25 Ottobre 2016 | 09:00

Boosta ci dà il benvenuto dentro «La stanza intelligente»

Il tastierista dei Subsonica il 28 ottobre pubblica un album solista: 13 bellissime canzoni pop inedite con le voci di tanti artisti, da Mengoni a Carboni, da Raf a Malika Ayane

 di Francesco Chignola

Foto: Davide Dileo, in arte Boosta

Da ormai 20 anni il nome di Davide Dileo (o meglio il suo soprannome, Boosta) è legato indissolubilmente a quello dei Subsonica, di cui è tastierista e co-fondatore. Ma il suo mondo è sempre stato più ampio: dj, produttore, autore di colonne sonore (la serie tv «1992»), volto televisivo, Davide non è mai stato fermo, anche in solitaria. E il 28 ottobre pubblica finalmente un album tutto suo, «La stanza intelligente»

Com'è nata l'idea di fare un album pop da solista?
«Era il mio turno per fare un passo in avanti e lasciare alle spalle l'elettronica. La amo ancora tantissimo ma penso che la musica non possa avere barriere, è lo stesso motivo per cui ho scrlto di fare un album “pop”. È un disco onesto, spero che si senta».

Le canzoni sono nate tutte insieme per questo progetto o le tenevi da parte?
«Ho scritto 20 canzoni, apposta per questo mio debutto nel mondo del canto. Ci tenevo a fare un lavoro che non fosse una raccolta di singoli, ma che avesse un senso, che ti aprisse una porta all'inizio e te la chiudesse all fine. Anche nel layout grafico abbiamo seguito questa strada. Non è una “playlist”, ma un album come si facevano una volta, quando andavi a comprarti un disco e quello diventava il tuo disco per una settimana, ci vivevi insieme. Lo so, è un immaginario un po' romantico».

Quindi c'è filo conduttore che lega le canzoni dell'album?
«La sensazione di elettricità, è un disco molto suonato, “sporco”, quando suono il pianoforte senti anche il rumore dei pedali sotto i piedi. È un disco poco “editato” e a parte le batterie ho suonato quasi tutti gli strumenti da solo. Tutto questo è il corollario al vero filo conduttore, che è la mia idea di “forma-canzone”.

Mi spieghi questo titolo? Cos'è "la stanza intelligente"?
«L'ho preso in prestito da un saggio di David Weinberger, il libro è un viaggio nella rete come coscienza collettiva. In questi anni la conoscenza si è allargata e moltiplicata, ma questo come sappiamo ha creato una serie di problemi, perché la nostra capacità di elaborare informazioni è rimasta molto limitata: il nostro cervello è sempre lo stesso. In realtà è un titolo così bello che ho deciso di farlo mio: per me “La stanza intelligente” è l'angolo più remoto della nostra coscienza, il luogo dove ci si può rivelare a noi stessi, senza paura di restare soli».
 
Da un punto di vista musicale come hai lavorato, cercavi sonorità particolari?
«Sono andato istintivamente, perché la musica è istintiva, ma in realtà il processo di scrittura è andato a eliminazione: non volevo fare musica dance, non volevo usare sequencer, volevo fare soltanto cose che fossero legate al mondo della canzone».

Questo album sembra nascere davvero da una sorta di rifiuto del passato.
«Avevo bisogno di riposare dai suoni elettronici. Ammettiamolo, noi musicisti abbiamo un mestiere privilegiato che ci dà un sacco di soddisfazioni, ma come in ogni altro mestiere dopo un po' entra in gioco la routine. E dopo anni passati a coltivare un genere ti viene voglia di andare a esplorare altre parti di te. Non che non mi piaccia più, l'elettronica, la faccio ancora e la ascolto pure. Però, come dicono i bambini, “non c'avevo voglia”.

L'album è pieno di collaborazioni: Nek, Giuliano Palma, Malika Ayane, Raf, Mengoni, Carboni, Diodato, Cosmo, Briga, Enrico Ruggeri.
«In alcuni casi più che l'affinità musicale ho cercato quella umana: come è successo più volte con i Subsonica, ti capita di chiamare qualcuno a collaborare anche solo per la voglia di stare insieme. I miei “ospiti” sono stati tutti piacevoli e giocosi, si sono messi in discussione, spesso cantando pezzi che non sono nelle loro corde. Il risultato è così piacevole, secondo me, perché la musica in fondo non è che un gioco meraviglioso».

So che l'amicizia con alcuni di loro è nata sul campo di pallone…
«Il calcio lega, fin da quando eravamo piccoli e giocavamo ai giardinetti. Il mio giardinetto negli ultimi anni è stata la Nazionale Cantanti, si è rinsaldata così l'amicizia con Briga e con Enrico Ruggeri. Ora che sono diventato grande posso dirlo: lo sport aiuta adiventare persone migliori».

Il primo singolo è all'insegna della nostalgia, com'è nato?
«Non sono certo così famoso, ma avevo bisogno di un pezzo che “staccasse” subito dall'immagine legata al mio nome. Mi divertiva l'idea di spiazzare rispetto alle aspettative e di essere un “esordiente”. Volevo che il primo singolo fosse un manifesto di questa attitudine. In questo periodo sto cominciando a lavorare alla colonna sonora di “1993” e sentendoci con lo sceneggiatore Stefano Sardo ci siamo fatti venire quest'idea. Stefano è anche il leader dei Mambassa, che magari saranno una band non nota a tutti, ma lui è un grandissimo artista, a livello di scrittura è uno dei migliori in Italia. Ha colto in pieno la chiave di questo disco».

Come ti sei trovato con Greta Menchi sul set del videoclip?
«Cercavo una protagonista che avesse l'età giusta e mi sono imbattuto nei suoi video. In realtà ma non ci siamo ancora incontrati: loro hanno girato in Calabria. Quando ho visto le immagini ero molto felice, perché ho trovato quello che immaginavo. È perfetta, come è perfetto Andrea Sorrentino che interpreta il giovane Boosta. E chissà, magari grazie a loro anche persone più giovani possano avvicinarsi alla mia musica. In quest'ottica di laicità e di leggerezza, vale la pena mescolare le carte. La musica è lì per chi la vuole e per chi se la merita».

Porterai queste canzoni anche in tour?
«Credo di sì, forse partirà già a dicembre. Mi immagino un tour molto intimo, club o teatri, per godersi anche la conoscenza reciproca oltre alla musica. Non voglio deludere chi deciderà di dedicare del tempo al concerto, cercherò di trovare una formula che renda onore al disco. Fare uno spettacolo che anche visivamente sia “tanta roba”».

Con i Subsonica invece che progetti avete?
«Non ci siamo sciolti, giuro! Su 20 anni di carriera, almeno 5 sono stati dedicati ai nostri progetti solisti. Ciascuno si toglie i suoi sfizi e trova la sua “stanza intelligente”. Per noi è importante, genera la voglia di tornare insieme, di portare nel gruppo le esperienze fatte da soli».

Il singolo di Samuel ti è piaciuto?
«Certo, e sono contento che vada così bene nelle radio, da amici prima ancora che da compagni di lavoro. Samuel e io ci conosciamo da quando avevo 14 anni, è lui che mi ha insegnato a guidare nei parcheggi dei supermercati di Torino. Condividiamo lo stesso sogno, vederlo realizzato è sempre una grande soddisfazione».

Foto: La copertina di «La stanza intelligente» di Boosta