01 Gennaio 2011 | 12:31

Che bello ritrovare il «Calore» di Casa

pubblicato su Tv Sorrisi e Canzoni del 17 aprile 2010 Alle sette di mattina lo zio Vito gira sulla sua macchina, con altoparlante a tutto volume, per inondare le strade del paesino con le note di «Calore», hit del disco di platino «Oltre», ricordando ai concittadini l’appuntamento immancabile per le 12 in piazza. Nelle stradine […]

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Che bello ritrovare il «Calore» di Casa

pubblicato su Tv Sorrisi e Canzoni del 17 aprile 2010 Alle sette di mattina lo zio Vito gira sulla sua macchina, con altoparlante a tutto volume, per inondare le strade del paesino con le note di «Calore», hit del disco di platino «Oltre», ricordando ai concittadini l’appuntamento immancabile per le 12 in piazza. Nelle stradine […]

Foto: pubblicato su Tv Sorrisi e Canzoni del 17 aprile 2010 Alle sette di mattina lo zio Vito gira sulla sua macchina, con altoparlante a tutto volume, per inondare le strade del paesino con le note di «Calore», hit del disco di platino «Oltre», ricordando ai concittadini l’appuntamento immancabile per le 12 in piazza. Nelle stradine si lavora alacremente: palloncini bianchi so- no sistemati ovunque. Affissi lungo i muri, cartelloni, foto e slogan «La tua vittoria, il nostro orgoglio», «Emma, talento Salento», «Meravigliosa Emma». È una Pasqua speciale quella di Aradeo, 9.000 abitanti, a 28 km da Lecce, nel cuore del Salento: è il giorno del ritorno a casa di Emma Marrone, la vincitrice di «Amici», che proprio al suo amato paese ha dedicato la vittoria. E l’affetto dei concittadini non si fa attendere: la piazza principale è gremita già dalla mattina. Ci sono famiglie con passeggini, ragazzi con macchine fotografiche, bambini con fiori e carta e penna per l’autografo, persone anziane Emma l’abbiamo vista crescere». Una ragazza col pancione assicura: «Se è femmina la chiamerò Emma». Nell’attesa, la banda intona il repertorio classico e qualche brano di «Oltre».Sul palco, allestito con un trionfo di fiori e gli stendardi del paese, il sindaco Daniele Perulli con tanto di fascia tricolore e Giovanni Sozio, il comandante della stazione dei Carabinieri in alta uniforme. Unico assente, ma giustificato causa Messa di Pasqua, il parroco. Alle 12 in punto, una macchina nera si fa largo a stento tra la folla e, scortata dai Carabinieri, scende lei, Emma, in lacrime. È commossa, firma autografi, bacia i bambini che le mettono in braccio e mentre avanza tra la folla, esplodono i fuochi d’artificio: 10 minuti di botti, fumo e luci che si perdono nel sole caldo di mezzogiorno. La banda del paese intona «Calore». Migliaia di palloncini bianchi e azzurri prendono il volo come una nuvola colorata. Un abbraccio con papà Rosario che l’accoglie sul palco e poi, stordita, Emma prende il microfono. «Grazie a tutti» dice «questo è un piccolo paese, ma la sua gente ha un cuore grande e io non dimentico da dove sono partita». Poi l’emozione le toglie la parola. «Ero spaventata da tutto quell’affetto» confesserà più tardi Emma a Sorrisi nella calma del salotto di casa sua, invaso di fiori, sorseggiando acqua e zucchero per tirarsi su. E sotto il suo balcone, ancora centinaia di persone l’acclamano, intonano cori con le sue canzoni, le chiedono di affacciarsi. Ad Aradeo è nata una star. «Per sei mesi ho vissuto rinchiusa e protetta nella struttura del programma» spiega la cantante. «Solo ora mi rendo conto di cosa significhi questa vittoria, il grande regalo della vita. E l’emozione mi toglie il fiato. Non venivo qui a casa da Natale e man mano che in macchina mi avvicinavo alla mia terra, ai suoi colori ai suoi profumi, le lacrime sono salite agli occhi e non riuscivo a smettere di piangere. Ora sento il rammarico di non aver saputo dire niente di più su quel palco, di non essere riuscita a ringraziare tutti come avrei voluto. Mi dispiace». Attorno a lei, papà Rosario, musicista anche lui, che ha cominciato a farla esibire sul palco già a nove anni. «La sera della finale ero in studio» racconta Rosario. «Ricordo che al momento della vittoria sono corso verso di lei, scendendo i gradini di corsa e precipitando di testa sulla pancia del maestro Vessicchio! Quello che ora auguro a Emma è di non perdere mai questo vestito di umiltà che indossa da sempre». Mamma Maria non lascia la mano di Emma neanche un secondo e le raccomanda: «Continua a sognare, ma tieni sempre i piedi piantati in terra». Ma c’è qualcun altro che Emma sente di ringraziare: la nonna materna Uccia, il cui nome è tatuato sul suo braccio: «Mi ha sempre incoraggiata. Mi ripeteva “Figlia mia, la tua voce è un dono di Dio, non ti fermare davanti a niente: se non la coltivi commetti un peccato!”».

01 Gennaio 2011 | 12:31 di

pubblicato su Tv Sorrisi e Canzoni del 17 aprile 2010

Alle sette di mattina lo zio Vito gira sulla sua macchina, con altoparlante a tutto volume, per inondare le strade del paesino con le note di «Calore», hit del disco di platino «Oltre», ricordando ai concittadini l’appuntamento immancabile per le 12 in piazza. Nelle stradine si lavora alacremente: palloncini bianchi so- no sistemati ovunque. Affissi lungo i muri, cartelloni, foto e slogan «La tua vittoria, il nostro orgoglio», «Emma, talento Salento», «Meravigliosa Emma».

È una Pasqua speciale quella di Aradeo, 9.000 abitanti, a 28 km da Lecce, nel cuore del Salento: è il giorno del ritorno a casa di Emma Marrone, la vincitrice di «Amici», che proprio al suo amato paese ha dedicato la vittoria. E l’affetto dei concittadini non si fa attendere: la piazza principale è gremita già dalla mattina. Ci sono famiglie con passeggini, ragazzi con macchine fotografiche, bambini con fiori e carta e penna per l’autografo, persone anziane Emma l’abbiamo vista crescere». Una ragazza col pancione assicura: «Se è femmina la chiamerò Emma».

Nell’attesa, la banda intona il repertorio classico e qualche brano di «Oltre».Sul palco, allestito con un trionfo di fiori e gli stendardi del paese, il sindaco Daniele Perulli con tanto di fascia tricolore e Giovanni Sozio, il comandante della stazione dei Carabinieri in alta uniforme. Unico assente, ma giustificato causa Messa di Pasqua, il parroco. Alle 12 in punto, una macchina nera si fa largo a stento tra la folla e, scortata dai Carabinieri, scende lei, Emma, in lacrime.

È commossa, firma autografi, bacia i bambini che le mettono in braccio e mentre avanza tra la folla, esplodono i fuochi d’artificio: 10 minuti di botti, fumo e luci che si perdono nel sole caldo di mezzogiorno. La banda del paese intona «Calore». Migliaia di palloncini bianchi e azzurri prendono il volo come una nuvola colorata. Un abbraccio con papà Rosario che l’accoglie sul palco e poi, stordita, Emma prende il microfono. «Grazie a tutti» dice «questo è un piccolo paese, ma la sua gente ha un cuore grande e io non dimentico da dove sono partita». Poi l’emozione le toglie la parola.

«Ero spaventata da tutto quell’affetto» confesserà più tardi Emma a Sorrisi nella calma del salotto di casa sua, invaso di fiori, sorseggiando acqua e zucchero per tirarsi su. E sotto il suo balcone, ancora centinaia di persone l’acclamano, intonano cori con le sue canzoni, le chiedono di affacciarsi. Ad Aradeo è nata una star. «Per sei mesi ho vissuto rinchiusa e protetta nella struttura del programma» spiega la cantante. «Solo ora mi rendo conto di cosa significhi questa vittoria, il grande regalo della vita. E l’emozione mi toglie il fiato. Non venivo qui a casa da Natale e man mano che in macchina mi avvicinavo alla mia terra, ai suoi colori ai suoi profumi, le lacrime sono salite agli occhi e non riuscivo a smettere di piangere. Ora sento il rammarico di non aver saputo dire niente di più su quel palco, di non essere riuscita a ringraziare tutti come avrei voluto. Mi dispiace».

Attorno a lei, papà Rosario, musicista anche lui, che ha cominciato a farla esibire sul palco già a nove anni. «La sera della finale ero in studio» racconta Rosario. «Ricordo che al momento della vittoria sono corso verso di lei, scendendo i gradini di corsa e precipitando di testa sulla pancia del maestro Vessicchio! Quello che ora auguro a Emma è di non perdere mai questo vestito di umiltà che indossa da sempre». Mamma Maria non lascia la mano di Emma neanche un secondo e le raccomanda: «Continua a sognare, ma tieni sempre i piedi piantati in terra». Ma c’è qualcun altro che Emma sente di ringraziare: la nonna materna Uccia, il cui nome è tatuato sul suo braccio: «Mi ha sempre incoraggiata. Mi ripeteva “Figlia mia, la tua voce è un dono di Dio, non ti fermare davanti a niente: se non la coltivi commetti un peccato!”».