13 Ottobre 2016 | 10:25

Emis Killa per «Terza Stagione»: l’intervista per l’album

Dal 14 ottobre il nuovo album, tra collaborazioni, messaggi sociali e un nuovo senso di libertà

 di Alessandro Alicandri

Emis Killa per «Terza Stagione»: l’intervista per l’album

Dal 14 ottobre il nuovo album, tra collaborazioni, messaggi sociali e un nuovo senso di libertà

 - Credit: © Splashnews

13 Ottobre 2016 | 10:25 di Alessandro Alicandri

«Quando un pugile o un lottatore si presenta nelle occasioni pubbliche, porta sempre i suoi trofei» racconta Emis Killa presentando la copertina del suo nuovo album «Terza stagione», in uscita il 14 ottobre. «Ho praticato boxe in questi anni, ma è il mio modo per dire quanto sia importante, per chi fa rap o per chi fa musica in generale, studiare e impegnarsi per cercare di essere e rimanere sempre il numero uno». Emiliano è determinato, sicuro di sé, sicuro di un album che porta in campo tante idee, nuovi temi, tante collaborazioni (Fabri Fibra, Neffa, Coez, Jake la Furia) e sonorità curate nei dettagli.

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Sei molto appassionato di boxe, vero?
«Molto, però non lo pratico più come prima. Adesso sto facendo molta più palestra perché la boxe non è una cosa che puoi fare per un periodo e poi abbandonare per una o due settimane, bisogna allenarsi tantissimo, altrimenti sul ring non puoi gestire un incontro, è impossibile».

Questo album celebra ancora una volta il tuo raro equilibrio tra la sfera hip-hop e quella popolare.
«Sì, diciamo che sono uno che non si fa spaventare dalla parola commerciale, perché se per alcuni è uno spettro è la parola che ci rende amati e noti al grande pubblico, come è successo con "Maracanà", ad esempio. È un brano nato su commissione per Sky che ha avuto un successo straordinario. Basta guardare all'estero per capire che nell'hip-hop si lavora sempre in questo modo. Non ho paura di sentirmi nel mezzo tra due mondi che non sono incompatibili: la verità è che ascoltando "Terza stagione" c'è un tale mix di suoni e atmosfere, che ti dimentichi di questa separazione o di questo equilibrio».

Cosa hai portato da «The Voice» dentro l'album?
«Onestamente nulla perché non c'era tempo. Volevo coinvolgere nomi come il finalista Charles Kablan ma ci sarà modo in futuro. Sto pensando anche a una collaborazione con Deborah Cesti per un mio progetto parallelo. Insomma, ci stiamo lavorando, ma senza ansia».

Nell'album collabori con Fabri Fibra in «Sopravvisuto». Ci sono sempre modi molto diversi in cui viene visto e considerato dal pubblico questo artista. Tu cosa pensi?
«Fabri è uno degli artisti che mi hanno influenzato di più da quando faccio rap. È il primo rapper italiano a essere diventato una soperstar ed è uno che ha mantenuto una grande credibilità artistica. Ho collaborato con lui per il decennale di "Tradimento" e lui ha collaborato nel mio progetto. Come molti sanno sono un grande amico di Vacca con il quale Fibra ha avuto qualche problema, non sono in buoni rapporti. Per me Vacca è un fratello e sentivo importante chiedere permesso a lui per questo cosa. Vacca è una persona inteligente e non non ha sollevato problemi».

Hai detto che "Parigi", in duetto con Neffa, è una delle canzoni più belle del tuo repertorio.
«È un brano così personale... anche se ogni canzone è come mio figlio, fin dalla prima scrittura e dalle prime registrazioni usando solo la mia voce, anche nel ritornello, sentivo che era speciale. Quando è arrivato Neffa, ha dato quel tocco in più che serviva per renderla in definitiva uno dei miei pezzi preferiti di sempre».

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«Terza stagione» è un album che sembra avere meno paletti di «Mercurio».
«È vero. Ho lavorato con margini molto meno fissi, prendendomi più libertà. In "Mercurio" non mancavano i contenuti importanti, ma qui ho davvero raggiunto la direzione che volevo prendere».

Sei soddisfatto, quindi?
«Sì. Ho aspettato molto per pubblicare questo album, forse anche troppo, ma sono contento perché in questo mio lavoro ho fatto di tutto per raggiungere il mio primo obiettivo, impegnarmi per non deludere chi mi segue da tutti questi anni».


Il tuo processo "educativo" della fan base è continuo, si sente sui social e in brani come "Jack".
«Di sicuro non mi voglio ergere a esempio di vita per nessuno. Sono abituato a lanciare dei messaggi ma senza fare mai il pesantone. Per questi ragazzi sono un fratello maggiore e mi sento in diritto di aiutarli a essere, nel mio piccolo e con i miei limiti, persone migliori. Sui social ogni tanto parlo in modo estremamente diretto. A loro devo tutto, ma non posso farmi andare bene tutto. Quando c'è qualcosa che non mi piace, ne parlo senza paura di risultare impopolare».

Hai lanciato tantissimi brani in questi mesi, con una particolare cura per l'immagine. Molto coordinata, d'impatto.
«Stiamo lavorando ai videoclip come se fosse un concept cinematografico, con colori e idee stilisiche che ritornano. Oggi l'acquisto dell'album è quasi secondario rispetto all'importanza delle canzoni date in mano al pubblico, alla qualità dei videoclip e al peso specifico dei concerti. È su questi canali che ci giochiamo tutto e ci stiamo lavorando con grande dedizione».

Trasferirai queste idee anche nei futuri live?
«I concerti si costruiscono anche in base a come vanno le prevendite dei biglietti. Quello che voglio fare è un concerto diverso dal passato, con elementi nuovi di crescita. Lo faccio da sempre, lo farò anche in questa occasione».

Dal 13 ottobre si possono ascoltare in anteprima sulla app di TIMmusic i brani «Parigi» (duetto con Neffa), «Italian Dream», «Uno come me» e «Vestiti Sporchi».