detto che sembravo padrone della situazione, ma non immaginate che cosa […]

Foto: Lo confesso, ho pianto (e Maria De Filippi subito dopo l'esibizione mi ha chiamato: aveva scoperto che...) (scritto il 18/2/2009)

Mi sono liberato, finalmente. Dicevo di non essere agitato, ma mi sono reso conto che invece lo ero tantissimo. Dopo l’esibizione tutti mi hanno detto che sembravo padrone della situazione, ma non immaginate che cosa avevo dentro. E non mi vergogno (perché dovrei, con voi?): appena uscito di scena ho pianto tra le braccia di mia zia. L’emozione è stata troppa. Un istante dopo è suonato il cellulare: era Maria De Filippi. Che persona incredibile che è. Mi ha subito detto che ero andato bene, che mi ero mosso con disinvoltura sul palco. Ma mi ha anche sgamato subito. “Il testo della canzone lo stavi leggendo sul gobbo elettronico, vero?” mi ha chiesto. Lei la tv la conosce come le sue tasche, non potevo farla franca. Io il testo lo sapevo a memoria, ci mancherebbe, ma non volevo che l’emozione mi giocasse un brutto scherzo.
Non mi aspettavo che sarebbe finita così bene. E dire che non mi era parso di essere partito in modo impeccabile. L’emozione mi aveva un po’ incrinato la voce. Penso d’essermi ripreso bene, però. E alla fine ho sentito gli applausi scrosciare molto più a lungo e molto più intensamente di quanto immaginavo. Credo che la mia mamma, lassù, oggi sia orgogliosa di me. Anzi non lo credo, lo so. E’ così, l’ho sentita al mio fianco. E’ così, punto. Un attimo dopo l’esibizione tutto era già dietro le spalle. Subito ho iniziato a pensare all’esibizione di oggi, perché voglio dare ancora di più. Anche se non ero sicuro, vi giuro, di non essere eliminato. E infatti sono andato a mangiare nel mio solito ristorante (gianchetti fritti, naturalmente) e ho guardato il Festival da lì, aspettando la proclamazione. Meno male, va. Bello, bello, bello questo Festival. Visto da telespettatore, l’ho trovato perfetto. Di Benigni che cosa si può dire? Basta la parola: Benigni. Quando ha citato Oscar Wilde mi sono venuti i brividi. Che cos’altro poteva aggiungere chi è venuto dopo di lui? Tra gli altri cantanti mi è piaciuto molto Francesco Renga. Bravissimo, e bella la sua canzone. Non farei cambio, però. Perché di questo sono sicuro: la mia canzone è la più bella di tutte!!! Certo, vivere Sanremo da dietro il palco è comunque un’altra cosa. Non potete immaginare che atmosfera si respiri lì dietro. In fondo è consolante sapere che anche gli altri cantanti, ben più esperti, hanno paura come me prima di esibirsi. Ma se devo rivelarvi il nome di una persona con cui ho legato particolarmente, allora vi dico Alessia Piovan. Prima di andare in scena tremavamo, e alla fine ero io che incoraggiavo lei: “Tranquilla, andrà tutto bene”. “Tu parli facile, sei un cantante e devi cantare. Io invece non sono una presentatrice e devo presentare!”. Dai, alla fine è andato tutto bene tutto. Non trovate anche voi? Ho letto i vostri messaggi, mi confortano. Mi fanno sentire forte. E sì, è vero mia cara Roxanne, la mia dizione magari non è perfetta. Ma io non sono perfetto, e neppure voglio esserlo. Sono sardo, e sono orgoglioso di esserlo. Voi, però, continuate a prenderemi (e a volermi bene, spero) così come sono. Un abbraccio forte e ancora mille volte grazie per il vostro sostegno: non fatemelo mancare mai.
A domani,
Marco
------------------------------------------------------------------------- Il primo pensiero sarà per la mia mamma (ma che bello sentirvi così vicini!) (scritto il 17/2/2009)

Ma quanti siete!?

E quanto sono preziosi i vostri incoraggiamenti!

Con voi al fianco non mi sento mai solo e non c’è nulla che possa spaventarmi.

In fondo la mia soddisfazione più grande, quella di sentire forte il vostro affetto, l’ho già raggiunta.

Vorrei solo potervi restituire un decimo di tutta l’energia e la felicità che mi state dando.

In fondo la mia canzone parla proprio di questo: di speranza, di coraggio, della capacità di trasmettere forza. Vorrei sapere da voi che cosa ne pensate. Fatemelo sapere, mi raccomando. Siate sinceri, però!

Sapete che cosa mi fa un po’ effetto? Pensare che Maria sarà qui sabato sera. Ritrovarsi sul palco di Sanremo sarà bellissimo. Maria non ha mai smesso di chiamarmi, di occuparsi di me, anche dopo la fine di “Amici”. La gente non immagina quanto sia grande il suo cuore. In fondo sono convinto che sia un po’ orgogliosa di me, ora che sono arrivato a Sanremo. Incontrarci qui sarà bellissimo.

A proposito: ho visto che sul sondaggio del sito di Sorrisi risulto il favorito alla vittoria finale, con più dell’80% dei voti. Meno male che non sono neppure un po’ superstizioso! E comunque sono sereno, perché in ogni caso, come vi dicevo, il mio premio l’ho già vinto. E sono tranquillo, credetemi. La tensione l’avverto, ma non mi impedisce di dormire. Anzi, mi faccio delle gran dormite fino alle undici di mattina. Merito anche un po’ della melatonina e di abbbondanti camomille…

Insomma, il mio sogno si è avvereato. E pensare che quando ho iniziato ad “Amici” dicevo: “Dio, fammi restare qui dentro almeno una settimana…”. Invece eccomi qui sul palco dell’Ariston. Il primo pensiero di fronte ai riflettori? Alla mia mamma.

E’ sempre con me, sempre nei miei pensieri.

Anche voi, però, non smettete di starmi vicino.

Manteniamo il contatto!

Marco ______________________________________________________ Le emozioni più grandi? L'ingresso all'Ariston e... i gianchetti fritti!

(scritto il 16/2/2009)

[caption id="attachment_24627" align="alignleft" width="213" caption="Sfoglia la fotogallery"]marco-carta-blog21[/caption] Bene, amici di Sorrisi, ci siamo. Il grande giorno del debutto si sta avvicinando. Se sono emozionato? Certo, non posso negarlo. Però, più che l’emozione dell’attesa, mi ha fatto tremare nei giorni scorsi l’arrivo a Sanremo. Un posto mitico, che avevo visto soltanto in televisione. Vi assicuro, è bellissima. Tra l’altro, me l’aspettavo più fredda. Sapendo che era al nord, mi sono portato dietro un sacco di maglioni che, a questo punto, resteranno inutilizzati. Il mare rende il clima mite: meglio così. Sono entrato all’Ariston per fare le prove due settimane fa per la prima volta. Lì sì che mi tremavano le gambe. Che scenografia incredibile. Mi hanno subito chiamato per farmi salire sul palco a cantare, ma io ho dovuto dire a tutti di aspettare. Dovevo abituarmi prima all’idea di essere lì, dentro il teatro dei sogni. Già, perché quando ho detto che avrei fatto il cantante avevo sei anni. E ora sono arrivato alla resa dei conti, al punto più alto al quale possa puntare un cantante. Ci sono dei momenti, ve lo giuro, in cui mi chiedo se tutto questo non sia finto. Uno scherzo colossale. L’idea di andare in televisione, a dire il vero, credo mi spaventi relativamente poco, rispetto ad altri miei colleghi. In fondo io in televisione ci sono nato: due volte alla settimana per sei mesi ho cantato dal vivo e mi sono messo in gioco. Intendiamoci, non è che non abbia paura di nulla. Se penso al momento in cui dovrò scendere le scale dell’Ariston… Però poi si comincerà, prenderò il microfono e le cose andranno come andranno. Certo, qui rispetto ad “Amici” è tutta un’altra storia. Non sto rinnegando la mia avventura televisiva, anzi: se non ci fosse stato “Amici” adesso non sarei qui. Quello con lo show di Maria De Filippi è un legame indissolubile. Però ora a Sanremo siamo soltanto io e la mia canzone. Qui si fa sul serio, si gioca pesante con i sogni. Già, i sogni. Cammino per Sanremo e vedo la mia faccia su tutte le copertine. Ancora faccio fatica a crederci. Inizio a pensare di essere accettato. Sento di aver fatto qualcosa di buono, con la musica. Anche se mi resta da fare ancora moltissimo. Vorrei riuscire a dimostrare a chi non mi ama che certi pregiudizi sul mio conto sono infondati. Certe volte mi sento considerato un cantante da reality, un cantante piccolo. Sì, è vero, sono un cantante piccolo. Ma anche Laura Pausini e Eros Ramazzotti sono stati piccoli. È stato dato loro il tempo di crescere, e guardate che cosa sono diventati. In fondo quello che chiedo io è solo tempo. Tempo per crescere. La canzone per Sanremo spero che sia ciò che mi permetterà di portare avanti il mio cammino. Qualcuno di quelli che l’hanno ascoltata mi ha detto che le sonorità ricordano il miglior Eros Ramazzotti. Che dire, lo prendo come un complimento! Bene, a domani. Spero di trovare il tempo di rispondere anche alle vostre domande. Intanto stasera torno a mangiare in un ristorantino che ho trovato qui a Sanremo: ormai non manco una sera, ma non rivelerò mai il nome del posto. Non vedo l’ora di mangiarmi un altro piatto di quei fantastici gianchetti fritti… A domani! Marco

16 Febbraio 2009 | 17:34 di

Lo confesso, ho pianto (e Maria De Filippi subito dopo l’esibizione mi ha chiamato: aveva scoperto che…)

(scritto il 18/2/2009)

Mi sono liberato, finalmente.
Dicevo di non essere agitato, ma mi sono reso conto che invece lo ero tantissimo.
Dopo l’esibizione tutti mi hanno detto che sembravo padrone della situazione, ma non immaginate che cosa avevo dentro. E non mi vergogno (perché dovrei, con voi?): appena uscito di scena ho pianto tra le braccia di mia zia. L’emozione è stata troppa. Un istante dopo è suonato il cellulare: era Maria De Filippi. Che persona incredibile che è. Mi ha subito detto che ero andato bene, che mi ero mosso con disinvoltura sul palco. Ma mi ha anche sgamato subito. “Il testo della canzone lo stavi leggendo sul gobbo elettronico, vero?” mi ha chiesto. Lei la tv la conosce come le sue tasche, non potevo farla franca. Io il testo lo sapevo a memoria, ci mancherebbe, ma non volevo che l’emozione mi giocasse un brutto scherzo.

Non mi aspettavo che sarebbe finita così bene. E dire che non mi era parso di essere partito in modo impeccabile. L’emozione mi aveva un po’ incrinato la voce. Penso d’essermi ripreso bene, però. E alla fine ho sentito gli applausi scrosciare molto più a lungo e molto più intensamente di quanto immaginavo. Credo che la mia mamma, lassù, oggi sia orgogliosa di me. Anzi non lo credo, lo so. E’ così, l’ho sentita al mio fianco. E’ così, punto.

Un attimo dopo l’esibizione tutto era già dietro le spalle. Subito ho iniziato a pensare all’esibizione di oggi, perché voglio dare ancora di più. Anche se non ero sicuro, vi giuro, di non essere eliminato. E infatti sono andato a mangiare nel mio solito ristorante (gianchetti fritti, naturalmente) e ho guardato il Festival da lì, aspettando la proclamazione. Meno male, va.

Bello, bello, bello questo Festival. Visto da telespettatore, l’ho trovato perfetto. Di Benigni che cosa si può dire? Basta la parola: Benigni. Quando ha citato Oscar Wilde mi sono venuti i brividi. Che cos’altro poteva aggiungere chi è venuto dopo di lui?

Tra gli altri cantanti mi è piaciuto molto Francesco Renga. Bravissimo, e bella la sua canzone. Non farei cambio, però. Perché di questo sono sicuro: la mia canzone è la più bella di tutte!!!

Certo, vivere Sanremo da dietro il palco è comunque un’altra cosa. Non potete immaginare che atmosfera si respiri lì dietro. In fondo è consolante sapere che anche gli altri cantanti, ben più esperti, hanno paura come me prima di esibirsi. Ma se devo rivelarvi il nome di una persona con cui ho legato particolarmente, allora vi dico Alessia Piovan. Prima di andare in scena tremavamo, e alla fine ero io che incoraggiavo lei: “Tranquilla, andrà tutto bene”. “Tu parli facile, sei un cantante e devi cantare. Io invece non sono una presentatrice e devo presentare!”. Dai, alla fine è andato tutto bene tutto.

Non trovate anche voi? Ho letto i vostri messaggi, mi confortano. Mi fanno sentire forte. E sì, è vero mia cara Roxanne, la mia dizione magari non è perfetta. Ma io non sono perfetto, e neppure voglio esserlo. Sono sardo, e sono orgoglioso di esserlo. Voi, però, continuate a prenderemi (e a volermi bene, spero) così come sono.
Un abbraccio forte e ancora mille volte grazie per il vostro sostegno: non fatemelo mancare mai.

A domani,
Marco

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Il primo pensiero sarà per la mia mamma (ma che bello sentirvi così vicini!)

(scritto il 17/2/2009)

Ma quanti siete!?

E quanto sono preziosi i vostri incoraggiamenti!

Con voi al fianco non mi sento mai solo e non c’è nulla che possa spaventarmi.

In fondo la mia soddisfazione più grande, quella di sentire forte il vostro affetto, l’ho già raggiunta.

Vorrei solo potervi restituire un decimo di tutta l’energia e la felicità che mi state dando.

In fondo la mia canzone parla proprio di questo: di speranza, di coraggio, della capacità di trasmettere forza. Vorrei sapere da voi che cosa ne pensate. Fatemelo sapere, mi raccomando. Siate sinceri, però!

Sapete che cosa mi fa un po’ effetto? Pensare che Maria sarà qui sabato sera. Ritrovarsi sul palco di Sanremo sarà bellissimo. Maria non ha mai smesso di chiamarmi, di occuparsi di me, anche dopo la fine di “Amici”. La gente non immagina quanto sia grande il suo cuore. In fondo sono convinto che sia un po’ orgogliosa di me, ora che sono arrivato a Sanremo. Incontrarci qui sarà bellissimo.

A proposito: ho visto che sul sondaggio del sito di Sorrisi risulto il favorito alla vittoria finale, con più dell’80% dei voti. Meno male che non sono neppure un po’ superstizioso! E comunque sono sereno, perché in ogni caso, come vi dicevo, il mio premio l’ho già vinto. E sono tranquillo, credetemi. La tensione l’avverto, ma non mi impedisce di dormire. Anzi, mi faccio delle gran dormite fino alle undici di mattina. Merito anche un po’ della melatonina e di abbbondanti camomille…

Insomma, il mio sogno si è avvereato. E pensare che quando ho iniziato ad “Amici” dicevo: “Dio, fammi restare qui dentro almeno una settimana…”. Invece eccomi qui sul palco dell’Ariston. Il primo pensiero di fronte ai riflettori? Alla mia mamma.

E’ sempre con me, sempre nei miei pensieri.

Anche voi, però, non smettete di starmi vicino.

Manteniamo il contatto!

Marco

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Le emozioni più grandi? L’ingresso all’Ariston e… i gianchetti fritti!

(scritto il 16/2/2009)

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Bene, amici di Sorrisi, ci siamo.

Il grande giorno del debutto si sta avvicinando.

Se sono emozionato? Certo, non posso negarlo.

Però, più che l’emozione dell’attesa, mi ha fatto tremare nei giorni scorsi l’arrivo a Sanremo. Un posto mitico, che avevo visto soltanto in televisione. Vi assicuro, è bellissima. Tra l’altro, me l’aspettavo più fredda. Sapendo che era al nord, mi sono portato dietro un sacco di maglioni che, a questo punto, resteranno inutilizzati. Il mare rende il clima mite: meglio così.

Sono entrato all’Ariston per fare le prove due settimane fa per la prima volta. Lì sì che mi tremavano le gambe. Che scenografia incredibile. Mi hanno subito chiamato per farmi salire sul palco a cantare, ma io ho dovuto dire a tutti di aspettare. Dovevo abituarmi prima all’idea di essere lì, dentro il teatro dei sogni.

Già, perché quando ho detto che avrei fatto il cantante avevo sei anni. E ora sono arrivato alla resa dei conti, al punto più alto al quale possa puntare un cantante. Ci sono dei momenti, ve lo giuro, in cui mi chiedo se tutto questo non sia finto. Uno scherzo colossale.

L’idea di andare in televisione, a dire il vero, credo mi spaventi relativamente poco, rispetto ad altri miei colleghi. In fondo io in televisione ci sono nato: due volte alla settimana per sei mesi ho cantato

dal vivo e mi sono messo in gioco. Intendiamoci, non è che non abbia paura di nulla. Se penso al momento in cui dovrò scendere le scale dell’Ariston…

Però poi si comincerà, prenderò il microfono e le cose andranno come andranno.

Certo, qui rispetto ad “Amici” è tutta un’altra storia. Non sto rinnegando la mia avventura televisiva, anzi: se non ci fosse stato “Amici” adesso non sarei qui. Quello con lo show di Maria De Filippi è un legame indissolubile. Però ora a Sanremo siamo soltanto io e la mia canzone. Qui si fa sul serio, si gioca pesante con i sogni.

Già, i sogni. Cammino per Sanremo e vedo la mia faccia su tutte le copertine. Ancora faccio fatica a crederci. Inizio a pensare di essere accettato. Sento di aver fatto qualcosa di buono, con la musica. Anche se mi resta da fare ancora moltissimo. Vorrei riuscire a dimostrare a chi non mi ama che certi pregiudizi sul mio conto sono infondati. Certe volte mi sento considerato un cantante da reality, un cantante piccolo.

Sì, è vero, sono un cantante piccolo. Ma anche Laura Pausini e Eros Ramazzotti sono stati piccoli. È stato dato loro il tempo di crescere, e guardate che cosa sono diventati. In fondo quello che chiedo io è solo tempo. Tempo per crescere.

La canzone per Sanremo spero che sia ciò che mi permetterà di portare avanti il mio cammino. Qualcuno di quelli che l’hanno ascoltata mi ha detto che le sonorità ricordano il miglior Eros Ramazzotti. Che dire, lo prendo come un complimento!

Bene, a domani. Spero di trovare il tempo di rispondere anche alle vostre domande. Intanto stasera torno a mangiare in un ristorantino che ho trovato qui a Sanremo: ormai non manco una sera, ma non rivelerò mai il nome del posto. Non vedo l’ora di mangiarmi un altro piatto di quei fantastici gianchetti fritti…

A domani!

Marco