Home MusicaBaby K, l’intervista per «Una Seria»: «L’incontro con Tiziano Ferro era scritto nel destino»

11 Marzo 2013 | 14:48

Baby K, l’intervista per «Una Seria»: «L’incontro con Tiziano Ferro era scritto nel destino»

Alla vigilia dell'uscita di «Una seria», il suo primo album di inediti ufficiale, abbiamo intervistato Baby K, la nuova stella dell'hip hop italiano. Un disco prodotto da Tiziano Ferro, che duetta con lei in tre brani. Ma come si sono incontrati? È lei stessa a raccontare, nei minimi dettagli, com'è andata...

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Baby K, l’intervista per «Una Seria»: «L’incontro con Tiziano Ferro era scritto nel destino»

Alla vigilia dell'uscita di «Una seria», il suo primo album di inediti ufficiale, abbiamo intervistato Baby K, la nuova stella dell'hip hop italiano. Un disco prodotto da Tiziano Ferro, che duetta con lei in tre brani. Ma come si sono incontrati? È lei stessa a raccontare, nei minimi dettagli, com'è andata...

Foto: Una seria

11 Marzo 2013 | 14:48 di Redazione

Baby K pubblica il 12 marzo 2013 «Una seria», primo album di inediti ufficiale per Sony Music Italia. Nelle ultime settimane avrete certamente ascoltato il brano «Killer», un pezzo in duetto con Tiziano Ferro, che ha creduto in lei e ha deciso di produrre questo nuovo lavoro in ogni suo aspetto.

Delle 14 tracce, tre sono in duetto con Tiziano, ma troveremo anche una collaborazione con Fabri Fibra e un’altra con Marracash. Finalmente il rap ha un nuovo volto. Ma chi è Baby K?

A chi non avesse mai avuto modo di ascoltarla vi consigliamo di vedere i videoclip di «Femmina Alfa» e «Sparami» su YouTube, due brani manifesto che spiegano molto bene chi è lei e che cosa può dare alla musica italiana. La incontriamo oggi per parlare del nuovo progetto e dell’incontro speciale con Ferro.

Quando è stato il primo incontro con Tiziano Ferro?
«È stato al di fuori della musica, nel 2006. Tiziano dice che era un incontro predestinato. Stavo andando in vacanza a Barcellona, e lui si stava recando lì per un videoclip («Ed ero contentissimo» estratto da «Nessuno è solo», ndr)».

Vi siete conosciuti o l’hai solo visto? Vogliamo approfondire.
«Lui stava nella business class e io nella tourist. L’ho visto e ho cercato di raggiungerlo. Lui dice sempre che gli chiesi un autografo per un’amica, ma in realtà ero io che da fan sfegatata volevo incontrarlo. Gli ho bussato su una spalla e ho scoperto che stava scrivendo una canzone, aveva le cuffie. Un peccato mortale per chi fa musica, lo so bene. Lui gentile mi ha detto ciao e che stava chiudendo una cosa e se potevo passare più tardi. Invece poi mi ha stupito.

Cos’hai fatto? Sembra la trama di un film.
«Lui è venuto da me e si è messo a fare quattro chiacchiere. Non ci potevo credere. Ero in totale imbarazzo, mi ha detto che voleva recuperare quella “mancanza”. Ero senza parole. Poi, dopo alcuni anni, la mia musica è arrivata nelle mani di Michele Canova, che da sempre lavora con lui, tramite la Sony. Tiziano era presente mentre Canova ascoltava alcuni dei miei brani e gli ha chiesto di avere un contatto. Ma la cosa più incredibile deve ancora arrivare».

Racconta, vogliamo sapere tutto.
«Quel giorno, nel 2006, su quell’aereo, Tiziano stava scrivendo “Il tuo boy è preso male”, il brano che ha poi inserito nel mio disco. Sarà fatalità, ma quando ho appreso che il testo di “Killer” in cui si fa riferimento a una personalità “alfa” è stato scritto prima che io scrivessi “Femmina Alfa” ha dell’incredibile».

E questa collaborazione con Tiziano Ferro, cosa ti ha dato?
«Mi ha fatto tornare a credere nella purezza che esiste ancora in un mercato e in un business come la musica. Tiziano Ferro è sovraesposto, è conosciuto in tutto il mondo. Non è vero che le persone che lavorano con le major sono aride. Con lui abbiamo parlato del destino, dell’amore. È una persona genuina, crede nella musica».

Avete collaborato in massima armonia, quindi.
«Ci siamo trovati d’accordo su tutto, lui mi ha lasciato scrivere le parti in totale libertà, ero completamente a mio agio. Anzi, ero io a farmi tanti problemi quando le mie parole si facevano più dure. Michele Canova e Tiziano erano gasati all’idea, credono che il modo migliore per riuscire sia essere se stessi sia non spingere troppo l’acceleratore sulle cose e dare il tempo alle persone di imparare a conoscermi. Non potevo che condividere tutto questo».

Cosa hai dato invece tu a Tiziano?
«Abbiamo legato in maniera molto personale. Mi ha voluto conoscere, voleva capire chi fossi. Il nostro rapporto si è costruito con calma, nel tempo. Alla fine io sono una ragazza emergente, cosa gliene poteva fregare a lui di me? Niente era scontato, qualcosa lo ha mosso. Mi ha detto che questo album è quello che lui avrebbe sempre voluto fare».

Quando hai chiuso l’album? C’è Marracash che cita «Django».
«Esatto, l’album era già pronto e chiuso da parecchio tempo. Appena tre settimane fa, abbiamo inserito nella revisione dei pezzi Marracash. Un artista che conosco molto bene e che trovo sia uno dei più bravi in Italia. Sono molto contenta di averlo in questo mio esordio».

Tra l’altro c’è anche un bel pezzo con Fabri Fibra.
«Abbiamo ricevuto un suo brano, una demo già potenzialmente chiusa alla quale poi abbiamo apportato alcune modifiche nel testo. Le strofe erano sconnesse, ho cercato di creare una storia che fosse il più possibile vicina a me. Musicalmente quel pezzo è perfetto, molto vicino al mio background musicale. Non ci siamo mai sentiti personalmente, ma so che ha dichiarato in radio di apprezzare la mia musica. Avere un feedback così, da uno come Fibra, è fondamentale».

Ti sei un po’ lanciata nel canto, ma non è una novità, vero?
«Esatto, al liceo quando ero ancora in Inghilterra ho fatto parte di tre cori. Due scolastici con un repertorio musical e uno più teatrale dove si facevano anche alcuni canti di chiesa. La mia attitudine al canto e l’elasticità nei generi viene tutta da lì».

Hai visto che ad “Amici” è arrivato il rap?
«È vero che oggi il genere hip hop sta entrando molto nel popolare italiano, ma è dalla pubblicità del cioccolato solubile per il latte di quando ero piccola che il rap è sinonimo di gioventù e di contemporaneità. Ricordo bene la prima volta che un rapper entrò ad “Amici”, mi riferisco a Michael Calandra, il ragazzo della prima edizione e noto nella scena romana. Anche se “Amici” non aveva ancora la risonanza che ha oggi».

Conosci Moreno, il rapper di questa edizione?
«Sì, era uno dei concorrenti di Mtv Spit, ho avuto modo di sentirlo. È molto giovane ma sembra davvero pieno di talento, ha lo spirito giusto, mi ha molto divertito. Ecco, la mia paura è che il rap, al confronto con altri generi molto diversi nella stessa gara, non possa avere molte chance per vincere».

Sanremo sarà mai pronta a accogliere il rap?
«Ho seguito pochissimo il Festival. Ho abitato in Inghilterra fino a 17 anni e sono arrivata qui con un gusto musicale già formato e piuttosto distante dalla tradizione sanremese. La parola tradizione abbinata a Sanremo già è significativa. Non escludo che possa entrare bene il rap al Festival, dipende molto da chi selezionerà le voci, ma è davvero arrivato il tempo che anche gli adulti e non solo i giovani e i cosmopoliti vedano il nostro genere come una realtà che è un cult nel mondo. Il rap non è solo “spacco tutto”, ma ha una gamma di generi così ampia da poter entrare in tutta serenità nella cultura popolare. Il passo più importante è che tutti accettino il rap come un genere che è dentro la musica, non fuori da essa».

Cos’è importante per te oggi?
«Che “Una seria” venga ben recepito. Che si vedano i miei lati più duri e quelli più morbidi come parti della mia personalità, vorrei che la gente vedesse in questo disco il tentativo di fare qualcosa di nuovo. Il rap italiano non può non far parte di una scena europea, dobbiamo allinearci, prima o poi. Questo disco, per me, è una parte molto piccola ma importante di una nuova Italia che vuole crescere, rinascere con lo spirito giusto. In ogni caso, sono molto felice e soddisfatta».