Home MusicaDischi in uscitaBenji & Fede per «0+»: conosciamo Benjamin e Federico

19 Ottobre 2016 | 13:21

Benji & Fede per «0+»: conosciamo Benjamin e Federico

Ecco l'intervista al duo che il 21 ottobre pubblica il secondo progetto discografico

 di Alessandro Alicandri

Benji & Fede per «0+»: conosciamo Benjamin e Federico

Ecco l'intervista al duo che il 21 ottobre pubblica il secondo progetto discografico

 - Credit: © Marco Piraccini

19 Ottobre 2016 | 13:21 di Alessandro Alicandri

C'è una bella differenza tra vedere su Youtube, nelle foto e sul palco Benji & Fede e incontrare dal vivo Federico Rossi e Benjamin Mascolo, come è avvenuto nella redazione di Sorrisi qualche giorno fa. Questi due ragazzi rispettivamente di 22 e 23 anni, hanno un modo maturo e consapevole di intendere la musica. Hanno piena consapevolezza delle proprie capacità, dei propri limiti e dei margini di crescita che pretendono da se stessi. 

Nell'era dove il successo passa quasi sempre dal talent, Benji & Fede diventano noti al pubblico grazie a Youtube e ai social, come è accaduto negli ultimi anni a tantissimi rapper e un po' meno ai cantanti, per così dire, tradizionali. Pubblicano il 21 ottobre l'album «0+», un secondo progetto discografico che segue il l'ottimo esordio di «20:05» (certificato disco di platino) e i risultati del libro «Vietato smettere di sognare», diventato in pochi mesi un caso editoriale. Ecco la nostra lunga chiacchierata.

Benji & Fede cantano dal vivo per Sorrisi, il video

Come state ragazzi?
Fede: «Bene»:
Benji: «C'è un po' di ansia ma bene»

Come mai siete in ansia?
Fede: «Fino a pochissimo tempo fa sapevamo di avere tante persone che ci seguivano e questo ci bastava, adesso ci sono delle aspettative importanti su come andrà questo nuovo album. Vogliamo dimostrare tante cose».

Cosa volete dimostrare?
Benji: «Di non essere solo due ragazzi con un "bel faccino" destinati a diventare delle meteore. Oggi tutto il disco "0+" è stato pensato per non deludere le persone che ci conoscono e quelle che ci conosceranno».

Cosa non vi renderà delle meteore?
«Lavoriamo da cinque anni tra gavetta, errori e porte in faccia. Non abbiamo mai fatto alcun talent e ogni singola persona che ci segue lo fa perché in qualche modo speriamo di averla conquistata».

Cosa vi differenzia dagli artisti emergenti nati in un talent show?
Fede: «Il fatto di aver costruito la nostra base di fan nel corso del tempo, tentativo dopo tentativo. A volte chi acquisisce notorietà troppo in fretta mostra un senso di onnipotenza che tende a allontanarlo dal pubblico».

Come vi descrivereste a una persona che non vi conosce?
Fede: «Io sono Federico e lui è Benjamin, ma tutti ci chiamano Benji & Fede. Ci siamo conosciuti su Facebook cinque anni fa e da allora coltiviamo insieme la nostra più grande passione: fare musica. Vogliamo che questa nostra "vocazione" possa essere espressa, con la musica che facciamo, il più a lungo possibile».

L'album sembra scritto in viaggio. È vero?
Benji: «Lo è. In sette mesi siamo passati dalla soffitta di un nostro amico agli studi di registrazione di Finlandia e Norvegia. È un disco costruito in movimento».

Quando avete capito che stavate diventando un fenomeno?
Fede: «Quando ci siamo affacciati dal balcone del Mondadori Store di Milano, circa un anno fa. Eravamo lì per firmare le copie del nostro primo disco e...abbiamo visto 4 mila persone bloccare Piazza Duomo. Ci siamo detti: "Sta succedendo qualcosa!"».

Marracash ha dichiarato che a differenza di altri nomi della musica che fingono di essere "giovanilistici" per inseguire il mercato, voi siete nel posto giusto al momento giusto. Senza forzature.
Fede: «Cavoli è un grande complimento! Noi facciamo musica che ci rappresenta, da sempre. Se nel precedente album d'esordio parlavamo di un periodo adolescenziale raccolto tra testi scritti fin dai primi anni assieme, qui c'è un'evoluzione che sa di rivoluzione.
Benji: «È un passo in avanti che abbiamo fatto come persone e come musicisti. Migliorarsi è la nostra priorità».

Come mai l'album si intitola «0+»?
Benji: «Abbiamo scoperto di avere lo stesso gruppo sanguigno. Ci sembrava ideale portare nel titolo un'altra cosa che ci accomuna, visto che ormai siamo come fratelli. In fondo non c'era nessun titolo di canzone che per noi rappresentasse l'album, quindi abbiamo avuto questa idea e ci piace molto».

L'amore cantato in questo album non è per nulla un sentimento semplice.
Benji: «È vero. Si parla spesso di amori finiti, di amori dai confini non ben definiti. Noi ci crediamo all'amore, ma lo lo penso più come un sentimento generale che ti smuove e stimola la tua vita di tutti i giorni, a prescindere dalla persona che hai o meno al tuo fianco. Quell'amore che provi per te stesso, per il mondo, lo porti in giro».

In «0+» c'è l'elettronica ma si difende la vostra dimensione acustica.
Benji: «Il nostro approccio è minimale negli arrangiamenti. Ci siamo preoccupati di vedere il mondo musicale che ci circonda ma di non imitarlo, creando un mix di suoni nostro e che non ci facesse sembrare diversi da quello che siamo: un duo che si esibisce chitarra acustica e voce».

Il titolo dell'album ve lo siete tatuati addosso!
Fede: «Lo abbiamo fatto anche per "20:05". Non siamo di certo i primi ad avere un'idea simile, ma per noi rappresenta un qualcosa di più indelebile di un tatuaggio».
Benji: «Nella nostra vita ci è capitato di tatuarci cose stupide, ma io non mi sono mai pentito di nulla perché è una mappa di quello che sono e di quello che sono stato».

Nell'album che anche un duetto con Max Pezzali, «Traccia numero 3». Lo sapete che siete nati più o meno quando gli 883 erano ancora un duo, proprio come voi?
Benji: «Ai tempi degli 883 eravamo troppo piccoli! (ride) Abbiamo iniziato a seguire Max più in là, dall'inizio della sua carriera solista. Tra i primi brani che ho imparato a suonare con la chitarra c'era proprio una sua canzone, "Lo strano percorso"».
Fede: «Max è una persona straordinaria. L'emozione di sentire la mia voce assieme alla sua è una soddisfazione incredibile».

So che avete lavorato molto bene anche con Annalisa.
«Sì, siamo partiti con l'idea di cantare un brano scritto da lei, poi sentendo la demo cantata con la sua voce ci siamo innamorati di quell'incisione così tanto da volerla portare poi anche nelpezzo. Tra l'altro "Forme geometriche" è una delle prime canzoni di cui ci siamo occupati per "0+"».

Vietato smette di sognare: il libro di Benji & Fede letto per voi

Il vostro libro «Vietato smette di sognare» è diventato un caso editoriale. Sono usciti molti libri di Youtuber e giovani artisti negli ultimi anni. Solo voi avete raggiunto un risultato da record.
Benji: «In quel libro abbiamo "confidato" anni di porte in faccia, delusioni e aneddoti di vita che nemmeno i nostri genitori conoscevano, credo sia questo il segreto».
Fede: «Credo abbiano trovato nelle nostre parole un lato di spontaneità che li ha sorpresi. Potevamo tranquillamente fare un libro di sole foto a un prezzo non competitivo. Abbiamo preferito arrivare a più persone raccontando, nonostante la nostra giovanissima età, la nostra passione per la musica».

C'è attesa per il vostro prossimo libro, una fan-fiction scritta da una vostra fan su WattPad, vi diverte l'idea?
Fede: «Da matti. Noi leggiamo e seguiamo alcune di queste fan fiction e ci piacciono un sacco. Una di queste diventerà un libro, forse in due volumi, dove noi almeno nell'idea generale metteremo delle note a margine. Ma è ancora tutto in cantiere: prendetelo con le pinze. Una di queste autrici ci sembrava così simile al nostro modo di essere da voler condividere con più persone il suo racconto. Il fatto che una ragazza così giovane possa scrivere così bene, mi fa un sacco di invidia! Il libro non ha ancora una data di uscita, dovrete ancora aspettare qualche tempo».

Dicevamo prima che è un album molto legato al tema del viaggio, ma che in brani come «A casa mia» sottolinea il legame che comunque avete con la vostra terra.
Fede: «Il sentirsi a casa è una dimensione che dipende dalle persone che hai accanto, non tanto dal luogo dove sei. Rimane però importante sapere di avere delle persone vicine sulle quali puoi fare riferimento. Sarà un nuovo punto di inizio perché presto ci trasferiremo a Milano».

Come mai vi trasferite a Milano?
Fede: «Siamo più a Milano che nella nostra città. Onestamente eravamo stufi di passare di hotel in hotel, non poter andare in palestra perché sei sempre in auto o in treno»:
Benji: «Io lo faccio anche un po' per staccarmi dalle comodità di casa. Stavamo 25 giorni su 30 fuori, è giusto così».

Vivrete nella stessa casa?
Fede: «No, no! Vivremo in case diverse anche perché abbiamo proprio bisogno, visto che stiamo sempre assieme, di ritrovarci un po'. Siamo grandi amici e proprio per questo rispettiamo i nostri momenti di libertà individuale»

Nel brano «Troppo forte» parlate di un amore che si vive con energia e forza anche con le gambe rotte.
Fede: «Nelle difficoltà, per tenere la coppia unita, è importantissimo stare vicini. La forza che può sprigionare, è più forte di ogni dolore».
Benji: «Io la vedo più in generale come un'immagine di un amore sbilanciato, dove il sentimento di uno dei due sorregge l'intera coppia. È bello perché anche tra noi ci sono diverse visioni sul significato brani».

Se non foste diventati il duo Benji & Fede, cosa avreste fatto?
Fede: «Io il calciatore o avrei studiato astronomia: mi affascina l'idea di studiare i corpi celesti».
Benji: «Io probabilmente abiterei all'estero e avrei fatto un lavoro nel quale il mio compito è viaggiare».

Curate il vostro pubblico ogni giorno, con dedizione sui social e non solo. Quanto è importante?
Benji: «Abbiamo chiesto fin da quando abbiamo iniziato la nostra avventura con Warner, di poter curare personalmente tutti i nostri social. Crediamo nella comunicazione diretta con le persone. Non vogliamo la scritta "Staff" sui post. Non bisogna aspettare che i grandi media ti diano visibilità, ma bisogna costruirla gradualmente e poi curarla ogni giorno perché ti va di farlo. Anche qui, senza forzature».
Fede: «Coccoliamo i nostri fan, da distanza e da vicino, con enorme costanza. Sappiamo quanto valore ha mantenere vivo quel calore che ci rende così uniti».