23 Luglio 2017 | 10:28

Red Hot Chili Peppers a Milano, la recensione del concerto

IL 21 luglio all'Ippodromo di San Siro è stato come essere in California, grazie ai Red Hot

 di Francesco Taranto

Red Hot Chili Peppers a Milano, la recensione del concerto

IL 21 luglio all'Ippodromo di San Siro è stato come essere in California, grazie ai Red Hot

Foto: Red Hot Chili Peppers live a Milano  - Credit: © Splashnews

23 Luglio 2017 | 10:28 di Francesco Taranto

Il sole della California è piuttosto lontano, in una serata di temporali a Milano, ma i Red Hot Chili Peppers hanno portato all'Ippodromo, venerdì 21 luglio, la loro classica atmosfera.

È tutto esaurito e molti del pubblico stanno ancora entrando quando Flea e Josh Klinghoffer salgono sul palco per una breve improvvisazione. Il basso di Flea è sempre inconfondibile e questa introduzione strumentale lascia presto spazio a una partenza infuocata, con Around The World, la dolce Snow e la storica Otherside ad aprire le danze.

Anthony Kiedis, in pantaloni corti e una canotta colorata con grandi riquadri gialli, verdi, rossi e viola, si tuffa nelle canzoni con il suo tipico stile in parte rappato e in parte melodico. Quando è il turno di Dark Necessities, tratta dall'ultimo lavoro del gruppo (The Getaway), si aggiungono il pianoforte e le tastiere di Chris Warren e Nate Walcott.

La band, sia con i musicisti aggiunti sia solo nel suo nucleo di quattro membri, suona perfettamente, spesso lasciandosi andare a brevi improvvisazioni tra un brano e l'altro. Klinghoffer, chitarrista del gruppo ormai dal 2009, ha uno stile diverso dall'ex Frusciante ma sa illuminare la scena con i suoi assoli. È il caso di brani come Don't Forget Me, la cover di Jimi Hendrix Fire e chiaramente i brani dell'ultimo disco, che testimoniano come si sia integrato benissimo nel sound della band.

In scaletta i fan più accaniti trovano alcuni brani poco conosciuti, ripescati da Stadium Arcadium (Charlie e Hey), mentre per il grande pubblico i momenti più attesi (e il picco di telefonini alzati) arrivano con Californication e By The Way. Sono degne di nota senz'altro anche le canzoni tratte da Blood Sugar Sex Magik del 1991, che mostrano il lato molto più hard e funky degli esordi.

Dopo la consueta pausa è il momento dei bis, in cui sale sul palco prima Chad Smith, che si esalta con un lungo assolo di batteria, per poi evolversi nel travolgente crescendo di strumenti dell'ultimo singolo Goodbye Angels.

È invece Give It Away, con il suo mix di metal e funk, a chiudere lo show, dopo circa 1 ora e 40 di concerto che lascia molti fan sorpresi per la breve durata e tanti ad urlare "one more song". Ma le luci dell'Ippodromo si accendono e decretano la fine di una, anche se breve, fantastica serata. Dando inoltre un'occhiata alle canzoni eseguite nel concerto di giovedì a Roma, si nota come i Red Hot Chili Peppers cambino spesso la scaletta. Un ulteriore motivo per seguire più di una data di questo tour.

La scaletta

Intro Jam
Around the World
Snow ((Hey Oh))
Otherside
Dark Necessities
Hey
Fire
Go Robot
Californication
Charlie
Sick Love
Don't Forget Me
Suck My Kiss
I Could Have Lied
By the Way

Bis:
Goodbye Angels
Give It Away