13 Giugno 2011 | 08:47

Biagio Antonacci al Colosseo: «Sono il Gladiatore del rock italiano»

Prima di lui pochi altri artisti si sono esibiti al Colosseo, un monumento che non si concede tanto facilmente. E adesso, il 3 luglio, nel centro dell’arena scende Biagio Antonacci. Un concerto a favore dell’Unesco per finanziare gli studi di giovani archeologi che si impegneranno nel restauro del Colosseo...

 di

Biagio Antonacci al Colosseo: «Sono il Gladiatore del rock italiano»

Prima di lui pochi altri artisti si sono esibiti al Colosseo, un monumento che non si concede tanto facilmente. E adesso, il 3 luglio, nel centro dell’arena scende Biagio Antonacci. Un concerto a favore dell’Unesco per finanziare gli studi di giovani archeologi che si impegneranno nel restauro del Colosseo...

13 Giugno 2011 | 08:47 di

Biagio Antonacci (foto Kikapress)

Prima di lui pochi altri artisti si sono esibiti al Colosseo, un monumento che non si concede tanto facilmente. E adesso, il 3 luglio, nel centro dell’arena scende Biagio Antonacci. Un concerto a favore dell’Unesco per finanziare gli studi di giovani archeologi che si impegneranno nel restauro del Colosseo. Solo un motivo così importante poteva convincere Biagio. Perché lui è uno che non si fa vedere molto in giro: da due anni non fa tournée, ha tirato fuori un album nel 2010, ancora in classifica, e ne sta scrivendo un altro.

Un progetto per il restauro del simbolo di Roma. E hanno scelto un milanese.
«Mi sento onorato, Roma è la capitale italiana e io sono italiano a 360 gradi. Dobbiamo avere più attenzione per i nostri monumenti. Abbiamo città uniche, ma spesso non le valorizziamo come dovremmo, non siamo bravi ospiti».

Il restauro è sponsorizzato dall’imprenditore Della Valle. Un privato.
«Ci vogliono molti soldi. L’importante è che ognuno faccia qualcosa. Spero che il governo continui a investire e a educare».

Sui tagli alla cultura molti artisti hanno preso posizione.
«Se fossi lo Stato andrei a defiscalizzare i denari di tanti imprenditori che investono in certe cose, se fossi ministro direi loro: “Volete investire? Sappiate che potete scaricare due terzi dei soldi investiti”».

Lei intanto non prende alcun compenso per il concerto.
«No, perché bisogna portare a casa più soldi possibile e il Colosseo contiene solo 600 posti. Tra l’altro, io e il mio team investiremo nella produzione e realizzeremo un dvd».

Ma vuol mettere la gloria!«Assolutamente! È un inedito sentire la canzone italiana al Colosseo, la canzone pop. Siamo in un luogo dove lo spettacolo era veder patire e morire. Oggi questo è uno spazio che deve sapere di canto e non di morte».

Ha detto: «Voglio suonare maschio in un posto maschio». Che cos’è la musica «maschia»?
«Quella che ha energia, con un leader sul palco che fa il pavone. Non voglio fare un concerto mieloso, ma un concerto che ti fa alzare in piedi e battere le mani».

Citi qualche pezzo «maschio».
«Potrebbe essere quel pezzo di Celentano, “Prisencolinensinainciusol”, che non vuole dire niente ma crea un movimento che non stanca mai».

Al Colosseo si combatteva contro i leoni. Lei quali leoni ha dovuto affrontare?
«I miei leoni sono sempre stati fuori dalla gabbia, erano i furbi, gli invidiosi che volevano rubarmi l’energia. Io ho avuto la fortuna di non essere invidioso. E il successo è arrivato, si è fermato, è ripartito, è cresciuto».

E dura. Il suo album «Inaspettata» è in classifica da oltre un anno, 58 settimane…
«È stato un album davvero “inaspettato”, un disco di esperimenti e contaminazioni, con tre produttori diversi, con Leona Lewis e i Club Dogo. Ha preso un pubblico molto giovane».

Duettare con i rapper Club Dogo fa molto giovane.
«È un modo per avere una testa sempre giovane, capire le tendenze dei giovani. Come l’hip hop. A vent’anni ero vecchio, oggi che ho 47 anni ho una testa più giovane di allora, perché sono curioso, mi piace capire come si muovono i giovani, come si vestono, che musica ascoltano».

Cosa resta del «rockettaro», come si definiva una volta?
«Adesso la parola rock fa ridere, mi fa venire in mente un signore con la parrucca, la chitarra elettrica e gli stivali. Oggi il rock non esiste più. È sul palco che devi essere rock, che devi dare l’anima e stupire».

Nemmeno Vasco è rock?
«Ormai tutto quello che Vasco poteva fare da rocker l’ha fatto, non ti stupisce. Magari se sul palco cantasse una mazurca… Ai Wind Music Awards invece ho visto Gino Paoli che cantava con un filo di voce: ho visto sul palco un uomo rock e gliel’ho pure detto».

Nella sua Milano la campagna elettorale è stata a suon di musica.
«Io voto a Rozzano, in provincia. Ma mi piacerebbe un giorno dedicare la mia voce a un politico, sostenerlo fin dall’inizio della campagna e non solo al ballottaggio. Un po’ come Springsteen con Obama».

Suggerimenti per il nuovo sindaco?
«Spero che sia a favore dell’ecologia, che abbia rispetto per il verde, che recuperi certe zone dismesse di Milano. E poi ci sono dei centri abbandonati, potrebbe darli in autogestione ai giovani per fare musica».

Farebbe un concerto anche per Milano?
«Sì, per una causa importante, come difendere una zona verde o periferica».