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21 Novembre 2012 | 11:30

Florence + The Machine, il racconto del live al Forum di Assago

Ieri, Florence e la sua band di nove elementi sono sbarcati a Milano e hanno riempito un posto enorme come Forum di Assago, stracolmo e stipato di migliaia di persone. Cos'è successo in questi tre anni? Come ha fatto un fenomeno «indie pop» sostanzialmente di nicchia (almeno in Italia) a diventare una star da palazzetto?

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Florence + The Machine, il racconto del live al Forum di Assago

Ieri, Florence e la sua band di nove elementi sono sbarcati a Milano e hanno riempito un posto enorme come Forum di Assago, stracolmo e stipato di migliaia di persone. Cos'è successo in questi tre anni? Come ha fatto un fenomeno «indie pop» sostanzialmente di nicchia (almeno in Italia) a diventare una star da palazzetto?

Foto: Foto di Arianna Cavazza

21 Novembre 2012 | 11:30 di Redazione

(foto di Arianna Cavazza)

Poco più di tre anni fa, ai Magazzini Generali di Milano, si esibivano i Florence + The Machine, la band inglese costruita intorno alla carismatica cantante Florence Welch, fresca del suo primo album «Lungs», acclamato dalla critica come uno dei migliori esordi del 2009. La sede, che contiene poche centinaia di persone, non era nemmeno del tutto piena, ma il live e la straordinaria voce di Florence lasciarono un segno nei presenti.

Ieri, Florence e la sua band di nove elementi (di cui tre coristi, importantissimi per un’artista che dal vivo «reinterpreta» sempre vocalmente i suoi stessi brani) sono sbarcati a Milano e hanno riempito un posto enorme come Forum di Assago, stracolmo e stipato di migliaia di persone. Cos’è successo in questi tre anni? Come ha fatto un fenomeno «indie pop» e sostanzialmente di nicchia (almeno in Italia) a diventare una star da palazzetto?

Prima di tutto Florence, grazie al suo imitatissimo stile, è diventata un’icona fashion, presenza fissa agli eventi di moda, fotografatissima. Ma la sua immagine, per quanto decisiva, non basta a spiegare l’entusiasmo travolgente del folto pubblico del Forum, né come mai tutti questi ragazzi (in prevalenza tra i 18 e 35 anni) conoscano a memoria tutte le sue canzoni. Perché nel frattempo c’è stato «Ceremonials», un album che ha entusiasmato molti pur lasciando poca traccia di sé nelle classifiche italiane (una veloce capatina lo scorso novembre).

Ma l’immagine di migliaia di fan adoranti, alcuni dei quali si sono presentati con delle accese parrucche rosse (Florence li nota e li saluta) smentisce i freddi numeri delle chart: Florence per tutta questa gente è davvero una star. E il suo segreto sta solo nella sua voce, poderosa e impressionante, che non ha bisogno degli orpelli dei grandi show: il palco del concerto è sovrastato da un paravento che all’occorrenza diventa schermo o viene colorato da decorazioni liberty, dietro a cui Florence compare come una silhouette, accolta dai boati del pubblico.

Nel concerto, lungo circa un’ora e mezza, Florence non risparmia quasi nessuno dei suoi pezzi migliori (anche se manca la commovente «Never let me go») e propone persino una versione riarrangiata di «Sweet nothing», il brano di Calvin Harris a cui presta la voce. Questa è la prima data del tour, e Florence a volte sembra quasi stupita delle urla che arrivano dagli spalti: ne approfitta per interagire spesso con il pubblico e, sulle note di «Rabbit Heart (Raise it up)» propone alle ragazze di salire sulle spalle del proprio vicino, scatenando una vera festa in platea.

Ma il meglio Florence lo tiene, prevedibilmente, per il suo ritorno sul palco dopo l’usuale breve pausa, alla fine del concerto: arrivano, acclamati dal pubblico, i suoi due brani più amati dai fan, «Shake it out» e soprattutto «Dog days are over», suo secondo singolo in assoluto diventato nel frattempo un piccolo classico. Il ritmo inconfondibile del brano è scandito a lungo dalle mani del pubblico anche fuori dal concerto: nel tunnel che attraversa la tangenziale portando alla Metropolitana, i ragazzi continuano a battere le mani e cantare a squarciagola.

Sul palco, Florence alterna momenti di aplomb e una vena più teatrale che ben si sposa al suo suono barocco a un piglio più scatenato: i metri sono tanti rispetto a quelli, per esempio, del suo «Unplugged» e lei li percorre tutti, in lungo e in largo, per tutta la durata del live, saltando e correndo senza sosta, senza mai perdere fiato. E chi conosce lo stile della sua voce sa che Florence la usa tutta, fino all’ultimo. E basta fare una capatina su Twitter o Instagram per capire le reazioni dei fan, che la adorano e la definiscono «una dea».

Se c’è una cosa che ci insegna il soprendente successo di un live come quello di Florence + The Machine al Forum di Assago è che non servono tanti effetti speciali, cambi di scena, cambi di abito (Florence ne indossa uno solo, castissimo, firmato Gucci), trucchi, balletti e ballerini per muovere le folle, per scuotere un grande palazzetto. Qui ci sono solo un pugno di bellissime canzoni, una gran voce e una gran classe.