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23 Luglio 2017 | 11:40

In tour con i Placebo: il blog di una fan che sta girando l’Europa

Francesca sta seguendo le tappe del tour dei Placebo. Ci siamo fatti raccontare qualcosa dei suoi viaggi, della sua passione e del suo blog

 di Chiara Colasanti

In tour con i Placebo: il blog di una fan che sta girando l’Europa

Francesca sta seguendo le tappe del tour dei Placebo. Ci siamo fatti raccontare qualcosa dei suoi viaggi, della sua passione e del suo blog

Foto: I Placebo durante un live  - Credit: © ontheroad4love.blogspot.it

23 Luglio 2017 | 11:40 di Chiara Colasanti

Francesca ha una grande passione per la musica che ha coniugato a quella per i viaggi: cosa c'è di meglio di visitare angoli di mondo ancora a noi sconosciuti con la "scusa" di un concerto?
Lei ha reso reale quello che per molti rimane un sogno e, armata di passaporto e iPhone, ha iniziato a seguire i Placebo in giro per l'Europa, dando vita anche a un blog, "On the road 4 love", dove racconta i suoi viaggi e i concerti.

Una fan come lei non è facile da incontrare, quindi le abbiamo rivolto qualche domanda a proposito di questo suo girovagare "on the road" in tour con una delle sue band preferite.

Com'è nata la tua passione per i Placebo?
Era il 1998, stavo preparando la mia tesi di laurea e in televisione trasmettevano un film senza infamia e senza lode, che mi teneva compagnia mentre traducevo improponibili liriche greche. All’improvviso è partita una canzone che mi ha lasciata letteralmente a bocca aperta. Dovevo sapere assolutamente titolo e band. All’epoca Internet per me era davvero un mondo sconosciuto per cui mi sono semplicemente attaccata al telefono, torturando tutte le mie amiche finché un’anima pia non mi ha fornito le informazioni che volevo. Era "Every You Every Me" e loro erano i Placebo. È nata così la mia storia d’amore più duratura.

Quando ti è venuta l'idea di creare il tuo blog?
Stava per cominciare il tour del ventennale, quindi parliamo di ottobre 2016. Io ero reduce da una grossa delusione e letteralmente terrorizzata all’idea di viaggiare da sola. La scrittura, oltre che essere il mio lavoro, è sempre stata per me una sorta di terapia. Per cui, memore di una recensione semiseria sull’Unplugged di MTV che avevo fatto l’anno precedente, ho immaginato che forse buttare tutte queste emozioni su un foglio di carta mi avrebbe aiutato a superare ansie e paure. Poi ho pensato che, magari, a chi non aveva la mia stessa possibilità di partecipare a tanti concerti avrebbe fatto piacere leggere qualcosa che non fosse il solito articolo preconfezionato. E in effetti, è andata proprio così! Alla fine di questo tour mi piacerebbe riuscire a trasformare tutto questo in un libro su questa meravigliosa esperienza. Non si tratta, infatti, di un blog dedicato alla band o di critica musicale. È la mia vita, ossia le (dis)avventure tragicomiche di una fan allo sbaraglio.

Quante date del tour hai seguito negli ultimi mesi?
26 da ottobre, dalla gelida Scandinavia, alla bollente Nîmes, passando, tra le altre, per Polonia, Spagna, Bulgaria e, naturalmente, Italia. E no, non mi annoio a vedere sempre lo stesso show. Un concerto non è mai solo… un concerto. C’è tutto un mondo dietro, fatto di emozioni, di condivisione, di partecipazione. E, alla fine, quello che succede sul palco è solo l’eruzione di un vulcano che borbotta senza interruzione. A differenza di quanto si possa pensare, nessuno spettacolo è la fotocopia di un altro. E non è solo perché ho la memoria di Dory e circa due minuti dopo la fine già non mi ricordo più la scaletta. Semplicemente i Placebo non sono una band che fa musica per le masse, ma per gli individui e i nostri stati d’animo sono in continuo mutamento, ragion per cui ogni volta c’è un approccio differente a ciò che succede sul palco.

Qual è la tua routine prima di una tappa?
Non ho una vera e propria routine, anche perché sono una disordinata e disorganizzata per natura. Mi piacerebbe tantissimo arrivare con la valigia pronta due giorni prima, i biglietti stampati e una chiara idea degli spostamenti. Ma mi devo arrendere all’ineluttabilità degli imprevisti. Se ho una certezza, è che immediatamente prima di partire mi pioverà sulla testa una mole di lavoro che di solito sbrigherei in un mese. Quindi le mie pre-partenze sono sempre all’insegna di quintali di pagine da scrivere o da correggere. Ma va bene così, anche questo fa parte del gioco.

Quali sacrifici comporta seguire i propri beniamini in tour per quante più tappe possibili?
Non nego che ci sia un grandissimo investimento, sia economico sia emotivo, da mettere in preventivo quando si decide di fare un percorso di questo tipo. Ma in realtà non ci sono delle vere e proprie difficoltà perché nel corso degli anni impari a mettere da parte la voglia di sterminare tutti quelli che ti parlano male della tua band, adotti un approccio zen e ti limiti a ignorarli. Banalmente la cosa più difficile è cercare di far combaciare tutti gli impegni lavorativi e personali per seguirli.

Come descriveresti il fandom dei Placebo, da insider?
Il fan medio dei Placebo ha una caratteristica inconfondibile: si lamenta. Bonariamente, ironicamente, amorevolmente, ma si lamenta. Sempre e comunque. E "la nuova canzone è brutta"; e "che taglio di capelli orrendo"; e "che noia sempre la stessa scaletta"; e "tanto anche se hanno chiesto che canzoni vogliamo fanno sempre le solite"…
Insomma siamo degli eterni insoddisfatti (anche se ammetto che io ho un approccio molto più acritico di altri), ma in fondo innamorati e felici. Con questa tipologia di fan ho un ottimo rapporto, ci si sente spesso e ci si organizza per andare insieme ai concerti. Poi ci sono i gelosi (che pensano che i Placebo siano una loro proprietà esclusiva) e i nostalgici (che vorrebbero vederli depressi e con problemi di alcol e droga come 15 anni fa). Ecco loro sono più ostici per me perché sembra che non considerino il fatto che dietro i personaggi e dietro un’azienda, cosa che, in fondo, una band è, ci sono delle persone. E che come tali vanno rispettate, nelle loro vite private e nelle loro scelte. Personalmente ritengo che la mia band abbia avuto negli anni molto coraggio. Il coraggio di salvarsi da situazioni difficili di dipendenza (cosa che purtroppo molti artisti non sono riusciti a fare) e il coraggio di crescere, come musicisti e come persone. Forse non a tutti piace questo cambiamento, ma io invece lo gradisco tantissimo. Purtroppo non riesco a concepire di ammirare e seguire una persona che non stimo umanamente. Mi piacevano i vecchi Placebo e mi piacciono ancor di più i nuovi, perché, in fondo, c’è un tempo giusto per ogni cosa.

Consigli per organizzare al meglio trasferte all'estero con la "scusa" di un concerto?
Se possibile, cercare di prenotare con largo anticipo trasporti e alberghi per una mera questione di risparmio. Se seguite i Placebo, preparatevi ad affrontare tutte le situazioni meteo umanamente concepibili (ricordo ancora con raccapriccio i 14 gradi e la pioggia battente a Barcellona a fine aprile!). Non abbiate paura di chiedere tutto ciò che vi viene in mente alle location, alle organizzazioni e agli altri fan che magari hanno più esperienza: i social network aiutano tanto in questo senso e, credetemi, nessuno vi negherà un appoggio.

Il grande sogno da fan che vorresti realizzare?
In cima alla lista dei desideri: scrivere la biografia autorizzata della band (che, diciamolo, sarebbe un perfetto coronamento del tour celebrativo dei vent’anni di carriera). Scendendo dal piano della fantascienza a quello dell’irrealtà: invitare a cena Brian Molko e, chissà, magari da una chiacchierata informale potrebbe uscire un’intervista più spontanea rispetto a quelle stereotipate che circolano ormai da troppo tempo.

Brian Molko, Prague, 2016 #memories❤️ #prague #8112016 #placebo #placebo20 #placebogig #aplaceforustodream #brianmolko

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