04 Ottobre 2017 | 11:00

Husky Loops: la band italiana in tour con i Placebo

Tre ragazzi italiani che, come tanti, lasciano la propria città per tentare il tutto per tutto a Londra, dove vengono ascoltati da Molko che li chiama per affidare loro l'apertura del tour autunnale dei Placebo

 di Chiara Colasanti

Husky Loops: la band italiana in tour con i Placebo

Tre ragazzi italiani che, come tanti, lasciano la propria città per tentare il tutto per tutto a Londra, dove vengono ascoltati da Molko che li chiama per affidare loro l'apertura del tour autunnale dei Placebo

04 Ottobre 2017 | 11:00 di Chiara Colasanti

Può sembrare una storia di quelle da raccontare come una leggenda metropolitana, ma per gli Husky Loops è la realtà delle cose e sarà una delle storie da narrare ai nipoti. Non capita a tutti di essere scelti direttamente da Brian Molko per aprire le tappe del tour autunnale inglese dei Placebo! Abbiamo fatto qualche domanda ai tre ragazzi bolognesi per capire meglio come stanno vivendo il tour, durante il quale stanno avendo la possibilità di farsi conoscere dal vivo dai fan dei Placebo e da chi, come Francesca (con la quale avevamo parlato qualche tempo fa), li apprezza già da quando è stato fatto l'annuncio ufficiale.

Come sono nati gli Husky Loops e come mai la scelta di vivere a Londra?
Gli Husky Loops sono nati perché Danio, Pietro e Tommaso si conoscevano da Bologna, erano tutti e tre a Londra e volevano suonare insieme: è la più semplice e banale delle storie, ma è andata così.
Danio e Tommaso sono andati in Inghilterra per fare musica, volevano formare una band e fare questo nella vita; l’Italia non offriva niente a noi per fare quello che veramente volevamo fare, così siamo partiti. Pietro se andò prima di noi per studiare alla Saint Martin’s: suonava la batteria e suonava già in una band a Londra, gli piaceva la musica che componeva Danio quando era ancora in Italia e così abbiamo deciso di formare il gruppo.
Londra è una città che ti offre molto, tutti sono qui per fare qualcosa, tutti vogliono creare qualcosa di importante.
Ci sono moltissimi artisti e tutti sono motivati, c’è tanta competizione: è il posto giusto per gli Husky Loops ed è una città che ci spinge a migliorare. Posso mandare un messaggio al futuro Italiano? Bambini, ragazzi, non venite qui ragazzi, costa tutto tantissimo. Don’t, do it. Non fatelo.

Come vivete la scelta di essere indipendenti e italiani in Inghilterra?
Essere italiani era spaventoso all’inizio, in particolare per la reputazione che ha l’Italia in Inghilterra; rimani perplesso quando dici a qualcuno di dove sei e ti senti rispondere "Mafia, Pizza, Berlusconi"... Ma ora ci sta regalando solo pregi: noi siamo diversi anche perché non siamo inglesi o americani come la maggior parte delle band sul mercato, quindi interpretiamo molte cose a modo nostro e in maniera differente, è naturale.
Comunque non conta da dove vieni, quello che conta è ciò che componi, quello che crei e come ti comporti. Essere indipendenti, per ora anche quello è un pregio, perché possiamo fare quello che ci pare. Non credo che un’etichetta grossa firmerebbe mai quello che facciamo: è troppo rischioso per loro, perché la nostra musica non segue molto gli standard moderni che le etichette cercano.

Com’è arrivata l’occasione di aprire il tour dei Placebo e come avete reagito alla notizia? Le vostre aspettative?
Il nostro agente ci ha contattati dicendo che a Molko è piaciuta la nostra musica e che partivamo in tour con loro. Abbiamo detto “woooow” e le aspettative non possono che essere positive: suoniamo due giorni di fila al Brixton Academy di Londra e non vediamo l’ora.

Qual è la vostra visione della scena musicale italiana attuale dalla vostra posizione di “expat”?
Sinceramente, ora come ora non conosciamo bene la scena italiana. Danio era quello che ascoltava più musica italiana di tutti e tre ma è fuori dal giro dal 2011. Ci hanno detto che è arrivata la Trap, ma non ci interessa più di tanto.
Ascoltiamo ancora molta musica italiana, ma non quella attuale: critichiamo spesso le vecchie maniere italiane ma poi siamo i primi ad ascoltare Battisti, Dalla, i Goblin, ecc.
Uno dei tanti problemi dell’Italia forse (oltre al fatto che adoriamo lamentarci invece che risolvere le cose, come stiamo facendo ora) è che facciamo fatica a capire il valore che veramente ha avuto la musica importante del passato e imparare da essa. Ci sembra che tutto quello che esca oggi (quello che sentiamo noi quantomeno) in Italia siano copie fatte peggio di qualcosa che è veramente valido o attivo all’estero: avevamo più personalità negli anni '60 e '70.

Chi/cosa vi manca di più dell’Italia e di chi/cosa non potete più fare a meno in Inghilterra?
Ci manca la mamma. Al momento l'Inghilterra è la nostra vita e la nostra carriera e non abbiamo nessuna intenzione di mollare, quindi non possiamo veramente farne a meno.