06 Ottobre 2016 | 11:49

Briga, il nuovo album è «Talento»: l’intervista

«Sogno il palco di Sanremo e un duetto con Cesare Cremonini»: abbiamo incontrato il rapper romano in occasione dell'uscita del nuovo disco

 di Giulia Ciavarelli

Foto: Briga
Credit: © Ufficio stampa

Esce il 7 ottobre il nuovo album di Briga, «Talento»: il rapper romano che nel 2015 sfiorò la vittoria al talent Amici, ora è pronto a togliersi quella famosa etichetta e sorprendere con le sue vere capacità artistiche. Si mette in gioco con un album rischioso, che si discosta dai tradizionali aspetti stilistici del rap per fare spazio ad una ritrovata sintesi strumentale, un’attenzione alla mescolanza di generi e una scelta accurata dei featuring.

Briga non si risparmia: elegante e composto, ci racconta il suo passato televisivo con la voglia di affermarsi artisticamente nel presente e lasciare un’impronta riconoscibile nell’industria musicale. Dall’esperienza ad Amici alle collaborazioni dell’album e i sogni del futuro: ecco cosa ci ha raccontato il rapper romano alla vigilia dell'uscita del secondo album.

Mattia, quali sono i punti di forza dell’album?
«La varietà, l’eleganza e la ricchezza di sfumature strumentali: è il disco della maturazione e sono molto fiero della mia crescita umana e artistica. Non è facile scrollarsi le etichette che ti vengono attribuite con la partecipazione ad un talent, e spesso si crede che il successo derivi da una potente promozione televisiva. In questi anni si è parlato poco della mia versatilità e troppo del gossip: ero il ragazzo atipico del programma, e con questo lavoro voglio invece che venga fuori la mia capacità artistica e cantautoriale».

La rifaresti un’esperienza come Amici?
«Si, senza alcun dubbio. Amici mi ha dato l’opportunità di essere qui, di girare l’Italia con la mia musica e di essere notato da altri artisti italiani come Antonello Venditti. Ammetto che la scelta è stata azzardata: ho bloccato l’uscita di «Never Again» tre giorni prima della data prevista e la notizia non è stata accolta bene dall’ambiente rap romano. Ho fatto quello che mi sentivo di fare, ed è giusto così».

Tra i ringraziamenti, c’è anche Emma.
«Si, l’ho ringraziata perché è una persona a cui sono molto legato. Le ho inviato i provini di alcune tracce e lei mi ha dato molti consigli; per me, è una figura importante a livello musicale».

Partendo dal titolo del disco, dove nasce il tuo “talento”?
«Dal caos e dalla confusione, è così che si è sviluppato nel corso del tempo. Ho scelto la strada più tortuosa per dare vita ai miei sogni, preferendo camminare senza una guida. Ho sbagliato tante volte ma mi sono sempre ripreso da solo: è questo, forse, il più grande cambiamento della mia vita».

«Baciami», singolo estivo che ha anticipato l’album, è un brano fresco e di successo che ha segnato un netto cambiamento dall’impronta stilistica del passato.  
«Devo ringraziare Takagi e Ketra, i primi due singoli sono frutto di una nostra collaborazione. È la prima volta che mi cimento in un brano così, una hit che rappresenta una grande novità nel mio stile. Io vengo dal rap ma questo disco è tutto meno che rap».

In cosa lo differenzia dai precedenti lavori?
«Sicuramente racchiude più generi: l’apertura è affidata ad una traccia di matrice Rap-Rock seguendo le orme dei Linkin Park, segue la storia di un amore estivo in "Baciami", la parte rap con il mio amico Gemitaz ma c’è spazio anche per la ninna nanna d’amore introspettiva "Diazepam" e venature brit-pop in "Ti Viene Facile". Ho lasciato molto più spazio alla composizione strumentale».

Quanto ti è costata la ricerca della sintesi?
«In termini di sacrifici, nulla. Lavoro tutti i giorni per poter sorprendere e riuscire ad essere completo. I rapper sentono la necessità di riempire le canzoni con tante parole, come se sia realmente l’unico metodo per descrivere uno stato d’animo. Esiste il dono della sintesi, riconducibile ai grandi cantautori degli anni 70, che si nota in brani come "Bambi" e "Mily". Parla la musica, non c’è bisogno di aggiungere altro».

Come sono nate le collaborazioni dell’album?
«Nessuno ci ha messo insieme, ci siamo scelti. Per me, prima viene l’uomo e poi l’artista: da Alessio Bernabei, Gianluca Grignani, Clementino, Gemitaiz, sono tutti ragazzi meravigliosi. Il ricordo più bello è quello con Lorenzo Fragola: eravamo a Roma per incidere il brano ma mi sono dovuto assentare per otto ore, c’era il Coca Cola Summer Festival. Sono tornato in studio e Lorenzo, con il mio fonico e chitarrista, avevano stravolto il brano. Era bellissimo».

Ora, cosa consiglieresti al Briga degli esordi?
«Contare fino a dieci prima di essere totalmente genuino, la considero un’arma a doppio taglio».

Proiettiamoci al futuro, c’è un sogno che vorresti realizzare?
«Ce ne sono tanti! Il primo, vorrei partecipare al Festival di Sanremo. Poi fare un disco rock, conoscere i miei miti musicali e collaborare con artisti stranieri».

Svelaci il nome.
«Sulla scia della follia, il primo nome è Thom Yorke. In Italia, invece, mi piacerebbe duettare con Samuel dei Subsonica e cantare con Cesare Cremonini».

Quale obiettivo ti sei posto durante la scrittura dell’album?
«Mantenere il pubblico che fino ad ora ho avuto la fortuna di conciliare ai miei eventi, sperando di non deluderli. Vivo con la gioia di realizzare sempre cose nuove, affronto le sfide con l’entusiasmo verso l’ignoto e una grande predisposizione all’avventura. Voglio che si renda evidente il mio miglioramento ed emergano le capacità che ho dimostrato di avere».

INSTORE, LE DATE

7 ottobre - Discoteca Laziale, Roma
8 ottobre - Vulcano Buono, Nola (NA)
9 ottobre - Casamassima, Bari
10 ottobre - Mondadori Megastore, Milano
11 ottobre - Varese Dischi, Varese
11 ottobre - Gran Giussano, Giussano (MB)
13 ottobre - Frigerio Dischi, Como
14 ottobre - I Gigli, Firenze
15 ottobre - Megalò, Chieti
16 ottobre - Auchan, Senigallia
19 ottobre - Al Battente, Ascoli Piceno
20 ottobre - Il Girasole, Fermo
21 ottobre - Romagna Shop Valley, Rimini