21 Novembre 2014 | 12:55

Biagio Antonacci, vi racconto la mia vita vista dal palco

Ci sono degli anni nell’arco di una vita che non si possono dimenticare. Per Biagio Antonacci uno di questi sarà senza dubbio il 2014. Assieme a lui proveremo a spiegarvi il perché. A sette mesi dalla pubblicazione dell’album «L’amore comporta» lo incontriamo dietro le quinte del Palalottomatica a Roma, tappa del suo nuovo tour.

 di Alex Adami

Biagio Antonacci, vi racconto la mia vita vista dal palco

Ci sono degli anni nell’arco di una vita che non si possono dimenticare. Per Biagio Antonacci uno di questi sarà senza dubbio il 2014. Assieme a lui proveremo a spiegarvi il perché. A sette mesi dalla pubblicazione dell’album «L’amore comporta» lo incontriamo dietro le quinte del Palalottomatica a Roma, tappa del suo nuovo tour.

21 Novembre 2014 | 12:55 di Alex Adami

di Alessandro Alicandri
foto di Massimo Nicolaci  

Ci sono degli anni nell’arco di una vita che non si possono dimenticare. Per Biagio Antonacci uno di questi sarà senza dubbio il 2014. Assieme a lui proveremo a spiegarvi il perché. A sette mesi dalla pubblicazione dell’album «L’amore comporta» lo incontriamo dietro le quinte del Palalottomatica a Roma, tappa del suo nuovo tour. È il 9 novembre, il giorno del suo 51° compleanno. L’appuntamento è in camerino pochi minuti prima dello spettacolo.

Come ci si sente a festeggiare gli anni in concerto?
«È la cosa più bella per chi, come me, non ama molto le ricorrenze. La mia festa è cantare per il pubblico».

Siamo in un palazzetto, ma il suo palco sembra quello di uno stadio.
«Sono orgoglioso di dire che questo è uno dei palchi più belli della mia carriera. Rappresenta la costellazione dello Scorpione (il segno zodiacale di Biagio, ndr), ha una passerella enorme perché voglio vedere le persone del pubblico, una per una».

Arriva il microfono e tutte le persone dietro le quinte accompagnano Biagio di fronte ai gradini che dividono il backstage dal palco: canta 27 canzoni in due ore e mezzo di show. Lo ritroviamo dopo il concerto.

Come si sente?
«Stanco ma con una felicità addosso indescrivibile. Molti artisti finiscono il concerto arrabbiati per le imperfezioni. Io me ne frego».

Che tipo di persone ha visto nel pubblico?
«Non riesco a credere come a 50 anni io possa avere dei fan così giovani. Ci sono bambini, ragazzi. Ma anche mamme e nonne. E pensare che una decina di anni fa ero convinto che il tour di “Convivendo” sarebbe stato l’ultimo della mia carriera».

Invece è tornato negli stadi nello scorso maggio, con tanti ospiti. E ora la serata di San Siro è diventata un dvd, «Palco Antonacci».
«È stato tutto così bello che non poteva non essere documentato. Vedere me, Eros Ramazzotti e Laura Pausini sullo stesso palco è stato un sogno a occhi aperti. Ho mantenuto tutte le voci originali, comprese alcune imprecisioni nei testi. Preferivo si sentisse la mia emozione».

E nella copertina più della metà dello scatto mostra il pubblico.
«È da “Inaspettata” che per le copertine preferisco scegliere quadri, illustrazioni, rielaborazioni. Tutto ma non la mia faccia così com’è. Mi sono scocciato di vedere il mio volto in vendita nei negozi. Per questo ho preferito mostrare la gente che era lì per me».

Cosa la emoziona quando scende dal palco?
«L’amore dei miei figli e la mia dedizione per loro sono la mia fonte di gioia più pura».

Chi è stato il primo a sentire le sue canzoni?
«Mia mamma. Lei è di parte ma ancora oggi quando le faccio sentire le cose nuove che scrivo mi dice quelle che saranno perfette in concerto. Ha sempre ragione».

Nel singolo «Ho la musica nel cuore» racconta molto della sua vita.
«C’è anche quell’ottavo piano a Rozzano, la casa popolare dove sono cresciuto. Dopo i primi guadagni, 20 anni fa, ci siamo trasferiti. Adesso ci abita una signora, la conosco. Appena ho un attimo di tempo vorrei scattare una foto nella mia vecchia cameretta, quella dove è nata “Liberatemi” e poi tutta la mia carriera».

Nel 1994 ha pubblicato «Lo conosco poco», brano dedicato a suo padre. Cambierebbe qualcosa di quel testo, oggi?
«In quelle parole c’è tutto quello che c’era da dire sul mio rapporto con lui. È scomparso a maggio, è stato un grande lavoratore con uno scopo: non farmi mai preoccupare di nulla. È da molto tempo che non sento quella canzone, grazie per avermela ricordata. Quando esco da qui, la andrò subito a riascoltare».