11 Aprile 2017 | 16:20

Luis Fonsi e il successo di «Despacito». L’intervista

La superstar della musica latina racconta a Sorrisi l'origine del suo singolo e l'amicizia con Laura Pausini

 di Andrea Di Quarto

Foto: Luis Fonsi è nato a San Juan, capitale di Porto Rico. Il suo nono album uscirà a settembre
Credit: © Omar Cruz

Con La sua «Despacito», Luis Fonsi, star portoricana della musica latina, ha conquistato il mondo. Quasi 900 milioni di visualizzazioni su YouTube (al momento in cui scriviamo), dischi di platino un po' ovunque (compresi Stati Uniti e Italia, dove il Platino è già doppio), primo pezzo in spagnolo a entrare nella Top 10 globale di Spotify. Appena approdato in Europa per promuovere il suo singolo, lo abbiamo incontrato.

Ti aspettavi un successo simile?
«Sinceramente tutto è andato ben oltre le mie aspettative. È davvero incredibile che la mia canzone stia avendo un così grande successo anche in Paesi dove non capiscono lo spagnolo, oppure dove io non sono mai stato o dove non sanno neppure chi sia, tipo in Russia o in Asia. Evidentemente la gente si sta lasciando trascinare dal ritmo, dalla sensualità del brano. Grazie davvero. A tutti».
Quando un artista scrive una canzone si rende subito conto che sarà una hit?
«A volte percepisci che abbia una magia, ma le reazioni dei fan sono sempre imprevedibili. Inoltre «Despacito» rappresenta anche un'evoluzione della mia musica. Normalmente canto canzoni molto melodiche, sentimentali, ma stavolta ho voluto mettere una maggiore energia, un ritmo più urban. Sono abituato a fare innamorare le persone con le mie canzoni, stavolta volevo che la gente potesse anche ballare».
L'accoppiata con il tuo connazionale Daddy Yankee, “El rey del reggaeton”, è stata una strategia discografica o vi conoscevate?
No no, lo conosco eccome! Lui nel suo genere è una vera star e ha collaborato con grandi artisti, da Snoop Dogg a Nelly Furtado, Enrique Iglesias, Ricky Martin e tanti altri. Lo stimo da sempre ed era da tanto che volevo fare una cosa con lui. Il nuovo album, che esce a settembre, sarà molto più ritmico, più "bailado", senza rinunciare alle canzoni melodiche, che amo cantare».

La musica portoricana è diversa dal resto della musica latina?
«Sì, è molto più ritmica e anche molto più pop. Tante popstar arrivano da lì, tipo Ricky Martin. Siamo una piccola isola, ma piena di musica».
Com'è stato girare il video a Portorico?
«Stupendo! Volevo proprio che passasse un'immagine del mio Paese meno turistica, più centrata sulla nostra gente. In un certo senso è proprio un mio umile omaggio al Portorico, al suo ballo, alla sua sensualità. Vivo a Miami e sto benissimo lì, ma io mi sento portoricano al 100 per cento».
Non deve essere stato semplice andare in giro con Zaleyka Rivera (Miss Universo 2006)
«Diciamo che non siamo passati inosservati (ride). Ma non è l'eccezione sai? Le donne portoricane sono bellissime: abbiamo già avuto sei tra Miss Mondo e Miss Universo».
Ti sei esibito a Oslo per la consegna del Premio Nobel per la pace a Barack Obama. Sarà difficile che la cosa si ripeta con il nuovo presidente Trump.
(Ride di gusto). «Per ora mi basta avere conosciuto Obama, una grande persona. È stato emozionante esibirsi al suo cospetto. In quanto a Trump per ora è difficile esprimersi, la gente latina è preoccupata, aspettiamo di vedere che cosa succede».
In passato hai collaborato con Laura Pausini, che ricordo hai?
«Di Laura? È la persona a cui voglio più bene nel mondo della musica, una grande amica. È stata ospite dei miei concerti e io dei suoi. Per fare quel duetto del 2009 («Todo vuelve a empezar») sono stato a casa sua ed è stata la prima persona a chiamarmi quando “Despacito” è esploso».